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Sul sito Planethunters.org è possibile esaminare 150 mila fotografie scattate dal telescopio spaziale Keplero. A chi si connette viene richiesto di osservarle alla ricerca di nuovi pianeti non individuati dai computer. Chi ne troverà uno di una certa importanza verrà accreditato della scoperta e il suo nome rimarrà indissolubilmente legato a quello del pianeta. Il cervello umano sarebbe particolarmente abile a trovare eventuali strani o inusuali, ha sostenuto l’esperto della Oxford University, Chris Lintott, anche se si tratta di stelle variabili, doppie o multiple che interagiscono con diversi pianeti. Alcuni corpi celesti sono già stati scoperti dal pubblico, da quando nello scorso anno il sito è stato allestito da un team internazionale di scienziati. Su Planethunters.org viene illustrato chiaramente come procedere e che cosa è necessario osservare per individuare un nuovo pianeta. Per i cacciatori di pianeti non sarà però possibile dare il proprio nome al frutto della propria indagine (ma gli scopritori verranno comunque eternamente ricordati su tutti i testi scientifici) poichè il corpo celeste deve derivare il proprio nome dalla galassia nella quale è stato individuato.



La sonda spaziale americana Keplero era stata lanciata con l’obiettivo di scoprire pianeti simili al nostro in una porzione della Via Lattea compresa tra le costellazioni del Cigno e della Lira. Dopo le prime sei settimane di missione, che proseguirà per i prossimi 4 anni, sono già arrivati i primi, importanti, risultati. Il satelitte utilizzando una camera da 95 megapixel registra e analizza il passaggio dei pianeti attorno alle stelle misurando i cambiamenti delle radiazioni luminose. Le risultanze delle analisi hanno dimostrato l’esistenza di almeno 140 pianeti simili al nostro. “Dalle dimensioni dell’orbita e dalla temperatura della stella si può calcolare la temperatura caratteristica di un pianeta” e riportato sul sito dedicato alla missione Keplero. In ragione di questo è possibile rispondere alla domanda se il pianeta è abitabile o no (ammesso che sia disabitato). Un astronomo della missione Keplero, il professor Dimitar Sasselov dell’Università di Harvard, ha reso noti i dati nel corso di una conferenza a Oxford. “I risultati suggeriscono che la galassia nella quale viviamo, la Via Lattea, possa contenere 100 milioni di pianeti davvero abitabili- ha dichiarato Sasselov- Con il nostro piccolo telescopio saremo in grado di individuarne almeno sessanta nei prossimi due anni”.