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I ricercatori della Ohio State University hanno rilevato una evidente tendenza delle mamme ad aumentare la propria presenza su Fb in seguito alla nascita di un figlio. Infatti il 93 per cento delle madri usa il sito per postare le fotografie dei neonati (a fronte dell’83 per cento dei padri) e il 44 per cento ammette di avere incrementato la propria attività sulla rete sociale a seguito del lieto evento.



Sono state scattate tra agosto e settembre 2010 le spettacolari fotografie del famoso relitto. Le immagini sono frutto del lavoro della Woods Hole Oceanic Institution, i cui tecnici per immortalare il relitto del transtlantico affondato il 15 aprile 1912 si sono avvalsi di mezzi robotici e di molte delle tecnologie più recenti. Le foto del relitto, situato a più di 3.700 metri di profondità, verranno pubblicate in aprile sul National Geographic Magazine.



Sul sito Planethunters.org è possibile esaminare 150 mila fotografie scattate dal telescopio spaziale Keplero. A chi si connette viene richiesto di osservarle alla ricerca di nuovi pianeti non individuati dai computer. Chi ne troverà uno di una certa importanza verrà accreditato della scoperta e il suo nome rimarrà indissolubilmente legato a quello del pianeta. Il cervello umano sarebbe particolarmente abile a trovare eventuali strani o inusuali, ha sostenuto l’esperto della Oxford University, Chris Lintott, anche se si tratta di stelle variabili, doppie o multiple che interagiscono con diversi pianeti. Alcuni corpi celesti sono già stati scoperti dal pubblico, da quando nello scorso anno il sito è stato allestito da un team internazionale di scienziati. Su Planethunters.org viene illustrato chiaramente come procedere e che cosa è necessario osservare per individuare un nuovo pianeta. Per i cacciatori di pianeti non sarà però possibile dare il proprio nome al frutto della propria indagine (ma gli scopritori verranno comunque eternamente ricordati su tutti i testi scientifici) poichè il corpo celeste deve derivare il proprio nome dalla galassia nella quale è stato individuato.



E’ stato messo a punto dai ricercatori del Dipartimento di Scienza del Dartmouth College ed è in grado di svelare quanti e quali ritocchi vengano apportati a una fotografia. I ricercatori hanno creato una scala metrica che va da 1 (appena ritoccata) a 5 (fortemente ritoccata) e propongono a giornali e magazine di segnalare con un semplice banner il grado di ritocco delle foto che pubblicano.



Le immagini sono apparse sul settimanale tedesco Der Spiegel e immediatamente hanno fatto il giro del mondo. Soldati americani di stanza in Afghanistan in posa davanti all’obiettivo di una macchina fotografica con a fianco i cadaveri di persone uccise senza motivo. Una dichiarazione rilasciata dai vertici dell’esercito americano ha espresso le proprie scuse “per lo choc causato dalle foto”, definendo le situazioni ritratte nelle immagini “ripugnanti e contrarie agli standard e ai valori dell’esercito americano”. Der Spiegel, che sarebbe in possesso di quattromila scatti, avrebbe pubblicato le tre fotografie per documentare come quella guerra “abbia perso di vista i suoi obiettivi originari”. Nelle immagini si vedono un soldato americano che fuma una sigaretta sollevando la testa di un uomo morto seminudo e insanguinato, un suo collega accovacciato a fianco dello stesso cadavere e, nella terza, si vedono i corpi di due persone ferite a morte, legate a un pilastro. Uno dei militari immortalati nella tragica posa è Jeremy Morlock, accusato di tre omicidi di civili afghani, di avere attacato un alleato e di avere ingiustamente realizzato e detenuto materiale fotografico relativo alle sue vittime. Il soldato si è dichiarato colpevole di tutte le imputazioni e ha accettato di testimoniare contro i suoi complici per ottenere i benefici di legge che gli consentiranno di limitare la sua condanna a ventiquattro anni. I suoi legali sostengono che, benchè il loro assistito sia il colpevole materiale dei crimini, la responsabilità e di chi lo ha messo “nella guerra sbagliata, al momento sbagliato”. Warlock ha dichiarato che a capo della Squadra della Morte c’era il sergente Calvin Gibbs, che giustificava gli omicidi dei propri soldati raccontando ai superiori che le vittime erano stati uccise in normali conflitti a fuoco. Alcuni dei militari coinvolti hanno raccontato agli investigatori di come, tra commilitoni, fosse una pratica comune scambiarsi le foto delle persone assassinate come figurine. Nel corso dell’inchiesta, iniziata nel settembre 2010 e che ha portato all’incriminazione di dodici soldati della Stryker Infantry Brigade , quattro militari sono stati accusati della detenzione di parti del corpo di origine umana. Falangi della mano, un femore, un dente e persino un teschio sono stati i macabri trofei ritrovati. Gli episodi sono avvenuti nel distretto di Maiwand, a Kandahar, in pieno territorio talebano e il timore dei vertci della Difesa statunitense è che la diffusione delle fotografie soffi sul fuoco del’antiamericanismo. A contraddire questa tesi è Michael Semple, ex rappresentante speciale della Ue in Afghanistan, che sostiene: “Sono sicuro che gli afghani troveranno in quelle immagini la prova che i guerrieri americani sono molto più simili ai loro predecessori di quanto vogliano ammettere”. Nel 2001 Semple condusse una ricerca sui crimini commessi in Afghanistan prima dell’inizio della guerra e ricorda che anche i capi dei talebani e dei mujahideen collezionavano raccapriccianti trofei.



