Produrre questa droga leggera indoor, soprattutto per quanto riguarda le coltivazioni su larga scala in mano alla criminalità, comporta un dispendio energetico enorme e un impatto ambientale significativo. La marijuana sta uccidendo il pianeta, titola la stampa straniera, alludendo al prezzo della coltivazione di questa droga leggera in termini energetici e ambientali. Secondo Evan Mills, ricercatore del californiano Lawrence Berkeley National Laboratory, la produzione delle piante “al chiuso” assorbe circa l’un per cento dell’intero consumo di elettricità negli Stati Uniti, con un costo di 5 miliardi di dollari all’anno a fronte di un valore commerciale stimato in 40 miliardi di dollari annui. Senza contare che l’alimentazione di queste coltivazioni mette in moto una macchina di emissioni di gas serra notevole: una sola pianta di cannabis indoor in California restituisce tremila volte il suo peso in termini di Co2, delle quali sono responsabili gli inquinanti emessi per il trasporto e quelli rilasciati nell’aria per la produzione di energia elettrica. E alla luce di questi dati è stato calcolato che un solo spinello genera all’incirca 2 pound (circa 900 grammi) di anidride carbonica.

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