Category: Internet



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L’hanno misurata i ricercatori della Rice University, a fronte della crescita esponenziale di Weibo, il Twitter cinese lanciato nel 2010. Per seguire il ritmo di 70mla messaggi al minuto anche la censura cinese si è dovuta allineare alla tempestività della rete e gli studiosi hanno monitorato per quindici giorni 3.500 utenti, scoprendo che una percentuale intorno al 13 per cento dei post veniva cancellata. Inoltre la maggior parte dei post eliminati viene oscurata tra i cinque e i dieci minuti dalla pubblicazione. E sulla censura cinese c’è molto altro da dire.


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E’ una delle cose che fanno più frequentemente le persone sole, per dare a sé stessi la sensazione di avere più calore intorno e più vita sociale. E’ l’aggiornamento dello status sul proprio profilo, che manifesta spesso un certo grado di isolamento e al tempo stesso dimostra un potere terapeutico. I ricercatori dell’università dell’Arizona hanno diviso in due gruppi un insieme di studenti, monitorandoli nel corso del week end ed è risultato che gli aggiornatori assidui erano maggiormente depressi, ma il fatto di aver rinfrescato il proprio status aveva anche effetti positivi sull’umore.


Psy
Si avvicina la fine dell’anno e il colosso dei video online pubblica la classifica dei dieci video più trendy del 2012. Nella classifica non poteva mancare il rapper sudcoreano Psy con il suo tormentone Gangnam Style, visto quasi un miliardo di volte in soli sei mesi. A seguire troviamo l’interminabile volo da trentanovemila metri di Felix Baumgartner, la canzone “Call Me Maybe” di Carly Rae Jepson e un’esibizione tra i ghiacci della violinista e ballerina americana Lindsey Stirling. Tra gli altri un video dedicato al guerrigliero ugandese Joseph Kony, una parodia rap degli scontri verbali tra Barack Obama e Mitt Romney e una divertente messa in scena organizzata da TNT a scopi pubblicitari. Infine un rap Intitolato “Why You Asking All Them Question”, quattro ragazzi e una ragazza che suonano contemporaneamente la stessa chitarra e la risposta di un padre a una lettera postata dalla figlia quindicenne su Facebook



Qari Yousuf Ahmedi ha commesso il più classico degli errori prima di inviare un comunicato stampa ai suoi contatti. L’uomo infatti ha premuto il pulsante “send”, ma anziché spedire una copia nascosta (BCC) ha mandato una semplice copia (CC). Il risultato è stato che ben cinquecento indirizzi e-mail sono diventati di dominio pubblico, tra questi quelli di giornalisti, un governatore, professori universitari, attivisti e un rappresentante di Gulbuddein Hekmatar, a capo del gruppo Hezb-i-Islami, coinvolto in numerosi attentati contro le forze armate occidentali.



Aaron Sorkin, premio Oscar per la regia di “The Social Network”, ha dichiarato che la sceneggiatura che ha in mente per il lungometraggio sul defunto fondatore di Apple sarà costituita da tre scene in tempo reale (vale a dire che mezz’ora della vita dei protagonisti durante il film durerà trenta minuti anche per gli spettatori) che immortaleranno Jobs nei minuti precedenti al lancio di tre prodotti. Sony Pictures, che produrrà il lavoro di Sorkin, due giorni dopo la morte del boss di Apple aveva acquistato i diritti sulla sua biografia autorizzata, scritta da Walter Isaacson. Ciononostante Sorkin intende allontanarsi decisamente dalla vita privata e dalle relazioni personali di Steve Jobs e puntare tutto sui backstage delle sue famose presentazioni. Il regista intende raccontare gli attimi precedenti al lancio del primo MacIntosh, un evento durante la permanenza di Jobs presso Next Computer (possibilmente la presentazione del sistema operativo a San Francisco nel 1998) e l’avvento dell’iPod. “Sto incontrando tutte le persone che hanno fatto parte della vita di Steve – ha dichiarato Aaron Sorkin .- persone che ancora lo venerano nonostante prima o poi le abbia fatte piangere tutte, ma anche rese migliori dal punto di vista lavorativo”. Infine il regista newyorchese ha espresso il desiderio di concludere il film con una delle prime versioni dello spot Think Different (lo slogan di Apple in uso tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del 2000). “Se potrò finire il film con quel testo e quella voce (“dedicato ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso…”) – ha detto – avrò scritto il film che volevo scrivere”.



E’ questa la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dell’Università di Bonn e dell’Istituto Centrale di Salute Mentale di Mannheim. Il team di studiosi ha intervistato 843 persone delle quali 132 hanno rivelato un comportamento problematico nella gestione di Internet. In seguito hanno paragonato il gruppo problematico con uno sano di controllo. Ne è venuto fuori che la maggior parte di coloro che avevano un problema da dipendenza da Internet presentavano un’alterazione genetica (quella del gene CHRNA4) normalmente associata alla dipendenza da nicotina.



Si chiama The Reconnect Project la giornata mondiale nella quale staccare la spina da internet, social network, aggiornamenti di stato ed email. Ma non è tutto, per aderire completamente al progetto infatti sarà necessario utilizzare il proprio tempo per creare qualcosa, suonare, fare foto o scrivere poichè, come specifica la pagina Facebook dedicata al Reconnect Project il vero scopo è quello di “dimostrare a sé stessi e agli altri che nonostante le innumerevoli tecnologie, la saturazione di informazioni e una desolante mancanza di originalità, è ancora possibile creare qualcosa di meravigliosamente originale e poi condividerlo con l’universo”. Per i tecno-dipendenti più incalliti Huffington Post suggerisce una lista degli otto modi per stare lontani da computer, tablet e smartphone.



