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Il sistema appena installato ha detronizzato il giapponese KComputer, creato da Fujitsu, che è sceso al secondo posto. È la prima volta che gli Stati Uniti raggiungono il vertice della classifica dei computer più veloci dopo essere stati sconfitti per due anni di seguito. Ibm Sequoia verrà utilizzato per effettuare simulazioni per contribuire a prolungare l’efficienza delle armi nucleari, evitando la necessità di reali test sotterranei. Il super computer si trova nel Lawrence Livermore National Laboratory del Dipartimento dell’energia della California. ” Sequoia è sicuramente il più veloce – ha dichiarato Thomas D’Agostino, amministratore del National Nuclear Security Administration (NNSA) – ma altrettanto importanti sono le funzioni di elaborazione sottostanti che ci consentono una maggiore fiducia nell’armamento nucleare della nazione”. Il computer è in grado di calcolare in un’ora ciò che richiederebbe l’impiego di 6,7 miliardi di persone dotate di calcolatrici messe al lavoro senza sosta per 320 anni. Malgrado lo sforzo americano per raggiungere il primo posto dei computer super-veloci, attualmente la nazione ne ha soltanto tre nei primi dieci , peggiorando il risultato di soli sei mesi fa quando erano cinque. Cina e Germania hanno due super-computer a testa, mentre Giappone, Francia e Italia ne hanno uno. Ma Ibm ha dimostrato di essere il principale produttore del settore con ben cinque processori nella top ten. Sequoia utilizza 1,5 milioni di processori ed è 1,55 volte più veloce del modello di Fujitsu che è dotato di meno della metà di Cpu (central processing units). Inoltre il supercomputer di Ibm è anche più efficiente rispetto a quello di Fujitsu, infatti consuma 7,9 megawatt rispetto al computer K che per funzionare necessita di 12,6 megawatt. Il primo computer ad aggiudicarsi la palma di più veloce del mondo fu CM-5/1024 nel 1993, progettato da Thinking Machines. Secondo le stime degli esperti, Sequoia è 273.930 volte più veloce; pertanto un calcolo che avrebbe richiesto più di tre giorni soltanto diciannove anni fa, oggi può venire effettuato in meno di un secondo.



Già nel 2008 era emerso che i detenuti rinchiusi a Guantanamo Bay venivano sottoposti a bombardamenti di musica heavy metal tesi a fiaccarne la resistenza. Ora un documentario di Al Jazeera sostiene che i prigionieri vengano obbligati a indossare cuffie stereo e ascoltare ininterrottamente per ore o addirittura giorni le canzoni del popolare programma educativo americano per bambini. Il protagonista del video, Cristopher Cerf (autore da quarant’anni delle musiche di Sesame Street), esprime il proprio orrore per l’uso crudele che viene fatto delle sue composizioni e parte per un viaggio negli Usa per incontrare alcuni di coloro che, dalla parte dei carcerieri, hanno utilizzato la musica come strumento di tortura. Al musicista americano viene raccontato di persone legate mani e piedi, incappucciate e costrette ad ascoltare canzoni a volume altissimo per un numero indefinito di ore, sistema questo per annientare la volontà dei detenuti e renderli più collaborativi durante gli interrogatori. Lo stesso Cerf si sottopone a un trattamento simile per poi descriverlo come un’esperienza lo ha portato a dimenticare la realtà e a perdere la percezione del tempo. Va sottolineato che per i prigionieri reclusi a Guantanamo Bay si tratta del primo contatto con la musica occidentale in genere. Dagli altoparlanti e nelle cuffie del penitenziari si passa dai Metallica, a Johnny Cash fino ad arrivare alle innocenti canzoncine di Sesame Street.



L’offerta più alta (900 mila dollari) è arrivata da un facoltoso vietnamita che, per bocca del mediatore immobiliare che per suo conto ha condotto la trattativa, si è detto “esaltato di possedere un pezzo degli Stati Uniti d’America”. Buford, la cittadina che vanta il titolo di più piccola degli Usa, aveva negli ultimi tempi un solo abitante, Don Sammons, sindaco e proprietario dell’unico negozio ancora in attività. Nel biennio 1968/69, Sammons ha svolto le mansioni di radiotelegrafista per l’esercito americano in Vietnam e non ha potuto non notare l’ironia della sorte che ha fatto sì che l’acquirente del suo amato paesino provenisse proprio da quella nazione. “Il tempo che ho trascorso qui è stato molto felice – ha dichiarato l’uomo al termine dell’asta – e spero che il nuovo proprietario sia in grado di godere di ciò di cui ho goduto io in questi anni”.


