Category: Ambiente



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Chi l’ha detto che uno scienziato deve per forza occuparsi di cause serie ed essere noioso? C’è anche chi, con un background professionale di tutto rispetto, trascorre ore e ore in un laboratorio per dimostrare chimicamente il perché le cipolle fanno venire da piangere.
L’EFFETTO TRAVIATA NEL POST-TRAPIANTO ECC – I topi che hanno subito un trapianto cardiaco e ascoltano l’opera (in particolare Mozart e La Traviata di Verdi) sopravvivono più a lungo, gli scarabei stercorari si orientano seguendo la Via Lattea e gli ubriachi si sentono più belli: queste sono infatti solo alcune delle scoperte scientifiche più deliranti e bizzarre premiate con risate e applausi agli Ig Nobel e remunerate con un lauto assegno del valore di mille miliardi di dollari dello Zimbawe (l’equivalente di circa quattro dollari americani).
IG NOBEL – Sì perché non è detto che la scienza debba essere necessariamente tediosa e composta ed esistono anche studi che strappano più di un sorriso. “Science is funny” (la scienza è divertente), o quantomeno talvolta riesce ad esserlo: parola di Marc Abrahams, organizzatore e ideatore del premio scientifico più divertente che ci sia.
Alla Ig Nobel Ceremony, che si tiene alla Harvard University, vengono premiate tutti gli anni le ricerche più improbabili nel campo di alcune categorie che ricalcano (con qualche eccezione) quelle tradizionali (medicina, scienza, psicologia, fisica, chimica, astronomia, ingegneria, archeologia, pace e calcolo delle probabilità), in un tripudio di aeroplanini di carta che volano nelle prestigiose stanze. A consegnare il goliardico riconoscimento sono stati due Nobel in carne e ossa, ovvero Eric Maskin e Roy Glauber, rispettivamente vincitori nel 2007 e nel 2005 del premio Nobel (quello serio) per l’Economia e per la Chimica.
ALTRI ESEMPI – Oltre alla scoperta del team cino-nipponico sui roditori che ascoltano l’opera, quella francese sulla bellezza negli occhi dell’ubriaco e quella svedese sugli scarabei e la Via Lattea, si possono trovare altre ricerche, svolte a onor del vero seguendo tutte le regole della ricerca scientifica, su terroristi impacchettati come salami, topi ragno bolliti e poi ingeriti, ossa comprese (categoria Archeologia), cipolle foriere di lacrime (categoria Chimica) e uomini in grado di camminare su uno specchio d’acqua (a patto che sia sulla Luna). In particolare quest’ultimo studio, premiato nella categoria Fisica, vanta un autore italiano, Alberto Minetti, che con un team internazionale ha voluto dimostrare, con tanto di equazioni e raffinati modelli matematici, come taluni individui abbiano la capacità (in ambienti con scarsa gravità e non sul nostro pianeta), un tempo appannaggio solo di Gesù Cristo, di camminare sulle acque. Non finisce qui la carrellata delle scoperte farneticanti, via via sempre più ai confini della realtà. L’IG Nobel per la pace (Obama Award) va al presidente della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka, che ha severamente vietato di applaudire in pubblico, e alle forze dell’ordine che in ottemperanza del vaneggiante divieto hanno arrestato un uomo con un solo braccio (e non è una barzelletta politicamente scorretta, ma la cruda verità). I ricercatori tailandesi si sono invece occupati di come riattaccare il pene a un uomo evirato dalla moglie (ricordate il caso di Lorena Bobbit?) e per finire arriva il Probability Prize, riconoscimento attribuito a un’équipe di ricercatori scozzesi che ha scoperto le possibilità che ha una mucca di alzarsi dopo essere stata molto tempo seduta. Arrivando alla conclusione che per il bovino sarà tanto più faticoso alzarsi quanto più è stato sdraiato. Non contenti della lapalissiana scoperta i ricercatori scozzesi hanno anche aggiunto un corollario che suona più o meno così: “è impossibile prevedere quando la mucca tornerà a sedersi”. Non a caso lo slogan della manifestazione parla dei premi che “prima fanno ridere e poi fanno pensare”. Ogni scienziato, al momento della premiazione, ha sessanta secondi di tempo per spendere poche parole sulla propria intuizione. E se sfora arriva sul palco una bimba di otto anni che avverte: “Fermati, mi sono annoiata” (Please stop, I’m bored).


clima
Mancano ormai pochi giorni alla pubblicazione del rapporto dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) delle Nazioni Unite, un panel internazionale di esperti nel campo della climatologia che il 27 settembre prossimo si pronuncerà sui cambiamenti climatici in atto nella Terra. E già è polemica.
Secondo il Daily Mail si sarebbe diffuso in rete un’anticipazione del rapporto dell’organismo delle Nazioni Unite deputato a monitorare il surriscaldamento globale secondo il quale i dati diffusi sarebbero decisamente gonfiati e il tema del surriscaldamento del globo sarebbe quasi inesistente. Il documento rilasciato nelle sue 31 pagine che riassumerebbero le quasi duemila pagine del rapporto ufficiale parlerebbe infatti di dati molto meno allarmanti di quanto gli esperti avrebbero previsto nel 2007 e darebbe sostanzialmente ragione ai clima-scettici. Di diversa opinione invece il New York Times, che sostiene che i dati sarebbero invece fin troppo prudenti.


