A nove anni, a Felix Finkbeiner venne l’idea di piantare un milione di alberi. Tutto nacque da un progetto scolastico che verteva sui cambiamenti climatici. Il piccolo Felix decise di spendere un weekend per documentarsi online sull’argomento e fu per questa ragione che si imbatté nella storia che gli avrebbe cambiato la vita: quella di Wangari Maathai. L’ambientalista, attivista e biologa keniota fondatrice nel 1977 del progetto Green Belt Movement (un organizzazione no-profit che, nel tentativo di contrastare l’erosione del suolo, ha piantato a tutt’oggi 45 milioni di alberi in Kenia) premiata nel 2004 con il Nobel per la Pace per “il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”. Leggendo la storia di Maathai, Felix si rese conto che “lei aveva ottenuto così tanto con così poco” e questo fece nascere in lui l’idea che anche i bambini avrebbero potuto fare qualcosa per l’ambiente. Il piccolo ecologista presentò la sua ricerca alla Scuola Internazionale di Monaco e dopo la prima esposizione delle sue idee gli venne ripetutamente chiesto di tenere il suo discorso anche davanti alle altre classi. In breve l’idea di piantare un milione di alberi in tutta la Germania si diffuse assumendo sempre più i connotati dell’evento. Il 28 marzo 2007, a soli due mesi di distanza dalla sua orazione ambientalista, il bambino piantò il suo primo albero (un melo selvatico) e presto le fila di coloro che volevano cooperare al progetto Plant for the Planet andarono ingrossandosi sempre più. Tanto che a un certo punto Felix si rese conto di avere bisogno di aiuto per gestire la mole di lavoro e, cosa piuttosto inusuale per un bambino di nove anni, chiese un finanziamento di 40 mila euro a Toyota Germania al fine di assumere un collaboratore. La casa automobilistica concesse il denaro e quando Felix tenne il suo discorso alla riunione annuale dei venditori di Toyota Germania raccolse altri 11 mila euro di donazioni. Nell’aprile del 2008, all’età di dieci anni l’audace ragazzino tedesco convocò una conferenza stampa per annunciare che erano già stati piantati cinquantamila alberi. Il padre del bambino, Frithjof, lo invitò “a non essere troppo deluso se non si fosse presentato nessuno”. Ma non andò così, la conferenza si tenne e i giornalisti presenti diffusero la notizia attraverso la nazione, rendendo Plant for the Planet sempre più conosciuto. Da allora Felix ha tenuto conferenze in tutto il mondo. Nel 2008 presenziò alla UN Children’s Conference in Norvegia dove venne eletto membro del junior board del progetto UN Environment Programme. Lo scorso anno è stato una delle star che hanno preso parte alla conferenza sul clima di Cancun. Nel frattempo Plant for the Planet si è diffusa in 131 nazioni (Italia inclusa) e Felix viene considerato uno dei venti attivisti ambientali più influenti del mondo, al pari di Brad Pitt e Carlo d’Inghilterra. Il tredicenne tedesco ha annunciato qualche mese fa di avere raggiunto il milione di alberi piantati in patria, ha scritto un libro (Baum fur Baum: albero ad albero) e continua a portare in giro per il mondo la sua teoria di usare le piante per combattere i cambiamenti climatici. Una campagna promozionale di Plant for the Planet (ha come motto Stop Talking & Start Planting) ha visto il lavoro congiunto, e gratuito, di fotografi famosi che hanno immortalato testimonial come Alberto di Monaco, il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ma anche star dell’entertainment come Harrison Ford e Gisele Bundchen. L’unica e sola teoria che sta alla base della dottrina di Plant for the Planet è che sulla Terra si produce troppa anidride carbonica e che le piante sono in grado di catturarla. Molto semplice, Felix non è uno scienziato e se si esclude la questione climatica ha i pensieri e i comportamenti della maggior parte dei suoi coetanei (la madre, Caroline, minaccia di interrompere la carriera di attivista del figlio se il suo rendimento scolastico non continuerà a essere soddisfacente). Parlando degli scettici sulla questione ambientale davanti ai delegati delle Nazioni Unite il baby attivista ha detto: “Noi bambini ne parliamo spesso. Se diamo retta a coloro che dicono che esiste il problema e lo affrontiamo, magari tra vent’anni ci accorgeremo che avevano torto a lanciare l’allarme ma nel frattempo non avremmo fatto errori. Se invece ci lasciamo convincere dagli scettici e non facciamo niente, magari tra vent’anni ci renderemo conto che erano loro a sbagliarsi. E a quel punto sarebbe troppo tardi per pensare al nostro futuro”. Nel Felix-pensiero gli adulti vengono paragonati a delle scimmie “se offri a una scimmia la possibilità di scegliere tra una banana subito o sei più tardi, sceglierà sempre la banana che può avere subito. Noi bambini abbiamo capito che non ci possiamo affidare solo agli adulti per salvare il nostro futuro. Dobbiamo prenderlo nelle nostre mani”. “Per la maggior parte degli adulti – spiega Felix Finkbeiner -futuro significa venti, trenta al massimo quarant’anni. Ma noi bambini potremmo essere ancora qui nel 2100. Per i grandi è una questione accademica se il livello del mare aumenterà di tre centimetri o di sette metri alla fine di questo secolo. Ma per noi bambini è una questione di sopravvivenza”. Sul sito di Plant for the Planet si possono vedere sia gli obiettivi dell’organizzazione (131 milioni di alberi, uno per ogni nazione coinvolta) che i risultati raggiunti e, donando un solo euro, si può regalare un albero.