Il detto popolare “non è mai troppo tardi” calza a pennello a James Henry, novantottenne pescatore pensionato di Mystic (Connecticut). Infatti l’arzillo vecchietto fino a otto anni fa non sapeva nè leggere né scrivere, ma attualmente sta vendendo (nella sua città e non solo) parecchie copie del suo primo libro, intitolato Fisherman’s Language. Il volume contiene delle brevi storie legato all’ambito marinaresco che Henry ha scritto durante la sua fase di apprendimento della scrittura. L’ex pescatore ha raccontato di avere desiderato di imparare a scrivere per tutta la sua vita. “mi vergognavo molto di non essere capace a leggere – ha ricordato James Henry – ma ero anche piuttosto bravo a nasconderlo. Ho dovuto imparare a farlo perché non avevo alternative”. Nel corso degli anni il neo-scrittore aveva chiesto a sua moglie di impartirgli i rudimenti della scrittura. Ma la signora Henry, a lungo gravemente malata, non ha mai avuto la possibilità di farlo. E’ stato dopo la morte della consorte, e con la collaborazione di due nipoti, che l’uomo ha potuto realizzare il suo sogno. La Literacy Volunteers (un’associazione che si occupa di fornire un’istruzione agli adulti) ha approntato per lui un corso di scrittura. In capo a circa un anno James Henry è stato in grado di scrivere i suoi primi racconti. Secondo una delle nipoti, Marlisa McLaughlin, il libro del nonno è un chiaro messaggio a non arrendersi mai.



E’ di questi giorni la pubblicazione del fasicolo aperto dall’Fbi nel 1991 su Steve Jobs. L’allora presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, avrebbe dovuto incontrare il fondatore di Apple e l’ente federale americano si occupò di investigarne la vita. Dai dati raccolti emersero aspetti privati come la conversione al buddismo e l’ammissione dello stesso Jobs di avere fatto uso di droghe e pubblici come il ben noto carattere umorale che contraddistingueva il Ceo di Apple e la sua tendenza a manipolare le persone. Ma come è facile immaginare nel corso dei decenni l’Fbi ha spiato la vita di molti personaggi famosi. Grazie al Freedom Information Act, che consente a chiunque di entrare negli archivi più segreti del mondo e leggere un fascicolo (a patto che non riguardi una persona ancora in vita) è possibile vedere le informazioni raccolte dai federali su moltissimi personaggi di primo piano americani e non. Si va da Abbott e Costello (in Italia conosciutti come Gianni e Pinotto) dei quali veniva sottolineata la passione per film pornografici e prostitute a John Lennon, inviso all’amministrazione statunitense per la sua anima pacifista e per le chiare prese di posizione contro la guerra in Vietnam. Nel 1964 un episodio singolare riguardò la famosa canzone Louie Louie dei Kingsmen: il brano, pubblicato nel 1955, attirò l’attenzione degli investigatori federali, diretti da J.Edgar Hoover, poiché era cantato in una sorta di slang caraibico che rendeva difficile la comprensione delle parole. Alcuni personaggi politici del tempo, tra i quali il Governatore dello stato dell’Indiana, espressero pubblicamente la preoccupazione che il testo incomprensibile di Louie Louie nascondesse delle oscenità. L’Fbi avviò un’indagine che durò circa due anni al termine della quale il verdetto fu che le parole della canzone “erano incomprensibili a qualunque velocità venisse suonato il disco”. Anche Norman Mailer (celebre scrittore e simpatizzante di Fidel Castro), Charlie Chaplin, Arthur Miller (entrambi sospettati di comunismo) e la moglie Marylin Monroe finirono sotto l’occhio indiscreto dell’Fbi, al quale non sfuggirono i rapporti tra l’attrice e i fratelli Kennedy. Frank Sinatra venne indagato per amicizie un po’ troppo strette con noti gangster e su Jimi Hendrix venne scritto un rapporto di trentaquattro pagine (a seguito di un arresto per detenzione di stupefacenti avvenuto a Toronto nel 1969) dal quale emergeva che il chitarrista più famoso del mondo aveva rubato una macchina nel 1961. “Sotto la direzione di J.Edgar Hoover – ha dichiarato alla Bbc Jon Wiener, storico della University of California-Irvine e autore di un libro sulle indagini che rigurdarono John Lennon – le persone venivano investigate anche solo per un sospetto di eversione. Oggi noi questo lo consideriamo un abuso di potere”. “Le ragioni delle indagini erano varie così come la natura dei personaggi spiati”, ha affermato invece lo scrittore inglese Nicholas Redfern, autore di “Celebrity Secrets: Official Government Files on the Rich and Famous”, che alla domanda se crede che oggi esista un file su qualche personaggio famoso, come Britney Spears, ha risposto: “No, probabilmente no. Ma lei non ha una relazione con il presidente degli Stati Uniti, non è amica di mafiosi e nemmeno di spie tedesche”.



