Tra i giovani e giovanissimi americani l’uso di marijuana ha raggiunto il livello più alto degli ultimi trent’anni; a sostenerlo è uno studio annuale condotto dalla University of Michigan, il “Monitoring the Future”, che rappresenta un’autorevole istantanea del consumo di droga e alcol da parte degli adolescenti tra i quattordici e i diciotto anni. Quasi il 23 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere fumato marijuana nell’ultimo mese a fronte di un 18.7 che si è limitato ad accendere delle normali sigarette. L’uso di sigarette è sceso in tutte le età esaminate, precipitando del 60 per cento negli ultimi quindici anni. Tra i ragazzi più grandi intervistati, il 18.7 per cento ha riferito di avere fumato una sigaretta contro il 36,5 per cento del 1997, anno del picco più recente del consumo di tabacco. Anche l’alcol ha raggiunto il suo minimo storico tra i teenager, scendendo dal 41 per cento di cinque anni fa al 22 per cento di quest’anno. L’abuso di alcol per i giovanissimi è fissato in quattro drink per le femmine e cinque per i maschi, ovviamente nel corso di una sola serata. Ma secondo i ricercatori statunitensi , come hanno affermato illustrando il loro lavoro al National Press Club di Washington mercoledì scorso, gli adolescenti si rivolgono a prodotti alternativi al tabacco, come il narghilè, piccoli sigari e tabacco da masticare. I dati relativi ai ragazzi che frequentano l’ultima classe dell’high school raccontano che il 36.4 per cento ha usato marijuana nel corso dell’anno e che il 6.6 lo fa quotidianamente (cinque anni fa le percentuali erano rispettivamente del 31.5 e del 5 per cento). La ragione della popolarità della marijuana è, secondo Lloyd Johnson, capo ricercatore della University of Michigan, che “il rischio percepito è diminuito e questo indebolisce le norme che ne vietano l’uso. Inoltre sono davvero pochi i ragazzi che vedono fumare marijuana come qualcosa di dannoso per la salute”. Ma non è solo la marijuana tradizionale ad avere visto crescere il proprio consumo, infatti anche quella sintetica conosciuta anche come Spice o K2 (in vendita nei distributori di carburante, online o negli smartshop) sta conoscendo una grande diffusione. Si tratta di composti chimici che se fumati producono effetti simili all’erba e quello dell’università americana è il primo studio che ne investiga il consumo tra i giovani: l’11.4 per cento dei teenager coinvolti nella ricerca ha dichiarato di averne fatto uso. Nel marzo scorso, la Drug Enforcement Administration (Dea) ha emesso un’ordinanza di emergenza che vietava la vendita di cinque sostanze chimiche utilizzate per produrre la marijuana sintetica, approvata dal Parlamento americano all’inizio di questo mese.Trentotto stati hanno preso iniziative per proibire la vendita di marijuana sintetica e questo secondo Gil Kerlikowske, direttore dell’Office of National Drug Control Policy della Casa Bianca, “è quello che ci voleva” e dimostra la nuova tendenza governativa “di andare dritti al problema prima che diventi fuori controllo”. Inoltre Kerlikowske ha anche avvertito il suo governo di prestare molta attenzioni alle pressioni da parte di lobby che agiscono per conto delle aziende legate alla vendita di marijuana sintetica e a uso medicinale quando, all’inizio del prossimo anno, prenderà il via la campagna presidenziale statunitense. Il sondaggio, condotto su 46.773 studenti provenienti da 400 scuole pubbliche e private, è giunto alla sua trentaseiesima edizione ed è finanziato dal National Institute on Drug Abuse, sezione del National Institutes of Health.