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Il continuo aumento dei prezzi del cibo, i problemi legati all’ambiente e la crescita esponenziale della popolazione mondiale ci obbligano a ripensare ciò che mangeremo: è questa la tesi di futurologi e scienziati che in un editoriale di Bbc pronosticano ciò che presto arriverà sulle nostre tavole. “Nel mondo occidentale molti di noi sono cresciuti con cibi poco costosi e abbondanti – ha dichiarato Morgaine Gaye, futurologa alimentare – L’aumento dei prezzi significa che dobbiamo incominciare a pensare nuovamente al cibo come a un lusso. Di conseguenza dobbiamo cercare nuovi modi per riempire il vuoto alimentare”. Quindi che cosa troveremo nei nostri piatti?
INSETTI

Secondo i ricercatori dell’olandese Wageningen University gli insetti hanno valori nutrizionali più elevati della comune carne e inoltre sono una poderosa fonte di proteine. Il loro allevamento costa meno di quello dei bovini, richiede un minor consumo di acqua e non danneggia l’ambiente con emissioni gassose. Sarebbero circa 1.400 le specie di insetti commestibili per l’uomo. Il governo olandese ha di recente investito un milione di euro per finanziare ricerche volte a introdurre gli insetti nella dieta giornaliera dei suoi cittadini. Del resto, una larga fetta della popolazione mondiale si nutre già anche di insetti: i bruchi e le locuste sono molto popolari in Africa, le vespe vengono considerate una prelibatezza dai giapponesi e in Thailandia non è difficile procurarsi una razione di grilli. Per i più esigenti palati europei l’indicazione è quella di confezionare hamburgers o salsicce a base di insetti.
CIBO MIGLIORATO DAI SUONI

Un’area di ricerca in espansione è quella che riguarda l’effetto dell’associazione tra cibo e sonorità. Un recente studio della Oxford University, denominato Bittersweet Study (studio agrodolce) ha sostenuto che certe tonalità sonore possono rendere il cibo più dolce o più amaro. “Non siamo del tutto sicuri a proposito di ciò che avviene nel cervello – ha sostenuto Charles Spence, psicologo sperimentale a capo della ricerca – ma qualcosa accade e questo è decisamente interessante”. Uno dei più rinomati ristoranti inglesi il Fat Duck del famoso chef Heston Blumenthal propone un piatto chiamato Sound of the Sea che viene servito con un iPod che riproduce le sonorità marine e molti hanno testimoniato che in questo modo il cibo sembra più fresco.
CARNE PRODOTTA IN LABORATORIO

All’inizio di quest’anno alcuni scienziati olandesi sono riusciti a produrre la cosiddetta carne in vitro: hanno fatto crescere delle strisce di tessuto muscolare usando cellule staminali di provenienza bovina e sperano entro la fine del 2012 di riuscire a produrre il primo hamburger di laboratorio. L’obiettivo dei ricercatori olandesi è, come ha detto il capo-ricerca Mark Post della Maastricht University, è quello di rendere la carne di laboratorio “indistinguibile” da quella vera poichè per il momento non assomiglia nulla di conosciuto come alimento. Un altro studio della Oxford University ha rivelato che far crescere la carne in laboratorio, invece che produrla macellando gli animali, avrebbe come risultato una significativa riduzione delle emissioni gassose e una una diminuzione del consumo di acqua e corrente elettrica. Inoltre sarebbe possibile manipolarla per diminuirne i grassi o eventualmente aggiungere nutrienti.
ALGHE