La città che si è soliti considerare come la dimora di personaggi ricchi e famosi è in realtà vittima di una montante crisi del mercato immobiliare, ha uno dei tassi di criminalità più alti del Paese e costringe i lavoratori che vi risiedono a un pendolarismo quotidiano a lunga percorrenza. Grazie a queste poco invidiabili caratteristiche la città della Florida si è accaparrata il primato di città più infelice degli Stati Uniti in una classifica stilata da Forbes. “A Miami c’è il sole e il tempo è buono, ma sono altre le cose che rendono le persone felici o infelici – ha detto il senior editor di Forbes, Kurt Badenhausen – Qui c’è una società su due livelli: la sfavillante South Beach attira le celebrità ma le disuguglianze di reddito sono salite alle stelle negli ultimi anni”. La classifica è basata su diversi fattori tra i quali il tasso di disoccupazione, il numero di crimini violenti, i pignoramenti e le tasse sul reddito e la proprietà, nonché variabili come le condizioni meteorologiche, il tempo medio necessario per raggiungere il posto di lavoro e la corruzione politica. Detroit e Flint (Michigan), che da anni annaspano a causa della grave crisi del settore automobilistico statunitense, occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto. “Detroit e Flint stanno lottando” ha sostenuto ancora Badenhausen. “Il tasso di crimini violenti di Detroit è il più alto della nazione e i prezzi delle case sono scesi del 55 per cento. L’amministrazione cittadina sta chiudendo numerose scuole e licenziando i poliziotti”. A chiudere la top five delle città più miserabili ci sono West Palm Beach (Florida) e Sacramento (California).

Fukushima un anno dopo



Un pool di medici canadesi e americani sta organizzando una conferenza per esplorare il potenziale impatto sull’ambiente e sulla salute dei propri connazionali dell’incidente nucleare giapponese, sottolineando come ci sia ancora molto da fare in termini di controllo e informazione sul disastro di Fukushima e sulle sue conseguenze. La conferenza, intitolata The Fukushima Nuclear Disaster – One Year Later, si terrà il 12 marzo prossimo nell’Harbour Centre Campus della canadese Simon Fraser University e riunirà numerosi esperti che confronteranno le proprie informazioni sugli effetti dell’esposizione alle radiazioni di Fukushima e l’impatto che ha avuto sulla salute (globale e locale), sull’ambiente e sull’economia nel 2011. Gli studiosi intendono utilizzare questa opportunità commemorativa per esaminare a fondo il ruolo dell’energia nucleare rispetto alle future esigenze energetiche del mondo. “Questo è stato il peggiore disastro nucleare dai tempi di Chernobyl – ha dichiarato Tim Takaro, professore associato presso la facoltà di Scienze della salute alla Simon Fraser University – Il rilevamento e la segnalazione dei livelli elevati di radiazioni è stato sospeso già nei primi giorni della crisi. Inoltre sebbene le notizie su Fukushima siano in gran parte assenti dai nostri media, suggerendo che il pericolo è passato, sappiamo che lo sforzo per contenere i quattro reattori danneggiati (almeno tre dei quali hanno avuto esplosioni al loro interno) sta continuando. Senza dati affidabili sulla quantità di radiazioni rilasciate nell’acqua di mare e nell’atmosfera e la concentrazioni presenti in tutta la nostra catena alimentare, non abbiamo nemmeno gli strumenti per prevedere le conseguenze a lungo termine”.



