L’undici settembre 2001 morirono 2753 persone nel crollo del World Trade Center . Di queste 60 erano poliziotti e ben 343 pompieri. Nella cittadina operaia di Babylon, a pochi chilometri da New York, vive John Vigiano, ex marine e capitano del Fire Department di New York ormai in pensione. Lui e la moglie Janette hanno perso due figli nell’attentato terroristico più famoso della storia. Joseph (36 anni), detective del dipartimento di polizia e John II (34), pompiere, entrambi di stanza a New York. Subito dopo l’attentato, i due fratelli, ciascuno con i propri colleghi, è partito alla volta del Wtc per partecipare alle operazioni di emergenza. Il padre e uno dei due figli, Joseph, si sono parlati al telefono mentre quest’ultimo si stava portando sul luogo del disastro. Di recente il capitano Vigiano ha raccontato quell’ultima, banale, ma per lui indimenticabile, chiamata che iniziò con il classico “Dove sei?”. “Sono sulla Westside Highway, stiamo andando al World Trade Center. – rispose Joseph – Un aereo si è appena schiantato sulle Twin Towers”.”Sì, l’ho sentito in televisione. Sembra che sia un Piper”. “No, papà, non è un Piper è un aereo grande. Basta vedere il volume di fumo”. “Allora, stai attento – disse concludendo la telefonata il padre- Ti voglio bene”. Anch’io ti voglio bene, papà” e poi più nulla, solo un corpo da seppellire (quello di John II non è mai stato ritrovato). Al termine della chiamata John Vigiano è uscito, è andato in banca e, una volta tornato a casa, ha sentito un giornalista dire che le Torri erano crollate. L’uomo ha pensato “i soliti giornalisti. I grattacieli così non crollano. Non crollano mai”. Purtoppo le cose sono andate come è noto e oggi, a dieci anni dal giorno che ha cambiato il mondo, il padre di Joseph e John lamenta che il tempo passato non ha lenito il dolore anzi è costretto ad ammettere amaramente che le cose sono perfino peggiorate. Nel corso di una toccante intervista rilasciata a Raitre (sulla quale domenica 4 settembre è andato in onda il documentario “Undici settembre dieci anni dopo”) il capitano Vigiano ha raccontato la sua convivenza con il terribile dolore, svelandone gli effetti quotidiani. “Le feste per noi non hanno alcun senso. Nessun senso. Sa qual’è il giorno peggiore della mia vita? – ha chiesto all’intervistatore -A parte l’undici settembre è la Festa del papà. Non ho neanche più voglia di stare in mezzo alla gente. Cerco di evitare le altre persone. Tuttavia – ha proseguito – se ci sono i giorni tristi, io e mia moglie non vogliamo essere un peso per tutti. Molti pensano che ci sia una sorta di orologio e che una volta superata una certa soglia le cose comincino ad andare meglio. Ma non vanno affatto meglio”. Questa è soltanto una delle migliaia di storie di dolore e di vite irrimediabilmente cambiate dopo quel tragico giorno e ricordarla significa onorare ciascuna delle vittime. Sia quelle che persero la vita che quelle che sopravvissero. Come il capitano John Vigiano.