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Ecco il ritratto della Terra più bello che mai si sia visto, in un unico scatto a 121 megapixel. La Terra tutta intera è stata infatti fotografata per la prima volta in un singolo scatto. Le immagini sono le più grandi e le più definite mai realizzate e sono state ottenute dal satellite russo Electro-L Weather. Scattate ogni mezz’ora in quattro diverse lunghezze d’onda della luce.



A sostenere l’affascinante tesi sono i ricercatori della Australian National University che, dopo avere comparato le condizioni di temperatura e di pressione della Terra con quelle di Marte, hanno sottolineato che a fronte dell’uno per cento della Terra nel quale è presente la vita, il Pianeta rosso offrirebbe un tre per cento (la maggior parte nel sottosuolo) di territorio abitabile.



Sono stati sufficienti tredici anni a per aggiungere un miliardo di persone ai sei che già abitavano il nostro pianeta. E fra tredici anni è previsto l’ingresso in scena di un ulteriore miliardo in larga parte proveniente da India e Cina, le due nazioni nelle quali popolazione ed economia stanno crescendo a ritmi vertiginosi, soprattutto se paragonati al costante invecchiamento medio dei cittadini e alle crisi finanziarie di Europa e America del Nord. Il settemiliardesimo abitante nascerà dunque tra pochi giorni e molti sono gli interrogativi e le preoccupazioni che il nascituro porterà con sé. La sua nascita avverrà in un mondo nel quale l’eccesso di sfruttamento delle risorse alimentari, idriche ed energetiche del pianeta è già una ben nota realtà. E quando il settemiliardesimo bambino arriverà sulla soglia della pubertà, ci sarà un altro miliardo di individui che vorrà con pieno diritto una “fetta” della Terra. Un recentissimo rapporto del Population Fund (Unfpa, l’agenzia dell’Onu che promuove il diritto di ogni uomo donna e bambino a condurre la propria vita in salute e con pari opportunità.) ci mostra una chiara fotografia dell’umanità sparsa per il mondo, individuandone criticità e possibili soluzioni. La crescita della popolazione terrestre viene considerata un fenomeno piuttosto recente: 2000 anni fa, il nostro pianeta era abitato da circa trecento milioni di persone e sono stati necessari 1600 anni perchè quella cifra raddoppiasse. A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, “complice” un progressivo abbattimento dei tassi di mortalità nei paesi meno sviluppati, lo sviluppo demografico iniziò a crescere bruscamente fino ad arrivare ai 6.1 miliardi di abitanti nel 2000. Il rapporto di Unfpa, intitolato “Stato della popolazione mondiale 2011: le Persone e le Opportunita’ in un Mondo da Sette Miliardi”, segnala alcune delle tendenze demografiche del mondo: per esempio, attualmente sono 893 milioni le persone che superano i sessant’anni ed è previsto che entro la metà del secolo raggiungano i 2.4 miliardi, ma i giovani sotto i venticinque anni sono già il 43 per cento dell’intera popolazione mondiale. E proprio nei giovani vede la possibile soluzione Babatunde Osotimehin, direttore esecutivo di Unfpa: “I giovani hanno le chiavi del futuro: il potenziale per trasformare il panorama politico globale e far crescere l’ economia attraverso la loro creatività e la capacità di innovazione. Ma l’opportunità di concretizzare il grande potenziale della gioventù deve essere afferrata ora. Dovremmo investire nella salute e nell’educazione dei nostri giovani poichè questo avrà un enorme ritorno in termini di crescita economica e sviluppo, per le generazioni future”. Le nazioni prese in esame nel report di Unfpa sono: Cina, India, Mozambico, Nigeria, Etiopia, Egitto, Messico, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e Finlandia. Dai dati relativi a queste nazioni si evince che la fecondità è in diminuzione in quasi tutto il mondo, il tasso globale di crescita infatti è sceso del 2 per cento rispetto al picco, raggiunto nel periodo 1965-70. Inoltre una persona su due vive in città e tra soltanto trentacinque anni saranno due su tre. I punti chiave della studio dell’agenzia dell’Onu sono condivisione e sostenibilità delle risorse, pianificazione della crescita dei centri urbani e miglioramento dell’istruzione. Alla luce delle crescenti preoccupazioni destate dall’economia globale, Unfpa evidenzia i pericoli di fronte ai quali potranno trovarsi sia le persone che vivono nei paesi industrializzati che quelle che abitano i paesi in via di sviluppo. “La carenza di manodopera minaccia di ostacolare le economie dei paesi industrializzati, mentre disoccupati che vorrebbero emigrare dai paesi in via di sviluppo trovano sempre più confini chiusi alle competenze che potrebbero offrire. Inoltre se da un lato sono stati compiuti notevoli progressi nel ridurre la povertà estrema, dall’altro il divario tra ricchi e poveri si è allargato ovunque”. Le stime del Population prevedono che in questo secolo l’Asia rimarrà il continente più popolato e che l’Africa triplicherà i suoi abitanti, passando dall’attuale miliardo a 3.6 miliardi nel 2100. Gli abitanti di tutte le altre aree geografiche (comprese le Americhe, l’Europa e l’Oceania) che al momento sono un miliardo e settecentomila raggiungeranno i due miliardi nel 2060. Una piccola curiosità: a chi vuole conoscere la propria posizione nei sette miliardi di abitanti della Terra, Bbc propone un semplice giochino: è sufficiente inserire la propria data di nascita per avere una stima del proprio ranking nella popolazione mondiale



