Category: Arte




Si terrà a Londra, più precisamente all’interno della Hayward Gallery, la mostra intitolata Invisible: Art about the Unseen 1957 – 2012, che aprirà i battenti il prossimo 12 giugno. L’esposizione è integralmente dedicata a cinquanta opere invisibili di artisti più o meno famosi. Tra questi, sicuramente di fama mondiale, Andy Warhol del quale viene esposto una piedistallo al quale si appoggiò il defunto padre della pop art. Questo, secondo Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery, consentirà ai visitatori di trovarsi in presenza “dell’aura di celebrità dell’artista americano”. L’intento della mostra, pubblicizzata come “the best exibition you’ll never see” (la miglior mostra che non vedrete), è quello di stimolare l’immaginazione dei visitatori. Tra le altre opere esposte, Invisible Labyrinth del danese Jeppe Heine, un dedalo invisibile all’interno del quale i visitatori vengono guidati da precise indicazioni che ricevono grazie a un’apposita cuffia stereo. Tom Friedman, lo scultore concettuale americano noto per utilizzare oggetti di uso comune per realizzare le sue opere (stuzzicadenti, zollette di zucchero, cartone ecc.), è presente con due opere: 1000 hours of staring, un foglietto bianco che per cinque anni è stato osservato ripetutamente dall’artista, e Untitled (A curse), uno spazio vuoto che sarebbe sotto un incantesimo di una maga. La messicana Teresa Margolles è titolare della più impressionante delle installazioni: utilizzando un umidificatore alimentato dall’acqua usata in un obitorio di Città del Messico per lavare alcuni cadaveri di vittime di omicidi, crea una sottile nebbia che i visitatori, consapevoli della provenienza dell’acqua, devono attraversare. L’italiano Gianni Motti presenta nella galleria londinese le sue tele dipinte con inchiostro invisibile mentre un altro italiano, Maurizio Cattelan, ha prestato forse l’unico oggetto visibile, la denuncia presentata da parte dell’artista, regolarmente accettata dalla polizia di Milano, nella quale denunciava di avere subito il furto di una statua invisibile dalla propria abitazione. Yoko Ono, vedova di John Lennon, espone alcuni fogli dattiloscritti nei quali suggerisce a chi li legge di immaginare di trovarsi di fronte a un’opera artistica e infine desta una certa curiosità il film girato da Jay Chung, il quale per due anni ha effettuato le riprese senza mai inserire la pellicola nella videocamera. Fantasia, provazioni e astrusità sembrano essere il denominatore comune delle opere in mostra alla Hayward Gallery, ma ancora secondo Ralph Rugoff: “la nostra esposizione dimostra che l’arte non tratta di oggetti materiali, ma si occupa di mantenere accesa la nostra immaginazione e ciò è proprio quello che hanno fatto in modi differenti gli artisti che proponiamo”.



Il museo parigino è risultato al primo posto nel 2011 per numero di visitatori nel sondaggio annuale di Art Newspaper. 8 milioni e ottocentottantamila persone hanno potuto ammirare le opere d’arte esposte nel più famoso dei musei della capitale francese. Nelle posizioni immediatamente successive si trovano il Metropolitan Museum Of Art di New York e il londinese British Museum. Il Louvre guida questa particolare graduatoria dal 2007 e secondo l’editore di Art Newspaper, Javier Pes, il dominio è dovuto alla presenza nelle sue sale, tra gli altri tesori artistici, della Mona Lisa di Leonardo Da Vinci.
I 10 musei più visitati nel 2011
1- Louvre Parigi 8.880.00
2- Metropolitan Museum of Art New York 6.004.254
3- British Museum Londra 5.848.534
4- National Gallery Londra 5.253.216
5- Tate Modern Londra 4.802.287
6- National Gallery of Art Washington DC 4.392.252
7- National Palace Museum Taipei 3.849.577
8- Centre Pompidou Parigi 3.613.076
9- National Museum of Korea Seul 3.239.549
10- Musée d’Orsay Parigi 3.154.000



Si tratta di una delle quattro versioni della celebre opera dell’artista norvegese ed è una delle due eseguite a pastello (l’altra si trova al Munch Museum di Oslo). E’ l’unica a essere ancora tra le mani di un privato, l’imprenditore Petter Olsen, il cui padre Thomas fu amico e mecenate di Edvard Munch. L’Urlo verrà posto in vendita all’asta da Sotheby’s a New York e, secondo un portavoce della famosa casa d’aste, la sua quotazione potrebbe superare gli ottanta milioni di dollari.

