Category: Salute




Il fumo fa male, molto male, e questo era noto. Ma ora una ricerca del King’s College London chiama in causa la sigaretta anche per quanto riguarda i danni cognitivi, sostenendo che danneggia la memoria e addirittura la capacità di ragionamento. Lo studio ha coinvolto ben ottomila persone over 50, rilevando nei fumatori pesanti danni cerebrali. La ricerca dunque non ha precedenti perché questa volta si punta il dito contro la mente e le sue abilità. Una mente che negli anni risulterebbe atrofizzata e consumata dalle sigarette che, poco alla volta come in uno stillicidio, toglierebbero al cervello potenzialità.

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Secondo il sondaggio promosso da due charities inglesi intitolato “Binge-Drinking to get drunk: Influences on young adult drinking behaviours” e condotto su 1.000 ragazzi tra i 16 e i 24 anni, i prezzi bassi degli alcolici rendono ubriacarsi l’attività sociale più economica per i gruppi di giovanissimi. Il rapporto inoltre sostiene che un cittadino inglese su cinque sia un bevitore abituale capace di bere otto drink in una sera o di raddoppiare il limite quotidiano raccomandato.



Si chiama sindrome della Bella Addormentata (o sindrome di Kleine-Levin) la rara patologia che ha colpito la 17enne Nicole Delien a causa della quale ha dormito per 18/19 ore al giorno e vagato in uno stato di sonnambulismo per le restanti ore della giornata. A causa di questa condizione la giovane si è persa il Giorno del Ringraziamento, Natale, i compleanni dei familiari e persino il primo viaggio a Disneyworld della famiglia Delien.



Si tratta di una variante genetica per nulla comune che è in grado addirittura di triplicare il rischio di malattia neuro-degenerativa: l’hanno individuata i ricercatori del deCODE Genetics di Reykjavik e si chiama TREM2. Le conclusioni sono state raggiunte dopo la mappatura del codice genetico di 2200 islandesi e lo studio è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine. Test genetici sono stati effettuati su 3350 pazienti malati di Alzheimer e su un campione di 110mila persone senza alcuna forma di demenza. Inutile specificare che la mutazione non comporta necessariamente la malattia, ma secondo gli esperti le probabilità di sviluppare la patologia in presenza di TREM2 sono decisamente alte.



Elliot Eland soffre della sindrome di Angelman e in sostanza appare perennemente sorridente a causa di uno stato di agitazione. Ma in realtà la patologia è fortemente invalidante per questo bimbo di appena due anni che ancora non parla e cammina con difficoltà. La causa del sorriso perenne associato a vari deficit starebbe in un disordine neurologico riconducibile a un problema cromosomico che solo in Gran Bretagna riguarda circa mille persone. I genitori del piccolo si sono resi conto di qualche possibile deficit nel corso dell’allattamento. In seguito gli esami genetici hanno dimostrato la presenza della sindrome. Elliott avrà difficoltà con varie abilità, ma papà e mamma per il momento sono felici della sua felicità. Vero è che il bimbo sorride a causa di un continuo stato di iper eccitazione, ma regala comunque ai genitori la sensazione di essere lieto. I coniugi Eland hanno anche creato una società di raccolta fondi denominata One Big Tickle e dedicata a questa rara patologia.



Forse ogni talento ha un prezzo e il costo di un dono come la scrittura o l’arte o la musica è il disagio, talmente profondo da divenire spesso una patologia mentale. Secondo i ricercatori infatti la creatività è in molti casi parte di un disturbo mentale e il luogo comune secondo il quale la spinta creativa è figlia di una sorta di follia ha del vero. La notizia riguarda in particolare gli scrittori, a maggior rischio di ansia, schizofrenia, depressione, abuso di sostanze e disturbo bipolare (quest’ultimo pericoloso anche per fotografi e ballerini). Doppio rischio di suicidio rispetto alla media della popolazione. E’ quanto emerso da una ricerca svedese, condotta su più di un milione di persone e pubblicata sul Journal of Psychiatric Research.



Nel 1996 i ricercatori del Kaiser Permanent Center for Health Research Southeast di Atlanta hanno iniziato a seguire le abitudini sessuali di 1.398 ragazze (un terzo delle quali era appena stata vaccinato contro il papilloma virus). Al termine del periodo di osservazione, giunto nel 2010, non è emersa alcuna differenza comportamentale tra le ragazze protette dal virus e quelle indifese. E’ bene sottolineare che attualmente una ragazza su tre tra i 14 e i 19 anni è infettata dal papilloma virus e che una delle principali ragioni per le quali ancora molti genitori non sottopongono le figlie al vaccino (lo sostiene un’altra ricerca della Yale University) è il timore che queste abbiano in seguito una vita sessuale troppo “disinvolta”.



I ricercatori della Bristol University hanno effettuato uno studio su 159 persone, giungendo alla conclusione che la gente beve più velocemente da un bicchiere curvo che da uno dritto. In particolare per quanto riguarda la birra è stato osservato che per berne mezza pinta i volontari dotati di bicchiere curvo impiegavano circa sette minuti, mentre quelli con il boccale diritto ne utilizzavano ben undici. Dunque se non si vuol eccedere meglio un bicchiere dritto. Sempre tenendo presente che, come sostiene un altro studio, promosso dalla Boston University School of Medicine, uomini e donne rispondono in maniera differente infatti alla dipendenza dall’alcol e in queste ultime la materia grigia compromessa dai bicchieri di troppo si ricostituisce molto più velocemente. L’esperimento è stato fatto con tecniche di brain-imaging, monitorando i cambiamenti cerebrali di un gruppo di alcolisti di entrambi i sessi e comparandoli con un gruppo numericamente uguale di non alcolisti.



