In Vietnam durante il periodo dei festeggiamenti del Capodanno (che è lo stesso salutato in Cina) la richiesta di carne di cane raggiunge i massimi livelli annuali. Per soddisfare le richieste i contrabbandieri thailandesi viaggiano di notte nelle acque del fiume Mekong, trasportando un carico di cani stipati all’inverosimile, fino a raggiungere Hanoi. Qui gli animali, molti dei quali rubati ai legittimi proprietari, sono attesi da una sorte terribile: i “buongustai” vietnamiti sostengono infatti che gli ormoni prodotti dallo stress rendano la carne dei cani più tenera e i metodi di uccisione delle povere bestiole spazia dal venire uccisi a bastonate fino a essere scuoiati vivi. I piatti a base di cane vengono considerati di buon auspicio per il nuovo anno e nel periodo dei festeggiamenti la quotazione della carne sale notevolmente. Secondo John Dalley della Soi Dog Foundation di Phuket (soi è una parola thailandese che si può tradurre come randagio) “alcuni cani vengono comprati, altri vengono semplicemente portati via dalla strada, dai templi e persino dai giardini dei loro proprietari. Credo che si tratti al 98 per cento di cani addomesticati, allenati a rispondere ai comandi e molti di loro hanno un collare”. Le recenti alluvioni che hanno colpito la Thailandia sono state un aiuto per i rapitori di cani, per i quali gli animali persi o abbandonati sono un facile bersaglio. Alcuni di questi si limitano ad andare in giro per le strade a bordo di un pick-up e appena individuano un cane non devono fare altro che raccoglierlo. “Nel settembre scorso – ricorda ancora John Dalley – è stato fermato uno di questi veicoli; nel cassone posteriore erano stipati uno sopra l’altro centotrenta cani e più di trenta erano già morti soffocati”. Questo tipo di commercio è illegale in Thailandia ma, nonostante le autorità abbiano più volte effettuato veri e propri raid nei confronti dei contrabbandieri, secondo la Thai Veterinary Medical Association ogni anno cinquecentomila cani transitano sul Mekong per poi venire venduti. Nei giorni scorsi una pattuglia della Marina militare vietnamita ha salvato ottocento cani, ritrovati rinchiusi in quaranta gabbie a bordo di un camion, pronti per essere imbarcati. La polizia ha arrestato un uomo, ma i suoi complici si sono dileguati. Sul luogo del ritrovamento sono state rinvenute altre cento gabbie vuote, fatto che secondo le stime effettuate dai militari testimonierebbe la partenza di almeno duemila cani verso il Vietnam. Per gli animali, soprattutto quelli di razza, talvolta il viaggio prosegue fino alla Cina meridionale, dove un animale dotato di pedigree raggiunge una quotazione maggiore. “Sappiamo che i San Bernardo sono i più ricercati – racconta ancora John Dalley – ma sulle barche thailandesi è possibile trovare qualunque razza, dai barboncini agli shi tzu”. Il prezzo di mercato dei cani a uso alimentare si aggira attorno ai 500/1000 bath (tra i 16 e i 32 dollari americani) ma i contrabbandieri, quando li acquistano anziché rapirli, li pagano come un secchio di plastica o anche meno. L’imponente margine di guadagno ha portato all’esplosione di questo ignobile tipo di commercio. I mercanti di cani sostengono che non esista alcuna legge che vieti la loro attività. I contrabbandieri vengono normalmente perseguiti solo per traffico illegale e trasporto di animali vivi. In Thailandia non esiste una legge che punisca un cittadino che si renda responsabile di crudeltà nei confronti degli animali, ma i commercianti di cani potrebbero venire incriminati poiché i loro reati vengono sottoposti al codice penale, che invece contempla anche i maltrattamenti inflitti agli animali. Ma la triste verità è che spesso nei confronti dei contrabbandieri del Mekong vengono espresse sentenze leggere che prevedono pochi mesi di prigione. Inoltre le migliaia di cani sequestrati, inviati nei centri di quarantena, spesso ritornano nelle strade e inevitabilmente finiscono nuovamente nel circuito del commercio di carne. La Soi Dog Foundation e la Thai Society for the Prevention of Cruelty to Animals sono al lavoro, in collaborazione con il Department of Livestock Development, per ottenere che il Parlamento thailandese esamini un progetto di legge per il Benessere degli animali. “Ma non è a proposito del fatto se sia giusto o no mangiare carne di cane – sottolinea Dalley – piuttosto riguarda un commercio illegale che frutta milioni di dollari all’anno, gestito da criminali. Il modo in cui questi animali vengono trasportati e, se sopravvivono al viaggio, uccisi è raccapricciante”.