Ogni anno nascono all’incirca quindici milioni di bambini prima del termine naturale della gestazione. Di questi, un milione muore a poche ore dalla nascita. Queste cifre vengono fornite dal report Born Too Soon, primo studio che prende in considerazione questo fenomeno a livello mondiale, avendo coinvolto 184 nazioni e quarantaquattro organizzazioni coordinate dalla World Health Organisation. La relazione sostiene che tre quarti dei decessi potrebbero essere evitati con una semplice assistenza di base e che il continente che presenta il maggior rischio di prenatalità è l’Africa. Un bambino viene considerato prematuro quando nasce prima di 37 settimane dall’ultimo ciclo mestruale della madre. Delle undici nazioni dove oltre il 15% dei bambini nasce troppo presto soltanto due non si trovano nell’Africa sub-sahariana. Tuttavia, la ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che si tratta di un problema globale. “È davvero sorprendente vedere che le nascite pretermine hanno una frequenza simile in tutto il mondo – ha dichiarato Lale Say dell’Oms – anche se le cause sono differenti: nei paesi in via di sviluppo, i fattori principali sono rappresentati dalle infezioni, dall’Hiv, dalla malaria e dalla denutrizione, in quelli sviluppati ci sono fattori di rischio completamente diversi, come l’età avanzata della madre del nascituro, il diabete, l’obesità e i parti multipli causati dalla fecondazione in vitro”. The Born Too Soon cita anche tra le ragioni della nascita di bimbi prematuri il taglio cesareo che spesso non viene effettuato, soprattutto in Occidente, per ragioni strettamente mediche. Joy Lawn, co-autore dello studio e direttore di Save the Children ha detto: “Questo rapporto dimostra che il problema è molto più grande di quanto previsto: nascere troppo presto è un killer non ancora riconosciuto”. Per i bambini al di sotto dei cinque anni di tutto il mondo, la nascita pre-termine è la seconda causa di morte dopo la polmonite. Molti dei prematuri che sopravvivono sviluppano problemi visivi e uditivi e difficoltà di apprendimento. “I dati forniti dalla nostra ricerca – ha proseguito ancora Lawn- sono stati un vero e proprio shock per tutti coloro che lavorano nei programmi di sopravvivenza infantile. Abbiamo lavorato su problemi individuati venti anni fa e abbiamo notato che si è verificato un calo importante della polmonite e della diarrea come cause di morte ma per quanto riguarda la nascita prematura e le sue complicazioni è stato fatto poco e niente. Non esiste alcuna ragione che spieghi la morte dell’80% dei bambini che nascono con meno di otto settimane di anticipo se non la mancanza di cibo e di calore, non certo l’assenza di cure intensive”. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite basterebbero semplici ed economiche cure per risolvere almeno una parte del problema, come una crema antisettica per prevenire le infezioni midollari, iniezioni di steroidi somministrate alle madri per aiutare lo sviluppo dei polmoni del feto e antibiotici per combattere le infezioni. Inoltre gli scienziati sostengono anche l’uso della cosiddetta “cura del canguro”, secondo la quale il neonato viene assicurato al torace della madre, pelle a pelle; questo garantirebbe una riduzione delle infezioni, mantenendo il bambino caldo e a portata di seno. Per quanto riguarda invece il tasso di sopravvivenza dei prematuri esistono ovviamente grandi diseguaglianze a seconda delle nazioni. Per esempio gli Usa, al sesto posto della classifica degli Stati con il maggior numero di bambini nati pre-termine, sono al trentasettesimo posto per il numero di decessi in ragione della disponibilità di cure efficaci ma anche costose. Christopher Howson, di March of Dimes, un ente benfico in favore dei bambini, che ha collaborato allo studio ha dichiarato: “In paesi a basso reddito, oltre il 90% dei neonati pretermine muore entro i primi giorni di vita, mentre la percentuale nei paesi ad alto reddito è inferiore al 10%. Tuttavia, si tratta di un problema risolvibile. Alcune nazioni, come Ecuador, Botswana, Turchia, Oman e Sri Lanka hanno dimezzato il numero di morti neonatali causati dalla nascita anticipata, migliorando le cure per contrastare le complicazioni più gravi, come le infezioni e i problemi respiratori. Tutti noi speriamo che questo report accenda i riflettori sul problema delle nascite premature, soprattutto per quanto riguarda l’Africa sub-sahariana, rendendolo una priorità urgente, in modo da a raggiungere l’obiettivo numero 4 prefissato dall’UN Millennium Development datato 2000, che prevede la riduzione di due terzi delle morti infantili entro il 2015”.