Le immagini sono apparse sul settimanale tedesco Der Spiegel e immediatamente hanno fatto il giro del mondo. Soldati americani di stanza in Afghanistan in posa davanti all’obiettivo di una macchina fotografica con a fianco i cadaveri di persone uccise senza motivo. Una dichiarazione rilasciata dai vertici dell’esercito americano ha espresso le proprie scuse “per lo choc causato dalle foto”, definendo le situazioni ritratte nelle immagini “ripugnanti e contrarie agli standard e ai valori dell’esercito americano”. Der Spiegel, che sarebbe in possesso di quattromila scatti, avrebbe pubblicato le tre fotografie per documentare come quella guerra “abbia perso di vista i suoi obiettivi originari”. Nelle immagini si vedono un soldato americano che fuma una sigaretta sollevando la testa di un uomo morto seminudo e insanguinato, un suo collega accovacciato a fianco dello stesso cadavere e, nella terza, si vedono i corpi di due persone ferite a morte, legate a un pilastro. Uno dei militari immortalati nella tragica posa è Jeremy Morlock, accusato di tre omicidi di civili afghani, di avere attacato un alleato e di avere ingiustamente realizzato e detenuto materiale fotografico relativo alle sue vittime. Il soldato si è dichiarato colpevole di tutte le imputazioni e ha accettato di testimoniare contro i suoi complici per ottenere i benefici di legge che gli consentiranno di limitare la sua condanna a ventiquattro anni. I suoi legali sostengono che, benchè il loro assistito sia il colpevole materiale dei crimini, la responsabilità e di chi lo ha messo “nella guerra sbagliata, al momento sbagliato”. Warlock ha dichiarato che a capo della Squadra della Morte c’era il sergente Calvin Gibbs, che giustificava gli omicidi dei propri soldati raccontando ai superiori che le vittime erano stati uccise in normali conflitti a fuoco. Alcuni dei militari coinvolti hanno raccontato agli investigatori di come, tra commilitoni, fosse una pratica comune scambiarsi le foto delle persone assassinate come figurine. Nel corso dell’inchiesta, iniziata nel settembre 2010 e che ha portato all’incriminazione di dodici soldati della Stryker Infantry Brigade , quattro militari sono stati accusati della detenzione di parti del corpo di origine umana. Falangi della mano, un femore, un dente e persino un teschio sono stati i macabri trofei ritrovati. Gli episodi sono avvenuti nel distretto di Maiwand, a Kandahar, in pieno territorio talebano e il timore dei vertci della Difesa statunitense è che la diffusione delle fotografie soffi sul fuoco del’antiamericanismo. A contraddire questa tesi è Michael Semple, ex rappresentante speciale della Ue in Afghanistan, che sostiene: “Sono sicuro che gli afghani troveranno in quelle immagini la prova che i guerrieri americani sono molto più simili ai loro predecessori di quanto vogliano ammettere”. Nel 2001 Semple condusse una ricerca sui crimini commessi in Afghanistan prima dell’inizio della guerra e ricorda che anche i capi dei talebani e dei mujahideen collezionavano raccapriccianti trofei.

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