Potrebbe sembrare una buona notizia per un Paese che con i suoi sei milioni di abitanti ha avuto la scioccante media di diciotto assassinii al giorno nei primi mesi del 2012. Secondo il Ministro della giustizia e della pubblica sicurezza di El Salvador, David Munguia, il merito del calo di uccisioni va alla rinnovata efficacia delle azioni del corpo di polizia nazionale, ma il giornale digitale El Faro ha sostenuto in un recente report che il Presidente Mauricio Funes abbia stretto un accordo con due delle principali gang della nazione, i Mara Salvatrucha (MS-13) e i Barrio 18, offrendo loro concessioni governative in cambio della riduzione degli omicidi. Sia il Presidente che i capi delle bande hanno negato qualsiasi intesa tra loro ma c’è chi fa notare che “la popolazione salvadoregna si è resa conto dell’eccezionale calo di omicidi, subito dopo che molti degli appartenenti alle due gang erano stati trasferiti da carceri di massima sicurezza a normali prigioni, dove ai detenuti sono consentite visite coniugali, incontri con la stampa e altri vantaggi”. Come riportato da Al Jazeera il presidente Funes ha indicato la Chiesa cattolica come la promotrice della tregua, ammettendo il ruolo del suo governo nei trasferimenti dei capi delle bande. El Salvador è uno degli stati con il più elevato tasso di omicidi nel mondo (secondo un recente report delle Nazioni Unite la media è di 70 persone uccise ogni centomila abitanti) e, secondo molti osservatori, il patto che il Presidente ha dovuto accettare testimonia l’impatto destabilizzante che il traffico di droga ha avuto sulla nazione centro-americana. Mauricio Funes è in carica dal 16 marzo 2009 e sabato scorso è stato il suo primo giorno senza omicidi.

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