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Un astrobiologo del Marshall Space Flight Centre della Nasa, Richard Hoover, ha dichiarato di avere ritrovato un batterio “alieno” in un tipo di meteorite piuttosto raro (CI1 o condriti carbonacee, dei quali sulla Terra sono stati ritrovati soltanto nove esemplari), sostenendo che questa minuscola forma di vita extraterrestre spiegherebbe come è iniziata la vita sul nostro pianeta. “Io interpreto questo ritrovamento come un indicatore del fatto che la vita è distribuita in maniera più ampia nel cosmo e non è legata esclusivamente alla Terra. – spiega Hoover – Questo campo di studi è stato appena sfiorato perchè molti scienziati sostengono che sia impossibile. L’aspetto più rilevante è che alcuni dei batteri sono riconoscibili e molto simili a specie che vivono sulla Terra, mentre altri sono piuttosto strani e non siamo stati in grado di identificarli. Li ho mostrati a numerosi esperti che sono rimasti perplessi”. L’indizio principale che indica il batterio come una forma di vita aliena è determinato dal fatto che nel corso della ricerca, pubblicata sull’ultima edizione del Journal of Cosmology, sono stati identificati dei resti biologici che non contenevano azoto, elemento presente in tutti gli organismi viventi conosciuti. “Se qualcuno mi può chiarire come sia possibile che un fossile biologico dell’età di soli 150 anni sia privo di azoto – ha detto Richard Hoover – sarei veramente interessato ad ascoltarlo. Ho parlato di questo con molti scienziati e nessuno è stato in grado di fornirmi spiegazioni”. L’editore del Journal of Cosmology, Rudy Schild ha deciso, vista la natura controversa della scoperta, di invitare cento esperti della materia e cinquemila scienziati a esaminare lo studio dell’astrobiologo della Nasa e a esprimere le loro valutazioni”.

Il batterio mangiapetrolio cinese



Ne sono state usate 23 tonnelate in Cina quattro giorni dopo che due oleodotti della compagnia statale sono esplosi nella città di Dalian. L’incidente ha prodotto una macchia nera di 180 chilometri quadrati. Si ritiene che se la macchia oleosa è troppo densa i comuni agenti disperdenti, peraltro inquinanti a loro volta, non siano efficaci. E mentre tutto il mondo guarda al disastro ecologico del Golfo del Messico, le autorità cinesi, come da loro consueta abitudine, tacciono e i pochi che hanno avuto modo di documentare l’incidente, come gli ambientalisti di Greenpeace-Cina, sono stati bruscamente allontanati dalle spiagge colpite dalla marea nera.