Un giorno di quattro anni fa alla Borsa di New York, poco dopo l’ora di pranzo, cominciarono a succedere cose strane. Arrivò un’inondazione di messaggi di compravendita, con una serie di ordini emessi e simultaneamente cancellati. Il volume dei messaggi inviati era talmente consistente che il traffico in ingresso da parte di migliaia di altre società di trading subì un rallentamento, penalizzando gli scambi dei 975 titoli in listino. Il caso è stato reso pubblico solo l’anno scorso, quando il comitato disciplinare della Borsa di New York ha multato il Crédit Suisse per non aver supervisionato in modo adeguato un algoritmo sviluppato e gestito dal suo reparto di proprietary trading, l’ufficio che ha il compito di comprare e vendere titoli usando il denaro della banca invece che i fondi dei clienti. Questo è soltanto uno dei casi causati dal cosiddetto High frequency trading (letteralmente scambi commerciali/transazioni ad alta frequenza) che altro non è che una modalità di intervento sui mercati che si serve di sofisticati strumenti software (talvolta anche hardware) con i quali mettere in atto negoziazioni ad alta frequenza che agiscono, guidate da algoritmi matematici, sui mercati di azioni, opzioni, obbligazioni, strumenti derivati e commodities. La durata di queste transazioni può essere brevissima, con posizioni di investimento che vengono tenute per periodi di tempo variabili, da poche ore fino a frazioni di secondo. I super computer in dotazione agli operatori che fanno trading ad alta frequenza (ma sarebbe meglio dire ad alta velocità) in circa 30 millisecondi (1.000 volte meno del tempo di un battito di ciglia) sono in grado di analizzare, processare, inserire e cancellare da 3.000 ai 5.000 ordini. Lo scopo di questo approccio è quello di lucrare su margini estremamente esigui, anche pochi centesimi. Per trasformare tali margini minimi in significativi guadagni, la strategia HFT deve necessariamente operare su grandi quantità di transazioni giornaliere. Le strategie HFT hanno raggiunto notevoli volumi, tanto che, in alcuni contesti borsistici, si stima siano responsabili della maggior parte del traffico di transazioni, con percentuali che giungono, in alcuni casi, a superare il 70% del totale. Tra i più noti operatori a far uso di simili approcci, vi sono, ad esempio, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Si sospetta inoltre che il massiccio uso di strategie HFT sia all’origine di estrema volatilità sui mercati e conferisca a questi ultimi un’eccessiva complessità, di cui i normali operatori non sono pienamente consapevoli. Infine, si ritiene che l’utilizzo in mala fede di tali strumenti possa essere finalizzato a turbare o destabilizzare i mercati. Per questi motivi sono allo studio proposte di intervento normativo o regolamentare per la correzione e la limitazione di tali effetti distorsivi. La strategia HFT si distingue per alcune sue connotazioni peculiari: agisce su grandi quantità, utilizzando algoritmi automatici per l’analisi dei dati provenienti dai mercati. Il mercato viene inondato da ordini immediate-or-cancel (esegui immediatamente o cancella) che servono a sondare le condizioni di mercato, senza portare a transazioni, a causa dei brevissimi tempi di latenza. La decisione di comprare o vendere può essere innescata da una notizia. Ci sono addirittura tecnologie a parte che “sgrossano” gli articoli dei servizi d’informazione per offrire agli algoritmi un indizio su dove potrebbe essere vantaggioso cominciare a trattare le azioni di una società. Altre categorie di algoritmi vanno a cercare, fra una serie di Borse e piattaforme di scambio, il posto dove si può trovare il prezzo migliore. La posizione di investimento è mantenuta solo per tempi di latenza brevissimi (anche solo pochi secondi, o frazioni dell’ordine di grandezza di alcuni millisecondi) con rapidissime incursioni da e per queste posizioni, anche per migliaia o decine di migliaia di volte al giorno. La quasi totalità degli ordini di transazione non giunge a una conclusione: di norma solo l’1% delle transazioni si trasforma in un contratto vero e proprio. Alla fine di una giornata di borsa, non rimane alcuna posizione di investimento significativa. In Europa, le transazioni ad alta frequenza rappresentano circa il 35% del totale degli scambi. Nel 2011, è stato calcolato che l’incidenza delle transazioni ad alta frequenza sulla Borsa di Milano sia pari al 50%. Nel luglio 2009, le transazioni ad alta frequenza generavano il 73% del volume di negoziazione di azioni sui mercati degli Stati Uniti. Gli scambi ad alta velocità conferiscono un vantaggio a chi li mette in atto rispetto a chi si serve ancora di strumenti tradizionali: quest’ultima categoria non annovera solo operatori improvvisati, ma anche importanti trader istituzionali, come i fondi pensione. In uno studio finanziato dalla Federal Reserve Bank di Chicago, che fa parte del sistema delle Banche centrali Usa, si può leggere: “l’ambiente di trading ad alta frequenza ha le potenzialità di generare errori e perdite in ritmi e proporzioni di gran lunga superiori a quelli di una sala contrattazioni o di un trading condotto attraverso monitor. Errori nel trading algoritmico si sono già verificati, ma è ancora poco rispetto a quello che potrebbe succedere». Tra gli errori celebri vale la pena ricordare quello di Morgan Stanley che nel settembre 2004 ha inoltrato un ordine per 10,8 miliardi di dollari invece che 10,8 milioni e un ordine da 31 miliardi di dollari da parte della Ubs nel febbraio 2009, centomila volte più consistente del voluto. Secondo il premio Nobel Kenneth Arrow:” Non siamo mai sicuri e in una certa misura siamo sempre ignari. La nostra conoscenza del modo in cui funzionano le cose, nella società o nella natura, è avvolta nella nebbia della vaghezza. Grandi mali sono derivati dalla fede nella certezza. Le nostre vite abbondano di numeri, ma a volte ci dimentichiamo che i numeri sono soltanto strumenti. Pur non avendo un’anima, possono diventare dei feticci. Molte decisioni cruciali sono prese dai computer, strani congegni che divorano numeri, come mostri voraci, e che chiedono di essere nutriti con quantità sempre maggiori di cifre da masticare, digerire e risputare”.

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