L’astrofisico più famoso del mondo torna a far parlare di sé dichiarando, nel corso di un’ intervista pubblicata sul Guardian, che il Paradiso e più in generale l’aldilà sono semplici favole destinate a lenire l’angoscia di chi teme la morte. Hawking, spesso assai critico nei confronti delle religioni e dei loro dogmi, ha chiaramente affermato di ritenere che il nulla sia tutto ciò che ci aspetta oltre l’ultima scintilla di vita del cervello. Ne “Il Grande Disegno”, ultima fatica letteraria dello scienziato britannico datata 2010, Hawking asseriva come non sia necessaria la figura del Creatore per spiegare l’esistenza dell’Universo. L’astrofisico inglese soffre dall’età di ventuno anni di atrofia muscolare progressiva. Quando gli venne diagnosticata la malattia, le previsioni più ottimistiche riducevano le sue aspettative di vita a qualche anno, con i sintomi in rapido peggioramento. “Ho vissuto quarantanove anni con la prospettiva di morire da un momento all’altro. Non ho paura di morire, ma non ho nemmeno fretta di farlo. Ci sono così tante cose che voglio fare prima.” ha sottolineato Hawking che, riferendosi alla mente umana, ha aggiunto: “Io considero il cervello come un computer che smette di lavorare quando i suoi componenti si guastano. Non c’è paradiso o aldilà per un computer rotto. È solo una fiaba per chi ha paura del buio”. Rispondendo a Ian Sample, giornalista scientifico del Guardian, che gli chiedeva come sia necessario vivere una volta accettata l’inesistenza dell’aldilà, lo scienziato ha replicato che gli esseri umani dovrebbero “perseguire il valore più alto” delle proprie azioni. Nel libro che, nel 1988, lo ha reso una star mondiale (Dal Big Bang ai Buchi Neri: Breve Storia del Tempo), Hawking aveva descritto che cosa sarebbe accaduto se la scienza fosse riuscita a sviluppare completamente la cosiddetta “teoria delle superstringhe“, vale a dire il tentativo di spiegare, attraverso delle equazioni, tutte le particelle e le forze fondamentali dell’ Universo e riunirle in un’unica teoria considerandole come vibrazioni di sottilissime stringhe supersimmetriche. “Sarebbe il trionfo definitivo dell’intelletto umano – si legge nel best-seller – e solo allora potremo capire la mente di Dio”.

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