L’Institute of Child Health dello University College di Londra ha pubblicato su Lancet uno studio globale sui tassi di mortalità relativi a bambini e adolescenti di 50 nazioni diverse. Per la ricerca sono stati utilizzati i dati relativi al tasso di mortalità dei giovani e giovanissimi con un’età compresa tra uno e ventiquattro anni, per un periodo di cinquant’anni (1955 – 2005). La conclusione principale è che in tutte le fasce di età prese in considerazione si è assistito a una diminuzione delle cause di morte prematura. Nei bimbi da uno a nove anni la mortalità è calata del 90 per cento, principalmente in ragione della maggiore accessibilità e disponibilità delle cure contro le malattie infettive. A destare maggiore preoccupazione è invece la tendenza che riguarda i teenager e i giovani adulti: è infatti in questa fascia di età che i tassi di mortalità sono diminuiti in maniera minore e, soprattutto, nella quale si è verificato un aumento di decessi dovuti a cause violente (sia nei maschi che nelle femmine), a suicidio (maschi) e a incidenti stradali. Questo fa sì che attualmente, secondo i dati della ricerca inglese, i ragazzi che hanno tra i 15 e i 24 anni corrano un rischio di morte tre volte maggiore rispetto ai bambini che hanno da uno a quattro anni; il tutto con la fosca, ma scientifica previsione che la tendenza andrà aumentando nei prossimi venticinque anni. “La vita moderna è tossica per i teenager e i giovani – ha detto il dottor Russell Viner dello University College di Londra, a capo della ricerca – C’è stato un aumento degli incidenti, delle morti violente e dei suicidi che non si manifesta nelle età precedenti. Evidentemente non è più attendibile il concetto secondo il quale l’adolescenza è il periodo più sano della nostra vita”. Lo studio ha preso in considerazione 50 nazioni (da ricche a molto povere) che vanno dall’America Centrale all’ex Unione Sovietica e dal Sudamerica all’Europa Orientale. I ricercatori non hanno potuto utilizzare le cifre riguardanti le morti precoci nell’Africa sub-sahariana poichè non sono disponibili i dati al riguardo. L’ampiezza geografica della ricerca fornisce anche tendenze regionali, come per esempio l’aumento consistente di suicidi nell ex-Urss dei primi anni 90, subito dopo la fine dell’era comunista, o l’attuale calo di suicidi nel ricco mondo occidentale. Gli studiosi anglosassoni sostengono che il trend in crescita dei suicidi registrati nel passato in Occidente si stia ripresentando nei paesi in via di sviluppo. “Sembra che lo sviluppo economico – continua Viner – con il conseguente aumento dell’urbanizzazione e della confusione sociale, sia decisamente dannoso in termini di mortalità per i nostri giovani”. Secondo uno dei coautori dello studio, Michael Resnick “Ciò che è chiaro è che la maggiore minaccia per la salute dei giovani deriva (quando non vivono in paesi poveri, in zone di guerra o ad alto tasso di malattie infettive ) dai comportamenti che assumono e dal contesto sociale nel quale sono inseriti”.