Il vostro ragazzo è un patito di videogiochi? Allora è probabile che sarà meno propenso ad andare all’università. I videogiocatori più incalliti hanno infatti meno probabilità di proseguire gli studi una volta diventati più grandicelli. Lo sostiene uno studio della Oxford University che ha coinvolto ben 17.200 giovani nati nella stessa settimana di maggio del 1970, seguendoli nella vita e negli studi. La conclusione è che i maschi che hanno speso la propria adolescenza davanti ai videogame solo nel 19 per cento dei casi hanno frequentato l’università, contro il 24 per cento dei maschi che si erano dedicati ad altri passatempi nella giovinezza. Mentre tra le ragazze le videogiocatrici accanite avevano proseguito gli studi nel 14 per cento dei casi e le non giocatrici nel 20 per cento dei casi. Inutile dire che i voraci lettori, in entrambi i sessi, sono risultati essere nella crescita quelli più studiosi e propensi a puntare in alto nello studio e nella carriera. La ricerca però riguarda i teenager degli anni ottanta, ovvero gli early-adopter, perché come precisa l’autore Mark Taylor, i videogiocatori del terzo millennio sono un discorso a parte. E l’incompatibilità tra videogame e studio non necessariamente è ancora vera. Sarà che Taylor si definisce un videogamer spinto.