Il governo iracheno è indeciso sul da farsi visto che distruggere una qualsiasi copia del libro sacro della religione mussulmana è vietato, ma lo è altrettanto utilizzare il sangue per redigerne un volume. Saddam Hussein, il leader iracheno impiccato il 30 dicembre 2006, dopo che suo figlio Udai sfuggì a un attentato, forse organizzato da uno dei suoi fratelli nel 1996, si riavvicinò alla fede islamica e pare che si sia fatto prelevare ventisette litri di sangue per consentire a un calligrafo, Abbas Shakir Joody al-Baghdadi, di compilare un intero volume del Corano. Il libro è nascosto all’interno della grande moschea di Baghdad in una cripta protetta da tre porte blindate, le cui cui chiavi furono affidate dal rais a tre personalità politico-religiose del paese in modo che nessuno potesse avere accesso singolarmente alla reliquia. Lo sceicco Ahmed al-Samarrai, a capo del Fondo delle sovvenzioni sunnite, ha dichiarato: “Quel libro non ha prezzo, di sicuro vale molti milioni di dollari. Ma (Saddam) ha sbagliato a fare quel che ha fatto, scrivere con il sangue è proibito”. Secondo Ali al-Moussawi, porta-voce del Primo Ministro Nour al-Maliki: “Dovremmo conservare quella copia del Corano come una testimonianza della brutalità di Saddam. Racconta un sacco di cose su di lui, ma ciò nonostante non troverà mai posto in un museo perchè nessun iracheno lo vorrà mai vedere. Forse, in futuro, potrà essere messo in mostra in un museo privato così come si fa con gli oggetti appartenuti a Hitler o a Stalin”. Il Corano scritto col sangue di Saddam Hussein consta di 114 capitoli e di oltre 300.000 parole e, ricordandone la stesura, il calligrafo che lo ha redatto ha dichiarato: “Non vorrei parlare di questo adesso. È un momento doloroso della mia vita che vorrei dimenticare”.

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