Van Gogh non si suicidò



La sera di domenica 27 luglio 1890, Vincent Van Gogh fece ritorno al suo alloggio, nel caffè-locanda gestito dai coniugi Ravoux, nella piazza del municipio di Averse-sur-Oise, un villaggio a 30 chilometri da Parigi. Tornava, come al solito, dalle campagne circostanti dove si recava a dipingere. Il signor Ravoux, proprietario degli alloggi, non vedendo presentarsi a cena il pittore olandese, si recò nella sua stanza dove lo trovò a letto sanguinante con una ferita al petto causata da un colpo di pistola. Al suo amico e medico curante dottor Gachet (fu su suo consiglio che Van Gogh eseguì la sua unica acquaforte, con soggetto proprio Gachet) disse:” Volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca” e da subito manifestò l’intenzione di “riprovarci”. A suo fratello Theo, in compagnia del quale trascorse (fumando la pipa) le ultime ore della sua vita, confidò che “la tristezza non avrà mai fine”. Poche ore dopo morì all’età di trentasette anni. Questa è la storia conosciuta fino a oggi, ma le cose non starebbero proprio così, infatti Steven Naifeh e Gregory White Smith (due storici dell’arte americani già vincitori del premio Pulitzer per il loro Jackson Pollock: An American Saga) la sovvertono completamente nella nuova biografia intitolata Van Gogh: the Life, arrivando a sostenere che Van Gogh sia stato ferito accidentalmente da due ragazzi del posto, a causa del cattivo funzionamento dell’arma. I due autori sono giunti alla loro conclusione dopo 10 anni di studi che li hanno visti coadiuvati da più di venti tra traduttori (sono state esaminate alcune lettere scritte da Vincent al fratello Theo, mai tradotte) e ricercatori. La descrizione dell’accaduto (una tesi analoga venne sostenuta dal famoso storico dell’arte tedesco John Rewald che visitò Auvers negli anni 30) è meticolosa e sorprendente. A fornirla è stato uno degli autori del volume dedicato al pittore olandese. Steven Naifeh ha infatti dichiarato che “i due ragazzi, uno dei quali (il sedicenne Renee Secretan) vestito da cow boy e proprietario della pistola, erano noti compagni di bevute di Van Gogh. Quindi abbiamo due teenager con una pistola che funziona male, un ragazzo che ama giocare ai cowboy e tre persone che probabilmente hanno bevuto troppo”. Secondo Naifeh e Smith si trattò di un omicidio involontario e Van Gogh non aveva alcuna intenzione di togliersi la vita ma, quando questa gli si presentò davanti, “lui l’abbracciò”, intendendola come atto d’amore nei confronti del fratello Theo, per il quale riteneva di rappresentare un peso. Inoltre dichiarando di aver perseguito il suicidio, volle anche scagionare i due ragazzi che accidentalmente lo avevano ferito. Il curatore del Van Gogh Museum di Amsterdam, Leo Jansen, ha dichiarato che “molte domande sono rimaste senza risposta”, ma di ritenere prematuro escludere il suicidio di Van Gogh. In The Life sono contenute molte altre “rivelazioni” su uno dei pittori più noti al mondo: si viene a sapere, per esempio, che la famiglia del pittore intendeva affidarlo a un istituto psichiatrico, molto tempo prima di quando lo stesso Van Gogh accettò di farsi curare. Emerge anche la sua irosa antipatia verso un parroco, che portò la famiglia di quest’ultimo a sospettare di Van Gogh come del possibile responsabile della morte del loro congiunto. Infine, persino la malattia del pittore olandese viene rimessa in discussione: infatti i due autori smentiscono la tesi di un uomo afflitto da depressione e comportamenti maniacali e suggeriscono che i problemi di Vincent Van Gogh fossero causati dall’epilessia.



Vomitare per fare arte: anche questo è possibile. Dopo la merda d’artista di Piero Manzoni, arriva infatti il vomito d’artista, ovvero l’opera Nexus Vomitus, dell’eccentrica Mille Brown. In sostanza la Brown ingerisce una certa quantità di latte colorato e a un certo punto lo vomita, creando macchie di colore suggestive. L’effetto è molto simile a un quadro di Pollock, con una gamma di tinte sapientemente spruzzate sulla tela con un effetto scomposto e artistico.



