“E’ sorprendente quanto spesso le teorie più diffuse, sia dagli scienziati che dai media, siano sbagliate”. A esprimere il secco giudizio è il professor Howard S. Friedman, psicologo della University of California Riverside a capo dello studio intitolato “The Longevity Project: Surprising Discoveries for Health and Long Life from the Landmark Eight-Decade Study”, nel quale, tra le altre inaspettate conclusioni , viene smentita l’idea secondo la quale le persone più coinvolte e stressate dal loro lavoro corrono il rischio di accorciare la propria esistenza. I ricercatori californiani hanno esaminato e aggiornato i dati raccolti da Lewis M.Terman, psicologo della Stanford University e creatore del test per la misurazione del quoziente intellettivo Stanford-Binet, che nel 1921 esaminò 1500 bambini di circa dieci anni. “Probabilmente la nostra scoperta più interessante è stata che esaminando la personalità e le relazioni sociali di un individuo a partire dalla sua infanzia – sostiene ancora Friedman – si può prevedere la durata della sua vita”. Il Longevity Project (che al suo avvio, datato 1991, doveva durare solo sei mesi) ha seguito i bambini attraverso tutta la loro vita, raccogliendo informazioni sulla storia familiare e i rapporti sociali, sulle valutazioni espresse su di loro da genitori e insegnanti, sugli hobby, sul possesso di animali domestici, sul successo lavorativo, sul grado di istruzione e su tutte quelle variabili che di fatto costituiscono una vita intera. Grazie alla collaborazione di più di cento tra laureati e laureandi dell’ateneo californiano, e ai fondi messi a disposizione dal National Institute of Ageing, nel corso della ventennale ricerca sono stati esaminati e analizzati i certificati di morte, le interviste e decine di migliaia di informazioni che riguardavano i volontari coinvolti nello studio avviato da Lewis Terman nel 1921. .
“Non lavorare troppo e non stressarti” è certamente un consiglio che molti si sono sentiti rivolgere ma è, secondo i dati della ricerca della University of California, inesorabilmente poco attendibile: infatti, tra le persone seguite dall’infanzia alla morte, sono risultate più longeve quelle che si sono maggiormente impegnate nel corso della propria vita lavorativa rispetto a chi ha avuto un comportamento meno produttivo e più distaccato. Il Longevity Project rappresenta anche il raggiungimento di una maggiore comprensione della relazione esistente tra felicità e salute: una delle conclusioni, che ha stupito persino i ricercatori, è stata che coloro che da bambini erano dotati di un carattere allegro e di uno spiccato senso dell’umorismo hanno vissuto meno di chi era meno socievole e più prudente. Questo si spiega, secondo gli studiosi statunitensi, attraverso le abitudini poco salutari verso le quali sembrano orientarsi i bambini più spregiudicati nel corso della loro vita. “Prudenza e perseveranza conducono a benefici a lungo termine. – sottolinea Leslie R. Martin, psicologa della La Sierra University di Riverside e collaboratrice di Friedman – La ricerca ha rivelato che la felicità non determina un buono stato di salute, ma piuttosto che felicità e salute hanno origini comuni”. Il matrimonio fa bene soprattutto agli uomini, lasciando intatte le aspettative di vita delle donne: tra i maschi, infatti, chi ha una lunga storia matrimoniale vive generalmente settant’anni e oltre, mentre meno di un terzo degli uomini divorziati arriva alla stessa età. Chi ha evitato il matrimonio invece vive più dei divorziati e dei risposati, ma un po’meno degli uomini che fanno parte di una coppia di lunga durata. Le separazioni sono meno dannose per le signore che, se non si risposano, hanno le stesse pecentuali di durata dell’esistenza delle donne con un lungo e saldo matrimonio. Anche iniziare la scuola troppo presto, cioé debuttare alle elementari prima dei sei anni, viene ritenuto un fattore di rischio di mortalità prematura. “Preoccuparsi del contenuto di Omega-3 o di Omega-6 del cibo che mangiamo è una falsa pista che ci porta fuori dalla strada principale della salute – conclude Howard S. Friedman – Soltanto quando riconosciamo in noi i modelli salutari o malsani possiamo iniziare a ottimizzare quelli più benefici. Cercare di portare avanti dei cambiamenti attraverso la politica dei piccoli passi è un’ottima strategia”.