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Cos’è una casa di fronte a un incendio che si sta mangiando vorace intere foreste? Nulla probabilmente, ma se la casa in questione è La casa della prateria, storica serie televisiva che ha intrattenuto una generazione, la sensazione è che quel fuoco stia divorando anche un pezzo di memoria.
E’ stata un’icona per la generazione anni ottanta ed è la casa in cui si svolgeva la serie televisiva delle tre sorelline nella prateria, “la casa che cresceva di notte, come i funghi che trovavamo nel bosco e che un bel giorno fu tutta lì, pronta ad accoglierci”. Ma ora brucia. L’incendio boschivo nello Stato americano della California, scatenato nella zona del Parco nazionale dello Yosemite, starebbe infatti minacciando anche l’iconica casa di Little house on the prairie. La casa nella prateria fu prodotta tra il 1974 e 1983, in 203 episodi e fu ispirata alla serie di romanzi dal titolo originale Little House (La piccola casa nella prateria), opera del 1943-1945 della scrittrice statunitense Laura Ingalls Wilder.


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Da anni si sente parlare dell’innalzamento delle acque marine dovuto allo scioglimento dei ghiacci polari, ora dopo anni passati tra allarmismi e visioni catastrofiche grazie a una ricerca condotta in collaborazione tra Nasa ed Esa, pubblicata su Science, viene quantificato l’innalzamento dei mari che negli ultimi vent’anni è stato di 11 millimetri. Capogruppo delle aree geografiche con il maggiore scioglimento dei ghiacci è la Groenlandia.

La misteriosa nuvola cinese



Pochi giorni fa nel cielo di Pechino è comparsa una gigantesa nuvola gialla e arancio con una forma che ricorda il fungo che si forma in seguito a un’esplosione nucleare. Le autorità locali hanno invitato i cittadini a rimanere nelle loro case e contemporaneamente hanno arrestato due persone che su internet avevano indicato l’origine della nuvola in una fuga di cloro da un vicino impianto chimico o da un’esplosione avvenuta in un’acciaieria. Le fonti governative, che hanno negato qualsivoglia incidente industriale, sostengono che il fungo giallastro sia la conseguenza di un enorme falò di paglia.



Sono circa sette milioni all’anno i volatili che perdono la vita ogni anno a causa dei sempre più alti e illuminati ripetitori. Lo sostiene uno studio americano-canadese, guidato da Travis Longcore della University of Southern California. Il problema principale è rappresentato dalle molte luci rosse poste sulle antenne allo scopo di renderle ben visibili agli aerei. Gli uccelli, soprattutto i migratori, vengono irresistibilmente attratti da queste luci e non riescono ad allontanarsene. Molti muoiono poiché finiscono intrappolati tra i cavi e i fili delle strutture, altri finiscono per sbattere l’uno contro l’altro e altri ancora perdono la vita per sfinimento.



Il sedicenne Misaki Murakami ha visto scomparire tra le onde la sua casa e tutto ciò che vi era custodito, quando nel marzo 2011 lo tsunami si abbattè sulla sua città natale, Rikuzentakata, nel nord-est del Giappone. Ma ora, grazie a un uomo che stava semplicemente passeggiando lungo una spiaggia del Golfo dell’Alaska, sta per ricevere il suo pallone da calcio, identificato grazie ai messaggi di “buona fortuna” scarabocchiati su di esso dagli ex compagni di scuola, nel 2005. “Sono davvero grato a quella persona – ha dichiarato Misaki Murakami – anche perché finora non ho ritrovato nulla di tutto ciò che possedevo”. La US National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ha raccontato che la persona responsabile del ritrovamento, il cinquantunenne David Baxter, ha rinvenuto il pallone su una spiaggia dell’isola di Middleton. Secondo una nota del Nooa inoltre l’uomo sarebbe riuscito a identificare il nome della scuola scritto sulla sfera grazie alla presenza della moglie, giapponese, che ha tradotto gli ideogrammi e rintracciato l’istituto scolastico. Secondo gli esperti statunitensi è’ altamente probabile che questa “sia la prima volta che un oggetto trascinato in mare aperto dalle onde dello tsunami giapponese viene ritrovato e restituito al suo legittimo proprietario”. La coppia di passeggiatori americani ha ritrovato anche una’ altra palla, questa volta da pallavolo, della quale però non sono riusciti a risalire al proprietario.



Se è vero che le prossime guerre del Pianeta scoppieranno per l’acqua, è vero anche che il suo spreco ha delle facce sconosciute ai più e spesso non si bensa al consumo indotto di acqua per produrre molti beni di uso comune. Un gruppo di attivisti impegnati nella battaglia contro la carenza d’acqua e il suo cattivo uso ha curato un’opera artistica in Gran Bretagna dal titolo Waving Wall: quaranta metri di bottiglie di plastica da 19 litri. E’ questa infatti la quantità d’acqua che secondo le stime di Bloo Nation (questo il nome dell’organizzazione) è necessaria per la produzione di soli due paia di blue jeans. La creazione vuole ricordare infatti l’immensa quantità d’acqua utilizzata (e spesso sprecata) per la produzione dei beni di consumo che tutti noi acquistiamo.

Il primo video di una tribù amazzonica



Agli inviati della Bbc è stato permesso di filmare per la prima volta una tribù che vive nella foresta amazzonica, al confine tra Brasile e Perù. Secondo Jose Carlos Meirelles, della brasiliana National Indian Foundation (Funai), è importante provare l’esistenza delle tribù “isolate” per poterle difendere dal disboscamento e dalle attività minerarie illegali.



A sostenere l’affascinante tesi sono i ricercatori della Australian National University che, dopo avere comparato le condizioni di temperatura e di pressione della Terra con quelle di Marte, hanno sottolineato che a fronte dell’uno per cento della Terra nel quale è presente la vita, il Pianeta rosso offrirebbe un tre per cento (la maggior parte nel sottosuolo) di territorio abitabile.