Uno studio della Arizona State University in collaborazione con la University of California (Santa Cruz) guidato dalla ricercatrice italiana Sandra Pizzarello (esperta internazionale e professore emerito dell’ateneo dell’Arizona) ha preso in esame quattro grammi di polvere estratti da un meteorite denominato Grave Nunataks 95229, scoperto in Antartide nel 1995 (appartiene alla famiglia delle condriti carbonacee, i più antichi tra questi fossili del Sistema Solare precipitati sulla Terra). La ricerca, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences , ha svelato una grande quantità del principale ingrediente necessario per ottenere molecole organiche: l’ammoniaca, uno dei principali composti dell’azoto, e di idrocarburi. “La nostra ricerca testimonia che là fuori ci sono asteroidi che, dopo essersi frammentati ed essere diventati meteoriti – ha detto Sandra Pizzarello – potrebbero avere inondato la Terra con una miscela di vari componenti, tra i quali l’ammoniaca”. Secondo la studiosa italiana i meteoriti, tra i 4.4 e i 2.7 miliardi di anni fa, avrebbero fornito alla Terra, ancora caldissima, una quantità di azoto sufficiente ad avviare le reazioni chimiche che hanno consentito alla vita di svilupparsi sul nostro pianeta.



Secondo la VsTIOM, un’azienda statale specializzata in sondaggi, il 32 per cento dei russi crede che la Terra sia al centro del sistema solare, il 55 per cento ritiene che la radioattività sia frutto esclusivamente dell’opera degli esseri umani e il 29 per cento ritiene che i primi esseri umani siano comparsi sul nostro pianeta quando c’erano ancora i dinosauri. “E’ davvero incredibile – ha detto Olga Kamenchuk, portavoce della VsTIOM – tutte le domande erano assolutamente ovvie e scontate. I dati che abbiamo raccolto dimostrano il basso livello dell’istruzione nel nostro paese. Mi chiedo se i nostri colleghi di altre nazioni avrebbero risultati diversi”. Lo studio ha anche rivelato che le donne sono più portate degli uomini a credere alle “inesattezze” scientifiche.



L’avvertimento proviene dagli scienziati di varie discipline che hanno dato il loro contributo alle Philosophical Transactions of the Royal Society A pubblicate oggi. Gli studiosi hanno analizzato tutti gli aspetti della ricerca di forme di vita aliene, dall’astronomia alla biologia, prendendo in considerazione le conseguenze politiche e religiose di un incontro ravvicinato con esseri provenienti da altri pianeti. Inoltre i firmatari dello studio chiedono che l’Onu dedichi una propria branca agli “affari extra-terrestri” con il compito di formulare un piano in caso di contatto alieno. In realtà, sostengono gli scienziati della Royal Society, l’Onu ha già un ufficio che potrebbe essere competente: si tratta del Committee on the Peaceful Uses of Outer Space (Copuos). I principali timori degli studiosi sono legati alla possibilità che esistano altre forme di vita e che siano molto più simili a noi di quanto possiamo immaginare, soprattutto se provengono da pianeti con condizioni ambientali analoghe a quelle della Terra. Quindi niente omini verdi ma piuttosto individui con le nostre stesse tendenze alla violenza e allo sfruttamento. Anche le religioni verrebbero messe in discussione poichè l’esistenza di forme di vita pari o addirittura superiori a quella umana ridisegnerebbe l’immagine stessa di Dio che, nella credenza cattolica e non solo, ci ha fatti a sua immagine e somiglianza.