Chris Kyle ha esitato la prima volta che ha ucciso una persona da lunga distanza con il suo un fucile. La sua prima vittima è stata una donna che stava per attaccare un gruppo di marines con una bomba a mano. I Navy SEAL stavano controllando una città irachena da un edificio fatiscente mentre le forze armate americane stavano invadendo il paese. I militari videro arrivare la donna soltanto all’ultimo momento. “Sparale” ordinò un superiore a Kyle, che balbettò: “Ma….”. “Spara!” ordinò di nuovo il capo e quando il militare fece fuoco la donna cadde al suolo, lasciando cadere la granata. Questa è stata la prima volta ma, dopo quattro missioni in Iraq, il soldato americano ha imparato a non esitare e a mirare con precisione. Con 255 uccisioni (anche se quelle confermate dal Pentagono sono “soltanto” 160) l’ormai ex cecchino è diventato il tiratore più mortale nella storia militare degli Stati Uniti. Nel corso della seconda battaglia di Falluja, mentre i marines si scontravano con migliaia di ribelli iracheni, Kyle uccise quaranta uomini. Grazie alle sue prestazioni ha stabilito il nuovo record americano, detronizzando il sergente Adelbert f. Waldron che, durante la guerra del Vietnam, si era fermato a 109. Sempre in Vietnam, Carlos Hathcock, un cecchino diventato famoso al punto da diventare il soggetto di un libro (One Shot, One Kill) aveva colpito a morte 93 persone da lunga distanza. Ma nonostante gli impressionanti numeri Kyle è rimasto assai lontano dal diventare il più letale al mondo. Il triste primato spetta infatti al soldato finlandese Simo Häyhä che fece fuori 542 soldati sovietici durante la seconda guerra mondiale. Chris Kyle è un cowboy di Odessa (Texas) e prima di arruolarsi in Marina era un professionista del rodeo. E’ cresciuto cacciando cervi e fagiani con un fucile regalatogli da suo padre. Ma fino al suo ingresso nei marines non si era mai accorto di avere una mira particolarmente precisa. Durante la sua missione a Ramadi, a causa della fama che la sua quasi infallibile mira gli aveva procurato tra gli insorti iracheni, venne soprannominato “Al-Shaitan Ramad” (il diavolo di Rahmadi) e sulla sua testa pendeva una taglia di ventimila dollari. “Ho pensato: oh sì! – ricorda Kyle, rievocando il momento nel quale venne a sapere dall’intelligence militare del denaro che veniva offerto per ucciderlo – ne sono onorato”. I suoi commilitoni lo chiamano semlicemente “the Legend”. Il colpo più “leggendario” lo ha sparato a Sadr City nel 2008, centrando e uccidendo un iracheno armato di lanciarazzi appostato lungo la strada di un convoglio militare, a 2.100 yard (1.920 metri) di distanza. “Dio soffiò su quel proiettile” ha dichiarato il marine al New York Post . Chris Kyle si è ritirato dal corpo dei marines dopo dieci anni di servizio e ora ha deciso di raccontare la sua storia nel libro “American Sniper: The Autobiography of the Most Lethal Sniper in U.S. Military History”, uscito martedì scorso negli Stati Uniti. Kyle, che ha ricevuto tre Silver Star e cinque Bronze Star al valore, è stato colpito due volte e per ben sei volte è rimasto coinvolto in esplosioni. Chris Kyle, dopo la prima volta non ha mai più esitato a sparare se non per il tempo che gli serviva per prendere la mira e di questo non ha rimorsi : “il nemico è un selvaggio – ha sottolineato sprezzante – i miei rimpianti sono per le persone che non ho potuto salvare: marines, soldati, compagni. Io non sono un ingenuo e non idealizzo la guerra; i momenti peggiori della mia vita li ho vissuti nei SEAL. Ma io mi posso presentare davanti a Dio con la coscienza pulita, perchè ho fatto solo il mio lavoro”. Dopo avere abbandonato la carriera militare, il cecchino più letale del mondo, che vive a Dallas con la mogli e due figli, ha creato la propria azienda (Craft International) specializzata nel fornire a militari e forze dell’ordine corsi di tiro da lunga distanza e impegnata anche sul fronte della protezione e della sicurezza private.



