Mille anni prima degli Aztechi, nell’attuale Messico Centrale, esisteva una poco conosciuta cultura che si sviluppò attorno a quello che oggi è il sito archeologico di Cantona. Proprio da quella zona e da quella popolazione provenivano i 31 coltelli di ossidiana che, una volta sottoposti all’esame di un microscopio elettronico a scansione, presso l’Universidad Nacional Autonoma de Mexico e l’Instituto Nacional de Antropología e Historia, hanno svelato di avere trattenuto per secoli tra le loro schegge microscopici brandelli di tessuti umani. Globuli rossi, collagene e persino frammenti di fibre muscolari e tendinee sono stati individuati sulle lame di ossidiana e questo, secondo gli autori dello studio, dimostra definitivamente che i sacrifici umani erano una pratica diffusa tra le civiltà presenti sul territorio messicano prima dell’arrivo dei conquistadores spagnoli. Il ritrovamento delle tracce umane custodite dai coltelli fornisce agli esperti una nuova chiave di lettura degli antichi e sanguinari riti delle civiltà pre-ispaniche, dei quali fino a oggi non si avevano prove certe. Ne raccontarono i dettagli i primi conquistadores una volta tornati in patria, descrivendone la brutalità e l’impressionante numero di persone coinvolte; inoltre esistono molte testimonianze dipinte dalle popolazioni di quell’epoca che le raffigurano chiaramente. I metodi di uccisione delle vittime sacrificali erano svariati e macabri: si andava dall’estrazione del cuore alla decapitazione fino allo smembramento e alla scorticazione. Probabilmente per ognuna di queste operazioni era necessario usare un coltello appropriato. Questa teoria trova conferma nel fatto che sulle lame ritrovate in Messico, i tessuti umani erano differenti a seconda della tipologia di lama. su alcune sono stati infatti individuati solo globuli rossi e su altre unicamente tendini e muscoli.