Sarà nelle librerie all’inizio del prossimo anno. L’ha scritta Walter Isaacson, giornalista e presidente di Cnn già autore delle biografie di Albert Einstein e Benjamin Franklin. Nel libro, come sostenuto dalla casa editrice Simon & Schuster “viene raccontata la storia unica di un genio rivoluzionario”. Jobs (adottato alla nascita da Clara e Paul Jobs di Mountain View) ha avuto certamente molte cose da raccontare nei tre anni durante i quali Isaacson lo ha intervistato, ascoltando anche la sua famiglia, alcuni colleghi e persino i suoi nemici. Costretto dai dissesti economici familiari ad abbandonare l’università dopo un solo semestre per mettersi a lavorare nel 1972, il giovane Steve con l’amico Steve Wozniak, dopo una breve sosta in Atari, fonda Apple che avrà la sua prima sede nel garage della casa dei genitori, come la storia di un self made man americano prevede. Nel 1977 i due soci lanciano il primo personal computer destinato a raggiungere il grande pubblico, Apple II. Ma il primo vero grande successo arriva nel 1984 con il lancio di Apple Macintosh, grazie al quale Jobs diviene il nuovo guru dell’informatica. L’anno successivo è quello dell’abbandono di Apple da parte del suo creatore, entrato in contrasto con l’amministratore delegato da lui stesso nominato, John Sculley. Tornerà al comando soltanto nel 1996, trovando un’azienda in piena crisi. Come è andata a finire è cosa nota e negli ultimi dieci anni l’azienda della mela morsicata è diventata la società di maggior rilievo nel settore tecnologico. Nella biografia si parlerà di tutto questo e molto altro, come l’importanza che l’adozione e la dottrina buddista hanno avuto nella vita di uno degli uomini più influenti della nuova economia. Molti sperano di trovare nel volume anche indizi sullo stato fisico di Jobs, che ha lasciato di recente il ruolo di direttore operativo di Apple per motivi di salute.