Aelita Andre è nata in Russia (ma ora vive con la famiglia a Melbourne, in Australia) ed è la più giovane pittrice professionista del mondo. In questi giorni, infatti, è in corso una sua mostra personale (The Prodigy of Colour) all’Agora Gallery di New York, nella quale la piccola artista espone ventiquattro opere. Ma, sorprendentemente, questa non è la sua prima mostra, infatti nel 2009 la prestigiosa galleria Bsg di Melbourne le aveva dedicato una personale grazie alla quale il pubblico potè conoscere i lavori eseguiti dalla bimba fino a un anno di età. In seguito a questa prima esibizione piovvero critiche positive da ogni angolo del mondo. Nel corso dello show televisivo americano 60 minutes Aelita è stata definita the next big thing, la stampa cinese battezzò i suoi dipinti come l’opera del Maestro mentre in patria viene chiamata semplicemente piccola Picasso. Lo stile pittorico di Aelita è l’astrattismo e grazie alla sua vena visionaria la bambina è stata paragonata a Jackson Pollock, Salvador Dalì e Vasilij Kandinskij. La direttrice dell’Agora Gallery di New York, Angela Di Bello l’ha definita una bimba precoce dotata di un grezzo e raro talento: “E’ speciale, sa esattamente quello che fa e capisce il colore, la composizione e le tonalità”. Nel corso della mostra newyorchese, iniziata il 4 giugno, sono già state vendute nove tele della piccola pittrice; i prezzi delle sue opere variano dai 4.440 ai 10.000 dollari. Forse per definire il genio pittorico di Aelita è sufficiente ricorrere alle parole di Pablo Picasso che, sottolineando la libertà espressiva e mentale dei più piccoli, disse: “Ho impiegato quattro anni per dipingere come Raffaello e una vita intera per farlo come un bambino”.

Le modelle di cavolo



Anche il cavolo può essere arte, basta saperlo trattare. E’ la dimostrazione che ci regala un’estrosa artista cinese che già si era fatta conoscere per una certa propensione ad abbinare frutta e verdura all’estro artistico.
Ju Duoqi, già nota infatti per avere realizzato personalissime versioni di quadri famosi utilizzando al posto dei colori semplice frutta e verdura, ha creato una serie di sculture (il progetto si chiama Fantasies of Chinese Cabbage) usando soltanto del cavolo. Le opere rappresentano soggetti femminili e sono state realizzate grazie, oltre all’abilità di Ju Duoqi, a varie qualità di cavolo cotto o addirittura lasciato marcire per ampliare la “tavolozza” dell’artista cinese.



”Esiste il pericolo reale che il David di Michelangelo possa crollare, in caso di terremoto oppure di forti vibrazioni del sottosuolo (per esempio per il passaggio dei futuri treni ad alta velocità) e potrebbero cedere anche le fondamenta dei circa duemila edifici limitrofi alla Galleria dell’Accademia sorti intorno al XIV-XV secolo”. A sostenerlo è l’architetto Fernando De Simone, esperto di costruzioni sotteranee, in un rapporto consegnato alla Regione Toscana e al Comune di Firenze, nel quale afferma anche che “la statua viene continuamente sottoposta a vibrazioni intense causate dagli spostamenti del milione e mezzo di visitatori che annualmente visitano la Galleria dell’Accademia e dal traffico automobilistico che scorre nelle strade contigue”. Quest’estate nel capoluogo toscano dovrebbero iniziare i lavori per lo scavo di due tunnel ferroviari sotterranei per il passaggio dei treni ad alta velocità. Il timore è che le vibrazioni prodotte dai macchinari utilizzati per la costruzione delle gallerie causino il cedimento del David. La statua, infatti, da anni presenta delle microfessure nel marmo, soprattutto a livello delle caviglie e del ceppo di albero che sorreggono buona parte del peso della statua. “I due tunnel della Tav – ha dichiarato De Simone – passeranno a circa seicento metri dalla statua del David di Michelangelo. Se prima di iniziare i lavori di scavo, la statua non verrà trasferita, ci saranno seri rischi che crolli a causa delle vibrazioni”. La proposta di De Simone e quella di trasferire la statua ”in un museo appositamente costruito, che la protegga anche in caso di terremoto, e che permetta di poterla osservare da più punti di visione, ascendenti, discendenti e a spirale, proprio come desiderava Michelangelo”. La sovrintendente del Polo Museale fiorentino, Cristina Acidini, intervistata al proposito ha dichiarato che “la Galleria dell’Accademia e il David di Michelangelo sono attualmente sottoposti a studi per valutare il rischio sismico e quando avremo i risultati, faremo le nostre valutazioni”. Mentre la dottoressa Franca Faletti, direttrice della Galleria ha sostenuto che le microfessure a livello delle caviglie del David sono presenti fin dall’Ottocento, che vengono costantemente monitorate e che, per il momento, la statua gode di ottima salute.



Il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, nella Cappella Sansevero di Napoli, è considerato uno dei maggiori capolavori della scultura italiana. Nel 2008 allo scultore italiano Felice Tagliaferri, cieco dall’età di quattordici anni, fu impedito di toccare la statua e quindi di “vederla” nel suo personale modo. Questo episodio ha stimolato l’artista a realizzare una sua versione del Cristo, definito per l’appunto Rivelato. L’opera verrà esposta dal 26 febbraio al 13 marzo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. E chi vorrà potrà toccarla con il beneplacito dell’autore.