Cinque anni fa un camionista beduino, Hassan Saida, ha ritrovato all’interno di una grotta (la cui entrata è stata individuata dopo un’alluvione) settanta libri antichissimi che potrebbero rappresentare la scoperta più significativa in campo mistico-religioso dei tempi moderni. I libretti ritrovati da Hassan Saida contengono molti disegni stilizzati e poco testo (in svariate lingue antiche) e su uno dei volumetti è stata rilevata una scritta in ebraico che significa “Salvatore di Israele”. Inoltre sul frontespizio di un altro dei libri c’è l’immagine del volto di un uomo che indossa una corona di spine, dettaglio che farebbe pensare a un ritratto di Gesù Cristo elaborato da un suo contemporaneo. All’interno della caverna, situata vicino alla città di Saham in Giordania, sono state rinvenute anche targhe di metallo e fogli di piombo arrotolati a mo’ di pergamena. I libretti, delle dimensioni di una carta di credito, sarebbero rimasti nascosti agli occhi del mondo per duemila anni e, se la loro autenticità verrà provata, costituirebbero una fonte di informazioni di incalcolabile importanza per gli studiosi della Bibbia, permettendo loro di comprendere meglio gli sconvolgimenti sociali e religiosi che portarono allo scisma tra il Giudaismo e il Cristianesimo. Hassan Saida si è rifiutato, per il momento, di vendere i preziosi libricini, che sostiene essere di proprietà della sua famiglia da quando il suo bisnonno li ritrovò nella grotta. Ma da più parti si sussurra che li abbia comperati cinque anni fa da un suo collega che, a sua volta, li aveva acquistati in Giordania. Il governo giordano ha dichiarato che “si adopererà a ogni livello per far ritornare in patria i manufatti”. Il sito dove sono stati ritrovati i libri è in territorio giordano, ma Hassan Saida vive nel villaggio arabo di Shibli-Umm Al-Ghanam, nel territorio di Israele. Il luogo dell’interessante ritrovamento dista poco più di cento chilometri dalla citta di Qumran dove, tra il 1947 e il 1956, vennero ritrovati i cosiddetti Rotoli del Mar Morto, un insieme di circa novecento manoscritti in lingua greca, aramaica ed ebraica ritenuti di grande significato religioso e storico in quanto comprendono alcune delle uniche copie superstiti note dei documenti biblici prodotti prima del 100 a.C (compresi alcuni testi della Bibbia Ebraica). Saida ha accettato di inviare due dei settanta preziosi libercoli in Svizzera e Gran Bretagna, dove verranno attentamente studiati per valutarne l’autenticità. Una delle prove più convincenti dell’origine cristiana dei libri è rappresentata da una delle incisioni che raffigura una mappa di Gerusalemme con molte croci disposte fuori dalle mura. Secondo il direttore del Dipartimento di Archeologia giordano, Ziad al-Saad, i manufatti ritrovati a Saham sarebbero l’opera dei primi seguaci di Cristo e sarebbero stati eseguiti subito dopo la sua morte. “Le informazioni iniziali sono molto incoraggianti e sembra proprio che ci troviamo di fronte a una scoperta molto importante- ha detto al-Saad – forse la più importante nella storia dell’archeologia”.

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