Entro un anno dovrebbe prendere il via in Gran Bretagna un test clinico basato sulla somministrazione per via endovenosa di psilocibina (il principio attivo dei funghi allucinogeni) a pazienti depressi che non beneficiano degli effetti delle cure farmacologiche attualmente disponibili nè della psicoterapia. Ovviamente l’iniziativa ha suscitato molte polemiche, anche perché a capo della controversa sperimentazione ci sarà David Nutt dell’Imperial College di Londra che, tre anni fa, è stato bruscamente licenziato dal ruolo di presidente del Comitato di Consulenza sull’abuso di droga per avere criticato la decisione del governo di riclassificare la marijuana, privandola della definizione di droga leggera. L’idea di utilizzare la psilocibina per trattare della depressione grave è legata ai risultati di due studi precedenti. Nel primo, ai volontari è stata somministrata la psilocibina mentre erano sottoposti a risonanza magnetica funzionale. I risultati, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences, hanno dimostrato che il farmaco ha in pratica disconnesso due regioni chiave del cervello, in possesso di connessioni multiple con altre aree cerebrali. Una di queste , la corteccia prefrontale mediale, è notoriamente iperattiva nelle persone affette da depressione. L’altra, la corteccia posteriore cingolata, si ritiene svolga un importante ruolo nella coscienza e nell’identità. Il secondo studio, di imminente pubblicazione sul British Journal of Psychiatry, ha rilevato che il principio attivo dei magic mushroom potenzia i ricordi associati a emozioni positive. Le scansioni cerebrali hanno dimostrato che l’esperienza di memoria era molto “reale”. Infatti è stato registrato un aumento dell’attività nelle regioni del cervello che elaborano la visione e le altre informazioni sensoriali. David Nutt, che ha definito i risultati dei due studi una vera e propria “rivelazione” sostiene che “le sostanze psicotrope vengono comunemente associate alla cosiddetta “espansione della mente” e pertanto viene dato per scontato che aumentino l’attività cerebrale. Ma sorprendentemente abbiamo scoperto che la psilocibina ha effettivamente causato una diminuzione dell’attività nelle zone del cervello che hanno più connessioni con le altre aree. Le due zone disattivate dalla psilocibina influenzano e ordinano la nostra esperienza del mondo e ora sappiamo che se vengono “spente” modificano la nostra percezione”. Quella inglese sarà la prima ricerca da cinquant’anni a questa parte completamente incentrata sulle droghe psichedeliche. Negli anni Cinquanta e Sessanta, gli scienziati che sperimentavano gli effetti di droghe come l’ LSD e la psilocibina hanno condotto ricerche su circa quarantamila pazienti e pubblicato più di mille articoli. Tutti gli esperimenti sono stati bruscamente interrotti nel momento in cui i governi hanno giudicato queste droghe come dei mali sociali e le hanno rese illegali. “Le hanno vietate – ha sostenuto Nutt – perché avrebbero potuto far cambiare la società. C’era una grande preoccupazione a questo proposito. Da allora è stato praticamente impossibile utilizzare le droghe psichedeliche nelle ricerche”. Per lo scienziato inglese è stato “dannatamente difficile” reperire i fondi necessari per il suo studio: infatti né il Medical Research Council né il Wellcome Trust, la più grande charity di ricerca della Gran Bretagna, si sono resi disponibili a finanziarli. Mentre Nature e Science, due tra le più prestigiose riviste scientifiche, hanno rifiutato di pubblicare i risultati. Se David Nutt e la sua equipe riusciranno a trovare il denaro necessario, i test verranno avviati entro un anno. Vi prenderanno parte ventisei pazienti con una storia di depressione grave e refrattaria ai farmaci e alle terapie cognitivo-comportamentali. La metà dei pazienti verrà trattata con psilocibina mentre psicoterapeuti specializzati li indurranno a rievocare i loro ricordi più piacevoli. I risultati delle precedenti ricerche suggeriscono che gli effetti positivi del farmaco potrebbero essere di lunga durata o persino permanenti. Dopo il trattamento, il progresso dei pazienti sarà monitorato per un anno. Le loro risposte alla terapia verranno confrontate con quelle di un gruppo di controllo al quale verrà somministrato un placebo. Per motivi di sicurezza, i due studi precedenti hanno visto coinvolti solo volontari sani, senza problemi psichiatrici e che avevano provato in precedenza droghe allucinogene, senza avere reazioni negative. I volontari hanno raccontato di avere sperimentato una gamma di esperienze vivide e simili ai sogni; c’è stato chi ha visto motivi geometrici, chi ha avvertito un’alterazione del senso del tempo e chi ha avuto sensazioni del tipo ” Alice nel paese delle meraviglie”, sentendosi molto grande o molto piccolo. Alcuni hanno vissuto anche trasformazioni mistiche paragonabili a quelle sperimentate dai monaci buddisti che praticano la meditazione profonda. Questa esperienza è stata descritta come una dissoluzione dell’Io fino a divenire un tutt’uno con l’universo. C’è stato anche un volontario che ha descritto l’effetto della psilocibina come “trovarsi in ginocchio davanti a Dio“.