Si intitola così il video postato su Youtube dal Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone di Sasso Marconi (Bologna) grazie al quale in meno di cinque minuti si può comprendere che il rapporto tra l’essere umano è la Natura può avere risvolti stupidamente crudeli ma che è anche il teatro di gesti pieni di amorevole solidarietà come quelli raccontati nel filmato che narra brevemente la storia di Navarre, il lupo. Lunedì 9 gennaio scorso gli operatori del centro bolognese sono stati avvertiti della presenza di un lupo ferito nel comune di Camugnano e, una volta recatisi sul posto, hanno trovato l’animale nelle acque di un fiume, in condizioni di denutrizione gravi e con gli arti posteriori semiparalizzati. Per recuperare il lupo è stato necessario sedarlo tramite l’uso di un fucile narcotizzante; gli autori del salvataggio sono poi stati costretti a lanciarsi nelle acque del fiume per recuperare lo sfortunato lupacchiotto prima che annegasse. A riva la situazione è apparsa subito molto grave poiché il cuore dell’animale aveva smesso di battere. L’intervento dei due veterinari, Elisa Berti e Alberto Tovoli, che hanno praticato al lupo sia il massaggio cardiaco che la respirazione bocca a bocca, ha permesso a Navarre di superare la crisi. A seguire giorni di analisi, cure mediche e vicinanza con quegli esseri umani dei quali probabilmente non conservava un gran bel ricordo, almeno stando ai trentacinque pallini da caccia conficcati nella sua carne. Eppure il lupo è mansueto: non ringhia, non mostra i denti e se ne sta lì buono buono come un cagnolone qualsiasi. Accetta il cibo dalle mani dei suoi custodi e si lascia accarezzare senza mostrare né fastidio né irritazione. Si guarda intorno con occhi straniti e profondi, apparentemente consapevole di non essere in pericolo. Le condizioni di salute di Navarre sono in costante miglioramento e la sua convalescenza nel Centro di Monte Adone viene monitorata giorno e notte da una telecamera interna (in modo da ridurre i contatti con gli umani allo stretto necessario). Alla fine del video è possibile vederlo sulle sue zampe, sebbene un po’traballante, passeggiare nella neve all’interno di una recinzione, mostrando a tratti la fierezza e la riservatezza che contraddistinguono la sua specie nonostante la (si spera solo per il momento) perduta libertà.