Si tratta di un’unità formata da cinquantaquattro uomini che si occuperà di pattugliare le riserve nelle quali vivono le tigri nei parchi nazionali situati lungo i confini degli stati meridionali indiani di Karnataka, Kerala e Tamil Nado. Tutti i componenti del team schierato a protezione dei grandi felini hanno seguito un corso di sopravvivenza nella giungla e un addestramento all’uso delle armi. In India il numero delle tigri che vivono libere si è drasticamente ridotto con l’andare del tempo: un censimento redatto lo scorso anno ha contato 1.700 esemplari; soltanto un secolo fa erano all’incirca centomila. L’unità speciale di protezione è stata organizzata dal ministero dell’Ambiente indiano su richiesta della National Tiger Conservation Authority e del governo dello stato di Karnataka. La squadra attualmente è al lavoro nei parchi nazionali di Bandipur e Nagarahole, a sud di Bangalore. Questa zona particolarmente boscosa ha, secondo un censimento pubblicato nel marzo dello scorso anno, la più grande popolazione di tigri selvatiche con circa trecento esemplari. Lo stesso censimento ha fornito anche un dato timidamente incoraggiante: il numero di felini è in leggero aumento; si è passati infatti dai 1.411 esemplari del 2006 ai 1.706 censiti l’anno scorso. Secondo i funzionari del ministero gli sforzi per la conservazione messi in atto dal governo e dalle organizzazioni animaliste hanno aiutato la crescita della popolazione di tigri e di elefanti. Ma il bracconaggio resta una minaccia: nel solo Karnataka sono state uccise venticinque tigri in cinque anni. Presto un’altra unità pattuglierà le riserve dello stato orientale di Orissa. La National Tiger Conservation Authority ha individuato tredici riserve, situate in sette differenti stati, che hanno i requisiti perchè vengano adottate misure speciali a tutela delle tigri.