Naoto Matsumura, cinquantadue anni, ha trascorso tutta la sua vita a Tomioka, una cittadina che dista sedici chilometri da Fukushima, e non intende andarsene. Questo nonostante il piano di evacuazione ordinato dal governo giapponese abbia previsto di allontanare tutti coloro che abitavano nel raggio di venti chilometri dai reattori della centrale danneggiata dall’accoppiata killer terremoto/tsunami dell’ 11 marzo scorso. L’uomo, agricoltore da cinque generazioni, ha iniziato la sua disobbedienza proprio il giorno dopo il terremoto, il 12 marzo, mentre i 78mila residenti nell’area a maggiore rischio di contaminazione radioattiva abbandonavano le loro case. Il piano approntato dalle autorità però non prevedeva alcuna misura per evacuare anche le migliaia di animali che si trovavano sul territorio. Matsumura è rimasto a casa soltanto per nutrire i suoi animali; ma poco alla volta molti cani e gatti abbandonati, spinti dalla fame, hanno iniziato ad avvicinarsi alla sua proprietà. Da allora l’unico residente della zona è anche l’unica fonte di nutrimento per un gran numero di animali randagi. A quasi un anno di distanza dal disastro nucleare, l’area di venti chilometri di raggio che si estende attorno a Fukushima è un cimitero a cielo aperto. Le carcasse di cani, gatti ma anche di mucche e maiali sono sparse un po’ ovunque. Numerose associazioni animaliste avevano fatto pressione sul governo giapponese affinché si procedesse al salvataggio di tutti gli animali, ma le autorità hanno risposto che si trattava di un’operazione che comportava gravi rischi per coloro che sarebbero stati deputati a metterla in pratica. Nel dicembre scorso è stato consentito a un gruppo di animalisti l’ingresso nell’area evacuata. I volontari hanno portato via circa 250 cani e un centinaio di gatti, riuscendo in seguito a rintracciare l’80 per cento dei proprietari. “Sono pieno di rabbia – sbotta Naoto Matsumura, intervistato da Cnn – Ed è questa la ragione per la quale sono ancora qui. Mi rifiuto di andarmene portando con me questa rabbia e questo dolore. Piango ogni volta che guardo la città nella quale sono nato. Il governo e la gente di Tokyo non sanno quello che sta succedendo qui”. Da quando ha deciso di rimanere per dar da mangiare ai randagi, Naoto esce dall’area solo per procurarsi nuovo cibo per i suoi amici a quattro zampe. L’uomo rammenta che dopo alcune settimane dall’evacuazione la maggior parte delle mucche erano morte. Vermi e mosche ricoprivano le carcasse e l’odore era insopportabile. Ma la scena peggiore ricordata da Naoto Matsumura riguarda una mucca con il suo vitellino che l’agricoltore ritrovò in pessime condizioni nella fattoria di un vicino: “la mucca era pelle e ossa e il suo piccolo piangeva e cercava ostinatamente di attaccarsi alle mammelle della madre. Ma lei, forse temendo che se avesse nutrito il cucciolo sarebbe morta, lo allontanava scalciando. La scena si ripetè diverse volte e alla fine il vitellino si rintanò in un angolo della stalla e prese a succhiare della paglia, come se fossero le mammelle di sua madre”. Il giorno dopo Naoto tornò alla fattoria e trovò entrambi gli animali morti. E’ stato dopo avere assistito a decine di scene come questa che il signor Matsumura ha iniziato a concedere interviste ai corrispondenti esteri di varie testate, sottolineando come i media giapponesi stiano ignorando un aspetto drammatico delle conseguenze dell’incidente di Fukushima. “Il governo e la Tepco non stanno facendo nulla – sostiene Naoto Matsumura – Loro sono i responsabili e non ci considerano nemmeno delle vittime. Raccontano che stanno lavorando all’interno dell’area evacuata, ma in realtà non stanno facendo nulla”. Il ribelle solitario spera in un’accelerazione delle opere di bonifica perchè se mantengono il ritmo attuale teme che non vivrà abbastanza per vedere tornare a casa i suoi concittadini. Naoto Matsumura vive in una città fantasma, senza elettricità e beve l’acqua estratta da un pozzo vicino alla sua casa. Dopo essersi sottoposto agli esami per misurare i livelli di contaminazione il suo organismo è risultato “completamente contaminato”. Ma nemmeno questo è stato sufficiente a farlo recedere dai suoi propositi infatti, in qualità di unico cittadino di Tomioka, ha dichiarato di volere seguire da vicino le opere di bonifica commissionate dal governo. “Dobbiamo decontaminare quest’area o questa città morirà. Io rimarrò qui per essere sicuro che questo venga fatto e perchè voglio morire dove sono nato”.