Il messicano Antonio Vazquez, che si autodefinisce “Brujo mayor” (stregone massimo) è a capo della tradizionale “brujeria” messicana che ha la sua sede principale nella città sud-orientale di Catemac. Da venticinque anni, con alterne fortune, a Capodanno divulga le sue previsioni sul futuro. “Mi sento che Obama perderà – ha detto Vazquez durante una conferenza stampa tenutasi martedì scorso a Città del Messico – Tutti lo attaccheranno. I repubblicani detengono gran parte delle finanze degli Stati Uniti e stanno mettendo un sacco di pressione su di lui per indurlo a commettere errori”. Inoltre il Bruyo mayor, che per i suoi vaticini adopera i tarocchi, prevede tempi duri anche per la Siria che, anche se non specifica da chi, presto sarà invasa:” Vedo più problemi con la Siria che con l’Iraq e Corea. La Siria è contro il mondo islamico, contro l’Europa e gli Stati Uniti. Ci potrebbe essere un’invasione o le morti dei civili aumenteranno”. Benchè Vazquez sostenga che l’attendibilità delle sue previsioni si attesti attorno all’ottanta per cento, la sua credibilità è per lo meno discutibile. L’anno scorso, per esempio, aveva profetizzato l’indebolimento dell’euro e la conseguente recessione delle economie coinvolte ma anche il mai avvenuto assassinio di un leader latino-americano. Nel 2008 annunciò la morte imminente della pop star Britney Spears. Per quest’anno il veggente messicano prevede che ad altri due leader sudamericani verrà diagnosticato un tumore ( a Cristina Fernandez, presidente dell’Argentina, Dilma Rousseff, presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula Da Silva, ex presidente brasiliano e Fernando Lugo, presidente del Paraguay, sono già stati diagnosticati) e che il presidente venezuelano Hugo Chavez, che sostiene di avere vinto la sua battaglia contro un non specificato cancro subirà “una terribile ricaduta” del suo male. A questo proposito Vazquez sostiene che le cause delle malattie che hanno colpito i leader sudamericani siano da imputare a magici malefici.



Secondo l’Fbi sono state un milione e mezzo le richieste di verifica dei precedenti penali dei possibili acquirenti inviate al National Instant Criminal Background Check System dai responsabili dei negozi specializzati nella vendita di armi. Cinquecentomila sono arrivate nei sei giorni che hanno preceduto il Natale. Il 23 dicembre è stato il secondo giorno-record di tutti i tempi con 102.222 richieste (il primo, con 129,166 richieste, è stato registrato il 25 novembre di quest’anno, il giorno dopo il Thanksgiving Day). Quello registrato in dicembre è stato il numero di richieste più elevato mai effettuate in un singolo mese. Il numero delle armi effettivamente acquistate potrebbe essere stato addirittura superiore se ogni singolo cliente, come consente la legge americana, si fosse portato a casa più di una pistola. Questa improvvisa impennata nelle vendite è stata messa in relazione al periodo di crisi economica che indurrebbe le persone a temere nuove ondate di criminalità. Un’altra ipotesi sostiene che gli acquirenti si stiano affrettando con gli acquisti di armi poiché temono l’introduzione di leggi più restrittive sulle armi da fuoco. La National Rifle Association, la potente organizzazione di di avvocatura per i possessori di armi, sostiene che la gente sia preoccupata della propria sicurezza: “Penso che nelle persone sia emersa una maggiore consapevolezza del fatto che quando accade qualcosa di brutto – ha dichiarato un portavoce del Nra – stia a loro vedersela con i criminali”. Secondo gli attivisti anti-armi invece la corsa all’accaparramento delle armi è motivata soltanto dalla paura instillata sapientemente dalla Nra.