Non tutti sanno che i colori si possono anche ascoltare, se non si ha la possibilità di vederli. E’ un altro modo di percepirli, che può supplire a una grave impossibilità ed è possibile grazie a un congegno che si chiama eyeborg. Ce lo racconta la storia di un ragazzo che si chiama Neil Harbisson che nonostante una patologia invalidante nel percepire i colori ha deciso che nella vita voleva occuparsi proprio di quello e giocare con le tinte e dipingere.
Neil Harbisson è affetto dalla nascita da acromatopsia, una patologia della vista piuttosto rara che comporta l’incapacità totale di percepire qualunque colore. In pratica chi ne soffre ha una visione di ciò che lo circonda offuscata e su tonalità di grigio.
Quando, all’età di undici anni, ad Harbisson venne diagnosticata la malattia, i medici non lasciarono alcuna speranza spiegandogli che non esisteva nessuna cura che potesse migliorare la sua condizione. Ciononostante a sedici anni Neil, nato in Irlanda ma cresciuto in Spagna, decise di iscriversi alla scuola d’arte dell’Istitut Alexandre Satorras di Matarò, in Catalogna. Qui gli venne consentito di utilizzare nelle sue opere pittoriche soltanto il bianco e nero. Nel corso dei suoi studi Harbisson si imbattè più volte in teorie che associavano i suoni ai colori, ma fu soltanto dopo essere tornato in Inghilterra per iscriversi al Dartington College of Arts che, durante una lezione di cibernetica tenuta da Adam Montadon, ricercatore della Plymouth University, si imbattè nella persona che gli avrebbe cambiato la vita. L’allora ventunenne Neil chiese espressamente a Montadon se fosse in grado di costruire un dispositivo che gli consentisse di ascoltare i colori. Dopo qualche tempo Montadon si presentò con una apparecchiatura molto semplice costituita da una webcam, un computer, un paio di cuffie e un software in grado di tramutare i colori in suoni. Per esempio, la frequenza del rosso, la più bassa, viene tradotta con una nota che si trova tra il Fa e Fa diesis. Da allora l’eyeborg, così viene definita l’attrezzatura indossata da Harbisson, è diventato parte integrante della vita del giovane che la indossa ventiquattro ore al giorno. “Ho messo a punto il progetto – ha raccontato Adam Montadon – in venti minuti durante un viaggio in treno e per costruire il primo prototipo di eyeborg sono state necessarie solo due settimane e una spesa di 50 sterline”. All’inizio Neil poteva ascoltare soltanto sedici colori, ma attualmente ha a disposizione l’intero spettro e anche di più, dato che l’eyeborg gli consente di percepire anche gli infrarossi e presto anche gli ultravioletti. L’artista irlandese non sente i colori con le sue orecchie, ma attraverso le ossa del cranio. Nei primissimi tempi soffriva di mal di testa, ma col tempo si è abituato alla particolare metodologia di riconoscimento dei colori. Ora si dedica ai ritratti: “Mi avvicino al volto di chi voglio ritrarre e ascolto i suoni che provengono dalla sua pelle, dai suoi occhi e dalle sue labbra e quindi creo un accordo specifico che rappresenta il volto”. Del resto che Neil fosse un tipo che non si arrende si era già intuito quando era un ragazzino, fresco di studi all’istituto Alexandre Satorras. Come quella volta che volevano tagliare degli alberi a Matarò e lui, per protesta, visse su un albero parecchi giorni, riuscendo a raccogliere il sostegno di tremila persone contro la loro distruzione. La petizione ottenne le firme necessarie e dopo parecchi giorni di protesta la città annunciò che avrebbe mantenuto gli alberi. Grazie a Neil Harbisson.