Sabato prossimo, 19 marzo, la luna ci apparirà, condizioni metereologiche permettendo, un po’ più grande del solito; si verificherà infatti quello che viene definito un perigeo lunare, nel corso del quale il nostro satellite si avvicinerà alla distanza minima dalla Terra, vale a dire soli 356.577 chilometri. Alcune delle precedenti super-lune sono comparse in concomitanza di catastrofici eventi naturali. Per esempio nel 2004, quando molte delle nazioni che si affacciano sull’Oceano Indiano furono devastate da uno tsunami o quando l’anno successivo un uragano, Katrina, colpì la costa del Golfo degli Stati Uniti e distrusse gran parte della città di New Orleans. Trent’anni prima, nel 1974, all’apparire della super-luna, un altro possente uragano, Tracy, rase quasi al suolo la città di Darwin, in Australia. Ma, aldilà dei precedenti e delle interpretazioni apocalittiche che si stanno diffondendo sul web, la comunità scientifica non prende molto sul serio la minaccia rappresentata dal fenomeno del perigeo lunare. La miglior risposta a chi in questi giorni sostiene che proprio l’avvicinamento della Luna al nostro pianeta abbia causato anche la devastante accoppiata terremoto/tsunami che ha colpito il Giappone (è il caso dell’astrologo americano Richard Nolle, inventore del termine Superluna, che nei giorni precedenti al sisma giapponese aveva predetto temibili eventi naturali nei giorni attorno al 19 marzo), viene dall’astronomo Peter Wheeler del International Centre for Radio Astronomy: “sulla Terra assisteremo, al massimo, a deboli variazioni dei flussi di marea. Non ci saranno né terremoti né eruzioni vulcaniche che non sarebbero capitati ugualmente”. Un altro esperto australiano, David Reneke, sostiene che l’allarmismo apocalittico legato al perigeo lunare sia da ascrivere più alle paure umane che ai dati scientifici “Volendo si pùò associare qualunque catastrofe a normali avvenimenti del cosmo. Qualcuno in passato ha cercato di mettere in relazione l’allineamento dei pianeti con la distruzione del Sole e quindi la fine della vita sulla Terra. Ma questo non è accaduto”. Anche la famosa profezia dei Maya (che prevede l’apocalisse per il 21 dicembre del prossimo anno) fa riferimento all’allineamento dei pianeti. Una delle poche voci fuori dal coro degli scettici è quella di un ricercatore dell’università australiana di Adelaide, Victor Gostin, che, pur ammettendo che gli studi per prevedere gli eventi naturali (come eruzioni e terremoti) basandosi sulla disposizione dei pianeti non hanno portato praticamente a nulla, sostiene che vi sia un link tra i terremoti dell’area equatoriale e alcune delle fasi lunari poiché “le maree terrestri (analoghe a quelle marine) potrebbero essere l’elemento scatenante dei terremoti”.