Omofobica, irrispettosa, assurda, inaccettabile: così è stata definita la terapia contro l’omosessualità, proposta da alcuni medici tedeschi e consistente in un mix di pillole omeopatiche e sedute psicoanalitiche.
Ha scatenato una raffica di polemiche infatti l’iniziativa della Union of Catholic Physicians (UCP), che propone una cura a base di psicoterapia e omeopatia per gli omosessuali che vogliono guarire. Inutile dire che il termine cura e guarigione ha fatto letteralmente infuriare la Lesbian and Gay Federation tedesca (LSVD) che ha dichiarato allo Spiegel il proprio sdegno per l’atteggiamento del gruppetto di dottori che si è messo in testa di convertire i gay. Questi ultimi dal canto loro si difendono e come specifica il capo dell’UCP, Gero Winkelmann, sottolineano di voler offrire guarigione solo a chi non accetta la propria condizione e vive una situazione di disagio, chiedendo dunque aiuto per uscire da una sofferenza profonda e da una conflittualità. Ma al di là del razzismo di chi ha la pretesa di redimere i gay vien da chiedersi come si possa veramente pensare che una pillola di Globuli (costituita prevalentemente da zucchero), sapientemente miscelata con qualche colloquio di psicoterapia, possa mutare gli orientamenti sessuali delle persone. Giova ricordare comunque che dal punto di vista scientifico l’omosessualità non è una malattia. Già nel 1973 l’APA (American Psychiatric Association) lo aveva stabilito, classificandola nel 1987 fra le varianti non patologiche della sessualità umana e parlando più genericamente di Gender Identity Disorder. Nel 1991 l’Organizzazione mondiale della sanità l’ha infine esclusa dalla classificazione delle malattie. Eppure c’è ancora chi magnanimamente vuole guarire i gay…

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