Ieri il sito di Julian ha pubblicato i nomi delle 160 aziende di 25 paesi diversi che insieme formano una sorta di grande occhio che spia su tutti noi. ” Stanno facendo miliardi di euro vendendo sofisticati strumenti di monitoraggio ai governi – ci ricorda Wikileaks – violando le regole dell’esportazione e chiudendo un occhio sui regimi dittatoriali che calpestano i diritti umani”. Nell’elenco presentato dal sito di pubblicazione di documenti segreti ci sono sette aziende italiane. Il primo nome è quello della milanese Hacking Team (fondata nel 2003 da David Vincenzetti e Valeriano Bedeschi), della quale Wikileaks ha pubblicato anche la presentazione di Remote Control System 5.1 che, come visibile sul sito dell’azienda, è ” una soluzione progettata per eludere la crittografia per mezzo di un agente installato direttamente sul dispositivo da monitorare”. In poche parole, è in grado di violare computer e smartphone come Android, iPhone e Blackberry, registrandone i dati e, praticamente, trasformando un cellulare in una cimice. Uno dei fondatori di hacking Team ha recentemente dichiarato che il loro sistema è stato venduto a 30 clienti in 20 Paesi e che questi erano tutti “organismi statali in nazioni non sottoposte ad embargo”. Scorrendo la lista delle aziende viene fuori Loquendo (con sedi a Torino, Milano, Monaco di Baviera, Madrid, Parigi e Londra) venduta la scorsa estate dal gruppo Telecom Italia a Nuance per 53 milioni di euro; le sue specializzazioni sono il riconoscimento e la sintesi vocale. IPS (Intelligence and Public Security) con sede a Latina, si occupa di comunicazioni e sorveglianza, il suo prodotto di punta è Genesi che, come illustra il sito aziendale “si adatta bene alle esigenze delle Agenzie Governative per analizzare e monitorare diversi tipi di sorgenti di informazione sia offline che real time per catturare stream da differenti reti, per obiettivi di sorveglianza o misure preventive”. Suoi clienti principali sono il Ministero dell’Interno, l’Arma dei Carabinieri, Telecom Italia e Wind. Ips fa parte di Resi Group così come un’altra delle società citate nella lista, Resi per l’appunto, che si occupa prevalentemente di Network & Security Management. Un altro nominativo è quello di Rcs (niente a che fare con l’editore del Corriere della Sera) che “dal 1993 nel mercato mondiale dei servizi a supporto dell’attività investigativa e che oggi riveste un ruolo di primaria importanza nel mondo delle intercettazioni”. Innova, invece, ha il suo core business nell’ intercettare comunicazioni su linee telefoniche di qualunque tipo, anche criptate, intercettazioni ambientali, localizzazioni di veicoli e analisi dei dati raccolti. Secondo Wikileaks l’azienda italiana sarebbe anche in grado di intercettare anche gli sms e monitorare l’uso di Internet. Il tutto grazie a un’unica interfaccia grafica chiamata Ego. Infine, B.e.a. srl (http://www.beanet.it/chi.html)di Torino, che vanta “clienti in tutto il mondo, inclusi governi e pubbliche autorità in una quindicina di Paesi nei 5 continenti” e si occupa esclusivamente di intercettazioni telefoniche. Le “rivelazioni” del sito di Assange hanno, è bene ricordarlo, una dimensione mondiale: nei 287 spyfiles pubblicati viene delineata l’esistenza di un sistema di intercettazione di massa “Le compagnie internazionali che si occupa di sorveglianza hanno sede nei paesi più tecnologicamente avanzati, e vendono la loro tecnologia a tutte le nazioni del mondo – si legge nel comunicato di Wikileaks – Questa industria, in pratica, è del tutto priva di controllo e regolamentazione. Le agenzie di intelligence, le forze militari e le autorità di polizia sono in grado di intercettare chiamate silenziosamente, segretamente e a livello di massa, sono inoltre in grado di accedere ai computer, il tutto senza bisogno dell’aiuto o della consapevolezza dei provider di telecomunicazione. L’ubicazione fisica degli utenti può essere tracciata se questi hanno un telefono cellulare, anche quando questo è solo in standby.” Questo business frutta alle aziende coinvolte un fatturato globale di due miliardi di dollari all’anno. Per chi vuole avere una visone fisica della rete di spionaggio di massa indicata da Wikileaks è disponibile la Spyfiles Map, mappa interattiva grazie alla quale è possibile valutare la distribuzione territoriale delle aziende citate e le loro competenze.