Due uomini sono stati arrestati nello stato dell’India centrale del Chhattisgarh con l’accusa di avere ucciso una bambina di sette anni, alla quale in seguito è stato barbaramente espiantato il fegato. Secondo la polizia l’orribile crimine è stato commesso nel corso di un sacrificio rituale per ottenere un buon raccolto. I resti mortali di Lalita Tati, scomparsa nel mese di ottobre dell’anno scorso furono ritrovati pochi giorni dopo la sua sparizione. La settimana scorsa, la polizia indiana ha arrestato due uomini, entrambi agricoltori poverissimi, che hanno confessato di avere ucciso la piccola e di averne estratto il fegato per “placare i loro dei e ottenere un ricco raccolto”. Quando venne rapita, Lalita stava tornando a casa dopo essere stata da un vicino a guardare la tv e secondo Rajendra Narayan Das, un ufficiale della polizia nel distretto di Chhattisgarh, “ci sono prove sufficienti, a prescindere dalle confessioni, per accusare entrambi gli uomini del delitto”. Se verranno condannati i due rischiano l’ergastolo o la pena di morte. Gli agricoltori sono stati definiti “tribali”, un termine che fa riferimento alle popolazioni indigene della regione, che sono in gran parte poverissime e ad alto tasso di analfabetismo. I sacrifici umani sono piuttosto rari, ma ogni anno se ne registra qualcuno nel tribale Chhattisgarh, dove stregoni e guaritori possono ancora vantare un numeroso seguito.