Per quali motivi la gente tende a cancellare alcuni amici sul social blu? Alla domanda ha risposto una società australiana che ha coinvolto 1000 partecipanti ai quali è stato chiesto quali sono le cose più insopportabili su Fb. Esagerare con l’usarlo come diario, postare le foto dei bambini e quelle del cibo sono alcune delle abitudini più irritanti, che possono portare persino a qualche delete.



Quando Maryann Sahoury ha accettato di comparire in un filmato educativo sull’allattamento al seno pensava di avere l’opportunità di aiutare le donne che avevano difficoltà. Ma qualcuno ha deciso di usare le immagini della donna che allattava la figlia, inserendole in un video pornografico. La scorsa settimana una corte federale del New Jersey ha accolto la richiesta di Maryann di avviare un procedimento contro l’azienda che ha registrato il video, la Meredith Corporation. La signora infatti era stata verbalmente rassicurata del fatto che non sarebbero comparsi nel video né il suo nome né quello della figlia, accordo completamente disatteso dalla casa di produzione.

Un anno senza Internet



Paul Miller, giornalista specializzato in cultura digitale, sta cercando di vivere un intero anno anno offline e lontano dalle distrazioni di Internet. Tutto è iniziato il primo maggio 2012 alle 12.01 quando Paul ha staccato il cavo del suo desktop che intende ricollegare il primo maggio 2013. Da allora non ha piùc cliccato un link, inviato un’e-mail, controllato Twitter, mandato un messaggio di testo, usato Google o utilizzo un browser. Ma non odia il mondo online. “Io amo Internet – ha detto – per la maggior parte della mia vita, a partire dai 13/14 anni, è stata in Rete. Ne sono stato ossessionato da quando esiste Aol. Ero così giovane quando ho iniziato a usare Internet che non riesco a comprendere come fosse la vita prima del web”. Ma Paul, 26 anni, ha iniziato a vedere Internet non come uno strumento, ma come una gigantesca distrazione gigantesca. Una distrazione disseminata di altre distrazioni e ora vuole imparare a vivere senza distrazioni. Per chi è abbastanza vecchio o non troppo tecnologico molte delle cose che Paul sta cercando di fare avranno un suono molto familiare. Ricordate la posta? I giornali? Le conversazioni telefoniche? Sono ancora routine per molti di noi, ma Paul ha vissuto una vita online fin da quando era un ragazzino. Negli ultimi sette anni Paul ha scritto migliaia di articoli pubblicati sul web. Prima di collaborare alla creazione del sito web tecnologico The Verge, si è affermato scrivendo post su post per Engadget, uno dei più autorevoli tech blog dedicato ai nuovi gadget e alle tecnologie più cool. “Dal 2005 ho fatto un lavoro che mi ha obbligato a essere online per almeno 12 ore al giorno – ha raccontato ad Abc Paul – E qualunque cosa volessi fare dopo il lavoro era sempre su Internet. Ma alla fine l’ho trovato insopportabile e volevo passare del tempo studiando e scrivendo, senza interruzioni. Volevo leggere i libri che avrei potuto leggere in qualsiasi momento, ma leggevo su Reddit. Ho voglia di scrivere ciò che desidero da lungo tempo, ma invece scrivevo su Twitter”. Paul fa ancora oggi lo stesso lavoro. E il suo capo a The Verge ha deciso di lasciarlo perseguire la sua idea di lavorare offline, a una condizione: che posti online la sua esperienza e che continui a scrivere per il sito. La domanda sorge spontanea: come si può lavorare per un’azienda Internet senza essere su Internet? Come si può fare al giorno d’oggi un qualsiasi tipo di lavoro senza avere a che fare almeno un po’ con la Rete? Quando Paul lo spiega, sembra abbastanza semplice. Scrive tutto sul suo iPad (rigorosamente in modalità Aereo e quindi in assenza di invio e ricezione di segnali), e poi lo consegna a un collega, che trasferisce i file su un computer portatile. In seguito il suo editor si occupa di correzioni e modifiche e poi lo pubblica sul sito www.theverge.com. Paul, ovviamente, non legge i commenti e non conosce le reazioni online ai suoi lavori. Ma no è tutto così facile: parte del lavoro di un giornalista è la ricerca e, senza Google, scrivere alcuni articoli è stato un compito arduo. Ma lui ha trovato il modo di aggirare l’ostacolo. Trascorre un sacco di tempo in libreria alla ricerca di argomenti o acquistando libri. Utilizza molto anche il telefono (anche se ha sostituito il suo smartphone con un cellulare base), ma non per gli sms. Per scrivere i suoi articoli chiama le fonti piuttosto che inviare loro email. Chiama anche persone per ottenere numeri di altre persone, poiché non può utilizzare Google o le pagine bianche. Paul ha comprato molte mappe (mappe di carta) per muoversi nelle città che non conosce, ha due abbonamenti ai giornali (New York Times e Wall Street Journal) e per quanto riguarda l’intrattenimento, invece dei giochi online, usa giochi da tavolo. “Sicuramente tornerò in Rete – ha promesso Paul Miller – ma il mio obbiettivo è di raggiungere un approccio più controllato e intenzionale”.