Bart Simpson e la sua famiglia hanno raggiunto la Barbie in una lista di bambole e giocattoli vietati dal governo iraniano. Il divieto che oggi colpisce la più famosa famiglia di Springfield è parte di una repressione pluridecennale nei confronti dell’infiltrazione culturale occidentale nel Paese. Ma stranamente è consentita la vendita dei pupazzi di super eroi americani come Superman e Spiderman perché soccorrono gli oppressi e hanno un atteggiamento positivo. “Non vogliamo promuovere questo cartone animato importando i giocattoli”, ha detto il segretario dell’Istituto per lo Sviluppo Cognitivo dei Bambini e dei Giovani Adulti, Mohammad Hossein Farjoo, riferendosi a Homer e famiglia. Il funzionario iraniano ha anche ricordato il divieto di vendita per tutti quei bambolotti i cui genitali siano distinguibili. La proibizione inoltre è estesa anche a quei giochi dotati di altoparlanti dai quali escono le voci dei cantanti occidentali e i giochi di cucina per bambini nella cui confezione siano compresi bicchieri simili a quelli per bevande alcoliche. Anche se Farjoo non ha precisato che cosa non gli piaccia dei Simpsons è facile immaginare quanto l’irriverente famiglia americana sia poco adatta alla mentalità reazionaria iraniana. La decisione di togliere dagli scaffali Bart, Homer, Marge, Lisa e Maggie segue di qualche settimana la chiusura di alcuni negozi di giocattoli di Teheran, rei di avere esposto vari modelli di Barbie. Le bambole, create nel 1959 dall’americana Mattel Inc, sono state ufficialmente vietate in Iran intorno alla metà degli anni Novanta. L’icona giocattolo di molte generazioni di bambine è criticata a causa della sua abitudine di indossare minigonne e costumi da bagno, fatto decisamente grave in una nazione nella quale le donne devono camminare per strada con il volto coperto e dove uomini e donne non possono nuotare insieme. Nonostante il divieto però, la bambola fino a poco tempo fa era comunque in vendita. Le autorità avevano inizialmente lanciato nel 2002 una campagna di confisca delle Barbie dai negozi di giocattoli, denunciando le caratteristiche non-islamiche della bambola americana. Ma la campagna anti-Barbie era stata poi abbandonata. A partire dalla rivoluzione del 1979, che comportò la caduta e l’esilio dello Scià, gli iraniani hanno combattuto a più riprese contro quella che giudicano una vera e propria invasione culturale da parte dell’Occidente. Ma nonostante i divieti posti su molti libri, film, canali satellitari, musica, tagli di capelli e moda provenienti dal malefico Occidente, molti giovani seguono la cultura occidentale avidamente e spesso riescono a ottenere prodotti illegali sul mercato nero. Nel 2011 l’Iran (la cui popolazione è composta per un quarto da ragazzi con meno di quindici anni) ha importato circa 57 milioni di dollari di giocattoli, ma le autorità ritengono che a questi ne vadano aggiunti altri 20 milioni che rappresentano i giochi entrati clandestinamente nel paese.