Le alghe marine potrebbero essere la risposta a molti dei problemi che affligono l’umanità. Potrebbero nutrire uomini e animali, essere coltivate negli oceani (supplendo in questo modo alla crescente mancanza di terre coltivabili e di acqua) e venire utilizzate per produrre bio-carburanti, riducendo il bisogno di quelli fossili come petrolio e carbone. Secondo molti esponenti dell’industria alimentare sostenibile la coltivazione di alghe diventerà uno dei business più grandi del pianeta. Da lungo tempo le alghe rappresentano uno dei punti fermi del sistema alimentare asiatico e nazioni come il Giappone già ne possiedono grandi coltivazioni. Come nel caso degli insetti potranno venire inserite nella nostra dieta sotto mentite spoglie come hanno fatto gli esperti della Sheffield Hallam University che hanno usato granelli di alghe in sostituzione del sale nel pane e negli alimenti industriali. Grazie ai 10.000 tipidi alghe presenti nei mari del mondo, la disponibilità di sapori sarà varia ed abbondante.

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E’ questa la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori della Cornell University, sostenendo che se il colore degli alimenti e quello del piatto nel quale vengono serviti sono simili, le porzioni saranno più abbondanti del 20 per cento. Ma più della somiglianza piatto/cibo conta il contrasto tra i due elementi che rappresenterebbe un segnale di stop, ricordando alle persone di fare attenzione alle quantità di alimenti che si stanno servendo.



Il cibo spazzatura fa male e continuerà a far male, ma secondo uno studio molto ampio non contribuisce all’aumento di peso nei bambini di età scolare. Lo sancisce l’Early Childhood Longitudinal Study (Usa), durato quasi 10 anni, che ha coinvolto un campione di 19.450 bambini a partire dalla scuola materna fino alla scuola media che frequentavano le stesse scuole in cui si offriva la possibilità di acquistare snack e merendine varie. I dati parlano chiaro: non si è registrato alcun aumento di peso nei piccoli utenti e il dubbio è che le abitudini veramente nocive riguardino soprattutto gli anni prescolari.



Negli ultimi decenni uccidere i mammiferi marini per trasformarli in cibo è un fenomeno in netto aumento in tutto il mondo. I maggiori responsabili sono spesso i pescatori di zone tropicali che catturano gli animali con le reti in aree nelle quali non esiste alcun controllo sulla pesca di animali protetti. Secondo uno studio, pubblicato sul giornale Biological Conservation “è ormai chiaro che il consumo di mammiferi marini da parte dell’uomo è geograficamente diffuso, tassonomicamente differenziato e spesso dall’incerta sostenibilità – hanno scritto Martin Robards della Wildlife Conservation Societydell’Alaska e Randall Reeves della canadese Okapi Wildlife Associates, autori della ricerca – Dal 1990, le persone che vivono in almeno 114 paesi hanno mangiato la carne di una o più delle 87 specie di mammiferi marini esistenti”. Negli ultimi trent’anni, il numero delle nazioni nelle quali è stato registrato il consumo a fini alimentari di mammiferi marini è passato da 107 a 125, a subire il maggiore incremento nel prelievo sono stati i piccoli cetatcei come i delfini e le focene. ” La nostra ricerca evidenzia che a partire dagli anni Settanta si è verificata un’escalation nella cattura dei piccoli cetacei – scrivono ancora i due scienziati – catturati accidentalmente durante le normali attività di pesca. Dove invece il consumo è collegato alla povertà e al bisogno di cibo abbiamo le prove dell’uccisione deliberata di animali catturati sia incidentalmente che volontariamente, con attrezzi da pesca”. I mammiferi marini rappresentano il 6 per cento delle 1.400 specie che, dal mare, ogni giorno finiscono sulle nostre tavole, ma la tendenza suggerisce che sia il tempo di agire prima che una o più popolazioni vengano sterminate e cancellate dalla faccia della Terra. Fra i maggiori consumatori di delfini, balene, foche, leoni di mare e persino trichechi vi sono gli stati dell’Africa occidentale, il Perù, il Brasile, la Colombia, Trinidad and Tobago, il Madagascar, lo Sri Lanka, l’India, le Filippine e Burma.



