Chi, durante le prossime festività, si dovesse sentire stanco, assonnato o avesse difficoltà a respirare potrebbe soffrire di una particolare condizione strettamente collegata a uno dei principali simboli natalizi: la sindrome dell’albero di Natale. I ricercatori della Upstate Medical University di New York hanno individuato infatti proprio nell’albero un possibile nemico della nostra salute. Lo studio è stato approntato dopo che gli scienziati americani hanno rilevato un picco di malattie respiratorie nelle due settimane attorno al 25 dicembre. Il team statunitense ha esaminato 28 campioni provenienti da altrettanti alberi e tra rami, aghi e corteccia ha scovato ben 58 tipi di muffe diverse. Di queste il 70 per cento può causare sintomi come prurito al naso, lacrimazione, tosse, affanno, dolori al petto, sinusite, senso di affaticamento e problemi di sonno. A lungo termine, alcune tra le muffe esaminate possono provocare problemi polmonari, favorendo patologie come la bronchite e la polmonite. Le muffe “abitano” normalmente gli alberi, ma prosperano enormemente se la pianta si trova, anziché in una foresta, in una casa ben riscaldata. Lo studio americano, pubblicato su Annals of Allergy, Asthma and Immunology, ha citato anche un’altra ricerca che precedentemente aveva dimostrato come fossero sufficienti due settimane perché il numero delle spore delle muffe disperse in 35 metri cubi di aria passasse da ottocento a cinquemila. Lawrence Kurlandsky, che ha guidato la ricerca, ha dichiarato di avere personalmente trattato pazienti i cui sintomi mostravano una chiara connessione con l’albero di Natale. “Ai miei pazienti spiego che ci sono luoghi più belli dove trovarsi alla vigilia di Natale che uno studio medico e che forse è meglio lasciar perdere l’albero o comperarne uno artificiale.” A chi proprio non può fare a meno di palline e festoni, il dottor Kurlandsky propone due semplici suggerimenti: primo, lasciare l’albero all’aperto per farlo asciugare prima di portarlo in casa e, secondo, rimuoverlo rapidamente dopo il giorno di Natale, senza aspettare l’Epifania.