E’ questa la sorprendente diagnosi chei medici hanno formulato quando Ron Sveden si è presentato al Cape Code Hospital. L’uono, settantacinquenne e fumatore incallito, da circa un mese soffriva di difficoltà respiratorie e perdita di appettito. Viste le abitudini il sospetto era che fosse affetto da un tumore polmonare, ma dopo dieci giorni di ricovero e una biopsia polmonare la verità è venuta a galla. L’ipotesi più probabile è che il signor Sveden abbia mangiato dei piselli crudi e che uno abbia per così dire preso la strada sbagliata, finendo in un polmone e trovando lì un terreno di coltura ideale. La piantina, alta circa 1.25 centimetri, è stata rimossa chirurgicamente e attualmente il settantacinquenne americano sta trascorrendo a casa la convalescenza.


Il continuo aumento dei prezzi del cibo, i problemi legati all’ambiente e la crescita esponenziale della popolazione mondiale ci obbligano a ripensare ciò che mangeremo: è questa la tesi di futurologi e scienziati che in un editoriale di Bbc pronosticano ciò che presto arriverà sulle nostre tavole. “Nel mondo occidentale molti di noi sono cresciuti con cibi poco costosi e abbondanti – ha dichiarato Morgaine Gaye, futurologa alimentare – L’aumento dei prezzi significa che dobbiamo incominciare a pensare nuovamente al cibo come a un lusso. Di conseguenza dobbiamo cercare nuovi modi per riempire il vuoto alimentare”. Quindi che cosa troveremo nei nostri piatti?
INSETTI

Secondo i ricercatori dell’olandese Wageningen University gli insetti hanno valori nutrizionali più elevati della comune carne e inoltre sono una poderosa fonte di proteine. Il loro allevamento costa meno di quello dei bovini, richiede un minor consumo di acqua e non danneggia l’ambiente con emissioni gassose. Sarebbero circa 1.400 le specie di insetti commestibili per l’uomo. Il governo olandese ha di recente investito un milione di euro per finanziare ricerche volte a introdurre gli insetti nella dieta giornaliera dei suoi cittadini. Del resto, una larga fetta della popolazione mondiale si nutre già anche di insetti: i bruchi e le locuste sono molto popolari in Africa, le vespe vengono considerate una prelibatezza dai giapponesi e in Thailandia non è difficile procurarsi una razione di grilli. Per i più esigenti palati europei l’indicazione è quella di confezionare hamburgers o salsicce a base di insetti.
CIBO MIGLIORATO DAI SUONI

Un’area di ricerca in espansione è quella che riguarda l’effetto dell’associazione tra cibo e sonorità. Un recente studio della Oxford University, denominato Bittersweet Study (studio agrodolce) ha sostenuto che certe tonalità sonore possono rendere il cibo più dolce o più amaro. “Non siamo del tutto sicuri a proposito di ciò che avviene nel cervello – ha sostenuto Charles Spence, psicologo sperimentale a capo della ricerca – ma qualcosa accade e questo è decisamente interessante”. Uno dei più rinomati ristoranti inglesi il Fat Duck del famoso chef Heston Blumenthal propone un piatto chiamato Sound of the Sea che viene servito con un iPod che riproduce le sonorità marine e molti hanno testimoniato che in questo modo il cibo sembra più fresco.
CARNE PRODOTTA IN LABORATORIO

All’inizio di quest’anno alcuni scienziati olandesi sono riusciti a produrre la cosiddetta carne in vitro: hanno fatto crescere delle strisce di tessuto muscolare usando cellule staminali di provenienza bovina e sperano entro la fine del 2012 di riuscire a produrre il primo hamburger di laboratorio. L’obiettivo dei ricercatori olandesi è, come ha detto il capo-ricerca Mark Post della Maastricht University, è quello di rendere la carne di laboratorio “indistinguibile” da quella vera poichè per il momento non assomiglia nulla di conosciuto come alimento. Un altro studio della Oxford University ha rivelato che far crescere la carne in laboratorio, invece che produrla macellando gli animali, avrebbe come risultato una significativa riduzione delle emissioni gassose e una una diminuzione del consumo di acqua e corrente elettrica. Inoltre sarebbe possibile manipolarla per diminuirne i grassi o eventualmente aggiungere nutrienti.
ALGHE

Le alghe marine potrebbero essere la risposta a molti dei problemi che affligono l’umanità. Potrebbero nutrire uomini e animali, essere coltivate negli oceani (supplendo in questo modo alla crescente mancanza di terre coltivabili e di acqua) e venire utilizzate per produrre bio-carburanti, riducendo il bisogno di quelli fossili come petrolio e carbone. Secondo molti esponenti dell’industria alimentare sostenibile la coltivazione di alghe diventerà uno dei business più grandi del pianeta. Da lungo tempo le alghe rappresentano uno dei punti fermi del sistema alimentare asiatico e nazioni come il Giappone già ne possiedono grandi coltivazioni. Come nel caso degli insetti potranno venire inserite nella nostra dieta sotto mentite spoglie come hanno fatto gli esperti della Sheffield Hallam University che hanno usato granelli di alghe in sostituzione del sale nel pane e negli alimenti industriali. Grazie ai 10.000 tipidi alghe presenti nei mari del mondo, la disponibilità di sapori sarà varia ed abbondante.