Nutriti a richiesta, ogni qual volta desiderano il latte, non importa che sia materno o artificiale: sono i bimbi cresciuti nei primissimi mesi di vita abituandosi ad avere un pasto caldo e nutriente al primo gneeee. E sono anche secondo gli studiosi i bimbi più propensi a sviluppare le proprie abilità cognitive e essere confidenti nei propri risultati scolastici.

Lo sosterrebbe uno studio dei ricercatori della Essex and Oxford Universities basato sui dati raccolti dalla Avon Longitudinal Study of Parents and Children: i piccoli allattati su richiesta rispetto ai bimbi che venivano nutriti a intervalli di 4 ore hanno dimostrato nello studio che ha coinvolto 10 mila bimbi seguendoli per anni uno sviluppo intellettuale superiore e migliori risultati a scuola. Più precisamente gli allattati on demand hanno mostrato un QI più alto e un rendimento scolastico migliore all’età di 11 e 14 anni. Ma a che prezzo? Lo studio non trascura di raccontare l’effetto collaterale dell’allattamento on demand per le mamme, spesso insonni, ansiose o depresse rispetto alle colleghe riposate che scandivano i tempi del piccolo anche sulle proprie esigenze. La ricerca è la più ambiziosa, numericamente e qualitativamente, tra tutte quelle promosse nella storia e pone indubbi interrogativi sul prezzo di quell’QI nettamente più elevato. Ben venga insomma l’allattamento stile mamma-africana (immagine per altro più romantica che realista), capace di vivere in simbiosi con il proprio bambino ascoltando solo lui e sapendolo interpretare. L’importante è che non abbia un costo troppo alto. Che magari indirettamente finisce per pagare anche il bimbo. La mamma deve essere serena, per sé stessa e per il bene del bambino. E il quoziente intellettivo da urlo nel proprio figlio fa gola, ma quanto è più importante la serenità, anche a scapito di performance geniali?