La campagna si chiama “From Drug to Smug” (dalla droga alle foto segnaletiche) ed è basata su fotografie che dimostrano, grazie a un sistema prima e dopo, l’azione devastante degli stupefacenti sugli esseri umani. Le foto sono state riversate su un Dvd che dura 48 minuti, distribuito nelle scuole medie e superiori degli Stati Uniti, con lo scopo di combattere la diffusione della droga tra i giovani. Il documentario, nel quale sono visibili i ritratti di ventuno detenuti per droga prima e dopo la loro dipendenza, è stato realizzato dal Multnomah County Sheriff’s Office nello stato dell’Oregon e ha preso in considerazione i consumatori di tutte le droghe pesanti come eroina, cocaina e metanfetamina. Lo sceriffo Bret King, che già nel 2004 aveva ideato un’analoga campagna contro l’uso di metanfetamina (Faces of Meth) ha dichiarato: “Ogni singola persona che ho intervistato ha iniziato con qualcosa di apparentemente innocente come l’alcol o la cannabis, sostanze che qualunque ragazzo prima o poi prova. Pertanto ho chiesto agli studenti di guardare attentamente queste persone e di badare al al proprio comportamento, altrimenti potrebbero ritrovarsi nelle condizioni delle persone fotografate. In media, i tossicodipendenti coinvolti nella realizzazione del documentario hanno provato per la prima volta l’alcol o la marijuana a 12 anni”. Nel corso di From Drug to Smug, un detenuto dice di sè stesso: “Non ho una casa, un conto corrente, non ho soldi e non ho niente che dimostri che io sia vivo. La droga e l’alcol mi hanno ridotto così”. La campagna, che ricorda quella che prevede di mettere sui pacchetti di sigarette le immagini che ritraggono i malati terminali di tumore ai polmoni, mira a convincere i giovani a evitare la droga facendo leva anche sul loro narcisismo, mostrando loro la vera e propria trasformazione fisica di chi abusa di stupefacenti.

Twitpics dallo spazio



Molti amano postare le proprie foto su Twitpic , ma nessuno finora aveva avuto a disposizione le incredibili vedute della Terra dallo spazio postate sul sito dall’astronauta Douglas H. Wheelock. Il Telegraph ne presenta una piccola raccolta ma c’è molto, molto di più su @Astro_Wheels on Twitter.



Dieci anni fa, il pittore e decoratore americano Rick Norsigian ha comprato una scatola di negativi fotografici su una bancarella di Fresno (California) pagandola poco più di cinquanta euro. Oggi il valore dei negativi sarebbe di 153 milioni. “Mi sono avvicinato a quel banchetto perché mi interessava una sedia da barbiere – ricorda Norsigian -e ho notato la scatola con le foto. Dall’aspetto ho capito subito che era molto vecchia”. E il suo intuito aveva ragione; questa settimana infatti le foto (scattate allo Yosemite National Park, a Fisherman’s Wharf ,un quartiere di S.Francisco, e in giro per la città californiana) sono state autenticate, come opera di Ansel Adams , da un team di esperti che le ha fatte risalire a un epoca compresa tra il 1919 e il 1930. Ma Norsigian non ha avuto molto tempo per festeggiare, infatti non appena si è diffusa la notizia, immediatamente sono state sollevate numerose obiezioni. Matthew Adams, nipote ed erede del celebre fotografo considerato il “maestro del bianco e nero” , e altri esperti hanno sollevato forti dubbi sulla paternità degli scatti. Come motivazione della loro perplessità hanno addotto un vistoso errore ortografico riportato in una scritta sulla busta che conteneva i negativi. Pur riconoscendo che la calligrafia potrebbe essere quella di sua nonna, Matthew Adams sostiene che una donna con il grado di cultura della sua ava non avrebbe mai commesso un simile errore. E poi, se anche si trattasse di scatti di Adams, non varrebbero 153 milioni di euro poiché si tratta di negativi e il valore aggiunto delle opere del fotografo americano erano le innovative tecniche di sviluppo. Infine, William Turnage, manager di Adams e responsabile dei diritti di sfruttamento delle immagini del fotografo, ha dichiarato:” Chiunque avrebbe potuto scattare quelle foto. Potete immaginare quante persone hanno fotografato lo Yosemite National Park tra gli anni ’20 e ’30?”. Il sospetto di Turnage è che la valutazione espressa dagli esperti, a sostegno di Norsigian, sia motivata unicamente dalla possibilità di forti guadagni.