E’ questa la frequenza con la quale il crimine compare sul popolare social network. I dati raccolti nello scorso anno dalla polizia inglese e gallese raccontano di 12.300 presunti reati in qualche modo connessi a Fb: omicidi, stupri, pedofilia, aggressioni, rapimenti, minacce di morte, intimidazione di testimoni e frode hanno trovato terreno di coltura e di espressione nella rete sociale ideata da Mark Zuckerberg. La maggioranza dei casi è rappresentata dalle molestie e dalle intimidazioni da parte di cyber-bulli. In svariate occasioni le liti e i contrasti nati sul sito sono sfociati in episodi di violenza nel “mondo reale” e i pedofili utilizzano Facebook per adescare i bambini. Tra gli esempi dell’uso criminoso del social network il Daily Mail riporta il caso di una donna della contea inglese di Cleveland che dopo essere stata testimone di uno stupro venne dapprima contattata e in seguito aggredita dall’autore della violenza sessuale che temeva la sua testimonianza. L’adolescente Ashleigh Hall è stata assassinata dallo stupratore seriale Peter Chapman dopo essere stata adescata su Fb. Nel 2009 Il trentacinquenne Chapman, si era presentato come un coetaneo di nome Peter Cartwright per attirare la diciassettenne infermiera Ashleigh nella sua trappola. L’uomo inviò una serie di messaggi di testo e alla fine riuscì a organizzare un incontro con l’incauta ragazza. Al momento dell’incontro, Chapman costrinse la giovane a un rapporto sessuale dopo di che la imbavagliò e soffocò con del nastro adesivo e infine scaricò il corpo senza vita di Ashleigh in una discarica. Nel marzo del 2010, Chapman è stato condannato a un minimo di 35 anni di carcere per il rapimento, lo stupro e l’omicidio dell’adolescente inglese. Una coppia di genitori della contea metropolitana di Greater Manchester ha richiesto l’intervento della polizia dopo che un pedofilo aveva indotto il loro figlio tredicenne a inviare immagini indecenti che lo ritraevano. Nello Staffordshire, un conducente di uno scuola-bus ha utilizzato Facebook per tentare di adescare un quattordicenne. In un altro caso ancora un ex-fidanzato ha pubblicato una foto senza veli della diciassettenne che aveva troncato la relazione con lui. Secondo Jean Taylor, dell’associazione Families Fighting For Justice: ” Facebook deve rispondere di un sacco di cose. La gente ne parla come di una rete sociale ma in realtà fa più male che bene. È fin troppo facile per i pedofili postare una propria fotografia sul sito ed entrare in contatto con dei giovani. Facebook deve essere chiuso”. Un alto funzionario di polizia ha invece ricordato che “è necessario che la gente non dimentichi che la criminalità è solo una conseguenza della società in cui viviamo. Facebook è come un coltello o una macchina, non ha nulla di intrinsecamente pericoloso o criminale, ma va usato con attenzione a causa dei pericoli che possono essere associati al suo utilizzo. Tuttavia bisogna ammettere che Fb ha reso più facile commettere crimini odiosi come l’adescamento a scopo sessuale”. Nel corso di quest’anno, centinaia di criminali detenuti in carcere hanno utilizzato il sito per schernire e deridere le loro vittime. Negli ultimi due anni, le autorità carcerarie hanno scoperto 350 detenuti che postavano su Facebook, utilizzando cellulari (vietati), entrati illegalmente nelle prigioni. Alcuni dei prigionieri hanno così potuto continuare a gestire il proprio impero criminale da dietro le sbarre. Un portavoce di Fb ha parlato di un’efficace collaborazione con la polizia per assicurare alla giustizia gli autori di reati gravi che in qualche modo hanno a che fare con il sito. Inoltre ha voluto sottolineare che “proprio come i telefoni cellulari e i televisori, Facebook è parte della nostra vita” e che è diritto e dovere degli utenti del sito partecipare a renderlo sempre più sicuro.