Un’altra Terra esiste



Potrebbe essere il primo pianeta abitabile, grazie alla presenza dei due fattori più importanti per la vita, l’acqua liquida e l’atmosfera. Si chiama Gliese 581g e la sua giusta distanza dalla stella madre ne fa un possibile luogo di vita, anche se potrebbe trattarsi di una vita ben differente da quella terrestre. E’ stato scoperto da un team di astronomi dell’Università di California a Santa Cruz e del Carnegie Institution di Washington in seguito a undici anni di osservazioni e rilevamenti al Keck Observatory (alle Hawaii) e dista da noi circa 20 anni luce, ovvero un’enormità, ma in termini astronomici è relativamente vicino. La sua massa è all’incirca da 3,1 e 4,3 quella della Terra e il suo raggio è stimato essere tra 1,2 e 1,4 volte il raggio terrestre. E’ roccioso e il suo periodo orbitale è pari a meno di 37 giorni.
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Giove si avvicina alla Terra



Domani il pianeta più grande del Sistema Solare, Giove, farà “visita” al nostro Pianeta. Passerà, infatti, a 592 milioni di chilometri dalla Terra e apparirà come una stella estremamente luminosa (addiritura il triplo di Sirio, la stella più luminosa del firmamento) e visibile a occhio nudo. In concomitanza con il transito di Giove, che dal 1963 non si avvicinava così tanto, anche Urano si approssimerà alla Terra e, ai fortunati (dotati di telescopio) che riusciranno a vederlo, apparirà come un disco di colore smeraldo a un solo grado di distanza da Giove.

Lo tsunami solare



Una violenta esplosione avvenuta sul Sole domenica, e osservata da diversi satelliti (compreso il Solar Dynamics Observatory della Nasa)avrebbe creato una sorta di tsunami solare che dovrebbe colpire oggi la Terra. Si tratta di un’ eiezione di massa coronale, una violenta esplosione che trasporta una grande massa di gas ionizzati fino alla Terra. Viaggia a 149 milioni di chilometri all’ora e , se non fossimo protetti dal naturale campo magnetico della Terra, potrebbe danneggiare i satelliti e devastare il sistema di telecomunicazioni. Nel 2013, quando secondo gli esperti il Sole si risveglierà da un sonno profondo, il nostro pianeta verrà colpito dalla più potente ondata di energia magnetica mai registrata.



La sonda spaziale americana Keplero era stata lanciata con l’obiettivo di scoprire pianeti simili al nostro in una porzione della Via Lattea compresa tra le costellazioni del Cigno e della Lira. Dopo le prime sei settimane di missione, che proseguirà per i prossimi 4 anni, sono già arrivati i primi, importanti, risultati. Il satelitte utilizzando una camera da 95 megapixel registra e analizza il passaggio dei pianeti attorno alle stelle misurando i cambiamenti delle radiazioni luminose. Le risultanze delle analisi hanno dimostrato l’esistenza di almeno 140 pianeti simili al nostro. “Dalle dimensioni dell’orbita e dalla temperatura della stella si può calcolare la temperatura caratteristica di un pianeta” e riportato sul sito dedicato alla missione Keplero. In ragione di questo è possibile rispondere alla domanda se il pianeta è abitabile o no (ammesso che sia disabitato). Un astronomo della missione Keplero, il professor Dimitar Sasselov dell’Università di Harvard, ha reso noti i dati nel corso di una conferenza a Oxford. “I risultati suggeriscono che la galassia nella quale viviamo, la Via Lattea, possa contenere 100 milioni di pianeti davvero abitabili- ha dichiarato Sasselov- Con il nostro piccolo telescopio saremo in grado di individuarne almeno sessanta nei prossimi due anni”.