Un neo papà ha disgustato i lettori del suo blog che si chiama Don’t have a cow,man (letteralmente non ho una mucca, ma in slang significa non farti venire un colpo ed è una frase spesso usata da Bart Simpson) dichiarando di voler vivere bevendo solo il latte materno di sua moglie. Secondo il blogger, noto come Curtis, la sovrapproduzione di latte da parte della moglie, ha riempito il loro frigorifero ed è diventato un problema. Da qui la soluzione di Curtis: vivere solo del latte della moglie. Al momento l’uomo è al terzo giorno di dieta lattea integrale e sul suo blog ha scritto: “Sono più affamato di ieri. Verso la fine della giornata ho iniziato a bramare cibi solidi, così ho bevuto più latte e ho soddisfatto la mia fame. Adesso il latte mi piace davvero molto e sono sorpreso dal fatto che ogni giorno ha un sapore diverso”.



Secondo il professor Arnold van Huis, entomologo dell’università olandese di Wageningen, per risolvere la crisi alimentare globale e contrastare la scarsità di risorse e le emissioni di carbonio sarebbe sufficiente inserire in maniera stabile nella nostra dieta gli insetti. L’entomologo sostiene che gli insetti siano, a parità di quantità, molto più ricchi di proteine e vitamine rispetto al vitello o al maiale inoltre costa molto meno allevarli, consumano meno acqua e, in termini di emissioni di carbonio, non hanno una grande rilevanza a differenza degli animali normalmente allevati a scopi alimentari come i bovini o i suini. Per incoraggiare il consumo di insetti il professor van Huis collabora con una scuola di cucina della sua città. Lo chef Henk van Grup, a capo dell’istituto, ha già messo a punto sei ricette, tra queste una quiche lorraine a base di larve della camola della farina (Tenebrio molitor), delle praline di cioccolato arrichite da croccanti Alphitobius diaperinus, sempre sottoforma di larve o ancora degli involtini primavera imbottiti di cavallette arrostite. Van Huis tiene anche delle degustazioni delle specialità create dallo chef e i suoi allievi; Bbc riporta il commento di un assaggiatore, il ventiquattrenne Duyugu Tatar: “Il sapore della quiche non era male ma l’idea di quello che stavo mangiando mi ha orripilato. Era croccante ma non aveva il gusto del cibo normale, non assomigliava alla carne e nemmeno alla verdura o alla frutta, mi ha ricordato i corn flakes”. Esistono molte popolazioni che includono nella propria dieta il consumo di insetti. In Messico, per esempio, i grilli tostati si mangiano con le tortillas di mais o le larve della formica rossa (Formica rufa), vengono cotte in brodo con pezzetti di cactus. In Thailandia si possono gustare bachi da seta e cimici giganti d’acqua, fritti o bolliti e in Madagascar le farfalle in pastella. Più di 1200 specie di insetti vengono utilizzate come alimenti in tutto il mondo. Gli insetti e gli aracnidi comunemente più utilizzati includono cavallette, grilli, termiti, formiche, larve di coleotteri, falene, bruchi, pupe, e persino tarantole e scorpioni. “I bambini non hanno problemi a mangiare gli insetti – sostiene il professor van Huis – mentre gli adulti hanno un blocco psicologico e soltanto assaggiandoli possono cambiare idea”. La Fao (Food and Agriculture Organization), l’organizzazione dell’Onu che combatte la fame nel mondo, ha dato mandato al professor van Huis di redigere un manifesto programmatico per lo sviluppo dell’entomofagia, il nutrirsi di insetti, allo scopo di aumentare la risposta al fabbisogno alimentare mondiale. “E’ in corso una crisi della carne – dice van Huis – la popolazione mondiale passerà dagli attuali sei miliardi a nove entro il 2050. Inoltre sappiamo che il consumo di carne è in aumento: vent’anni fa si mangiavano 20 chilogrammi di carne pro capite all’anno, adesso siamo a 50 e tra vent’anni potremmo essere a 80. Se continuiamo in questo modo avremo bisogno di un’altra Terra per allevare tutti gli animali che ci serviranno”.