Paese che vai, usanza che trovi è un modo di dire che quasi tutti conoscono ed è un proverbio che invita a riconoscere e accettare le differenze nelle consuetudini di chi non vive esattamente come noi. In questo caso, pur con tutto il rispetto per le tradizioni alimentari della città di Dongyang (situata nella provincia costiera cinese dello Zhejiang), la faccenda si presenta alquanto complicata. Nella zona, infatti, uno degli spuntini che si può comperare per strada durante la primavera è una specialità locale fatta di uova cotte nella pipì di bambini delle scuole elementari, dove l’urina viene raccolta in secchi e bacinelle. Per la preparazione del “prelibato” snack, chiamato “uovo del ragazzo vergine”, occorre quasi un’intera giornata: le uova vengono dapprima messe in ammollo e poi bollite in una pentola colma di pipì. Ottenute in questo modo delle uova sode, queste vengono sgusciate e infine rimesse a cuocere a fuoco lento, nuovamente nell’urina. I venditori devono continuamente aggiungere pipì per mantenere una temperatura stabile ed evitare di bruciare la merenda di molti concittadini. Un uovo del ragazzo vergine costa uno yuan e mezzo (all’incirca 17 centesimi di euro), vale a dire il doppio di quelle normali. Molti fra gli abitanti di Dongyang credono che nutrirsi di queste uova sia una specie di alimentazione curativa in grado di diminuire la temperatura corporea, migliorare la circolazione sanguigna e donare beneficio a tutto l’organismo. Nell’area della città cinese la popolarità delle uova alla pipì è tale che le autorità locali le hanno inserite nella lista delle eredità culturali intoccabili. Persino la medicina ufficiale cinese esprime pareri contrastanti al proposito, anche se sono molti gli esperti che sottolineano la minaccia, batterica e virale, insita in un alimento cotto nell’urina, ancorché di bambino.