A lanciare l’allarme è la British Lung Foundation che esprime, a seguito di uno studio portato avanti su mille volontari, una grande preoccupazione a proposito della percezione della pericolosità della cannabis da parte di chi ne fa uso. L’88 per cento degli intervistati infatti ritiene molto più pericolose le sigarette, ma secondo la Blf fumare marijuana aumenta il rischio di tumore polmonare del 20 per cento. Inoltre esisterebbe, secondo gli esperti inglesi, una chiara connessione tra gli spinelli e la tubercolosi, la bronchite cronica e la schizofrenia. Uno degli aspetti più pericolosi legati al consumo di marijuana è dato dal fatto che chi la fuma trattiene il fumo più a lungo, arrivando a inalare il quadruplo di catrame e il quintuplo di monossido di carbonio rispetto a chi fuma del normale tabacco. Questo non vuol dire che fumare sigarette faccia bene; inoltre è bene sottolineare che si tratta di un sondaggio sulla percezione della pericolosità da parte della gente. Infine è evidente che la marijuana, sebbene classificata dalla World Health Organization come meno dannosa di tabacco e alcol, fa o può fare male alla salute. E non solo perché viene fumata quasi sempre associata al tabacco, ma anche perché la sua combustione produce sostanze potenzialmente nocive. La diffusione di terapie a base di marijuana (largamente praticate in California e recentemente approvate dalla Toscana) non deve trarre in inganno: l’erba terapeutica viene assunta generalmente attraverso la vaporizzazione e il suo contenuto di Thc è nettamente inferiore a quella che viene venduta nelle strade.