“L’omosessualità non è una malattia e non c’è nessun posto per la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale di una persona” è stata la secca risposta di Unaids (programma delle Nazioni Unite che si occupa della lotta contro le infezioni da Hiv) il giorno dopo che il ministro della Sanità indiano Ghulam Nabi Azad aveva definito gli uomini che hanno rapporto sessuali con altri uomini “malati” e “contro natura”. “La ricca tradizione di inclusività e giustizia sociale dell’India deve includere gli omosessualli e i transgender” ha dichiarato Michel Sidibe, direttore esecutivo di Unaids, che prosegue “non c’è posto per la stigmatizzazione e la discriminazione in base all’orientamento sessuale. Così come prescritto dalla World Health Organization, noi non guardiamo all’omosessualità come a una malattia”. Il ministro della sanità indiano ha espresso il suo punto di vista sulla questione nel corso della National Convention of Parliamentarians on Hiv/Aids dicendo testualmente: “Sfortunatamente questa malattia che porta gli uomini ad avere rapporti sessuali tra loro, solitamente tipica dei paesi più sviluppati, si sta diffondendo nella nostra nazione. I rapporti sessuali dei gay sono contro natura e non dovrebbero esistere, ma esistono. Ne è presente un numero rilevante nella nostra nazione, ma è difficile identificarli. E devo ammettere che a questo proposito non sabbiamo fatto alcun progresso. E’ una sfida, perché nei casi di lavoratrici del sesso femminili possiamo identificare le comunità nelle quali vivono e arrivare a loro ma, nel caso dei gay, sta diventando molto difficile”. Secondo i dati della National Aids Control Organisation (Naco) in India vi sarebbero all’incirca quattrocentomila omosessuali maschi. Nell’ambito della comunità gay l’incidenza dell’Hiv è del 7.3 per cento contro la media nazionale degli adulti che è attestata allo 0.31 per cento. In totale le persone sieropositive sono più di due milioni e mezzo.