Paul Miller, giornalista specializzato in cultura digitale, sta cercando di vivere un intero anno anno offline e lontano dalle distrazioni di Internet. Tutto è iniziato il primo maggio 2012 alle 12.01 quando Paul ha staccato il cavo del suo desktop che intende ricollegare il primo maggio 2013. Da allora non ha piùc cliccato un link, inviato un’e-mail, controllato Twitter, mandato un messaggio di testo, usato Google o utilizzo un browser. Ma non odia il mondo online. “Io amo Internet – ha detto – per la maggior parte della mia vita, a partire dai 13/14 anni, è stata in Rete. Ne sono stato ossessionato da quando esiste Aol. Ero così giovane quando ho iniziato a usare Internet che non riesco a comprendere come fosse la vita prima del web”. Ma Paul, 26 anni, ha iniziato a vedere Internet non come uno strumento, ma come una gigantesca distrazione gigantesca. Una distrazione disseminata di altre distrazioni e ora vuole imparare a vivere senza distrazioni. Per chi è abbastanza vecchio o non troppo tecnologico molte delle cose che Paul sta cercando di fare avranno un suono molto familiare. Ricordate la posta? I giornali? Le conversazioni telefoniche? Sono ancora routine per molti di noi, ma Paul ha vissuto una vita online fin da quando era un ragazzino. Negli ultimi sette anni Paul ha scritto migliaia di articoli pubblicati sul web. Prima di collaborare alla creazione del sito web tecnologico The Verge, si è affermato scrivendo post su post per Engadget, uno dei più autorevoli tech blog dedicato ai nuovi gadget e alle tecnologie più cool. “Dal 2005 ho fatto un lavoro che mi ha obbligato a essere online per almeno 12 ore al giorno – ha raccontato ad Abc Paul – E qualunque cosa volessi fare dopo il lavoro era sempre su Internet. Ma alla fine l’ho trovato insopportabile e volevo passare del tempo studiando e scrivendo, senza interruzioni. Volevo leggere i libri che avrei potuto leggere in qualsiasi momento, ma leggevo su Reddit. Ho voglia di scrivere ciò che desidero da lungo tempo, ma invece scrivevo su Twitter”. Paul fa ancora oggi lo stesso lavoro. E il suo capo a The Verge ha deciso di lasciarlo perseguire la sua idea di lavorare offline, a una condizione: che posti online la sua esperienza e che continui a scrivere per il sito. La domanda sorge spontanea: come si può lavorare per un’azienda Internet senza essere su Internet? Come si può fare al giorno d’oggi un qualsiasi tipo di lavoro senza avere a che fare almeno un po’ con la Rete? Quando Paul lo spiega, sembra abbastanza semplice. Scrive tutto sul suo iPad (rigorosamente in modalità Aereo e quindi in assenza di invio e ricezione di segnali), e poi lo consegna a un collega, che trasferisce i file su un computer portatile. In seguito il suo editor si occupa di correzioni e modifiche e poi lo pubblica sul sito www.theverge.com. Paul, ovviamente, non legge i commenti e non conosce le reazioni online ai suoi lavori. Ma no è tutto così facile: parte del lavoro di un giornalista è la ricerca e, senza Google, scrivere alcuni articoli è stato un compito arduo. Ma lui ha trovato il modo di aggirare l’ostacolo. Trascorre un sacco di tempo in libreria alla ricerca di argomenti o acquistando libri. Utilizza molto anche il telefono (anche se ha sostituito il suo smartphone con un cellulare base), ma non per gli sms. Per scrivere i suoi articoli chiama le fonti piuttosto che inviare loro email. Chiama anche persone per ottenere numeri di altre persone, poiché non può utilizzare Google o le pagine bianche. Paul ha comprato molte mappe (mappe di carta) per muoversi nelle città che non conosce, ha due abbonamenti ai giornali (New York Times e Wall Street Journal) e per quanto riguarda l’intrattenimento, invece dei giochi online, usa giochi da tavolo. “Sicuramente tornerò in Rete – ha promesso Paul Miller – ma il mio obbiettivo è di raggiungere un approccio più controllato e intenzionale”.