I ricercatori del Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior della UCLA hanno condotto uno studio per verificare l’impatto che il fumo ha sul cervello degli adolescenti e sono giunti alla conclusione che più un giovane fuma e meno è attiva la sua corteccia prefrontale (la parte del cervello che svolge funzioni deputate alla decisione, alla pianificazione e all’adattamento a nuove situazioni). Gli studiosi americani hanno sotttoposto cinquanta volontari tra i 15 e i 21 anni al cosidetto Stop-Signal Task, un test nel corso del quale chi vi prende parte deve premere un bottone non appena compare una freccia luminosa, ma deve astenersi dal farlo se questa è accompagnata da un suono. In pratica si tratta di una prova della capacità di inibire un’azione. I ragazzi, 25 fumatori e 25 non fumatori, hanno effettuato il test mentre veniva praticata loro una risonanza magnetica funzionale. Inoltre è stato preventivamente calcolato l’Heaviness Smoking Index (HSI) per misurare il livello di dipendenza dalla nicotina dei giovani volontari (si basa sul numero di sigarette fumate in un giorno e sul tempo trascorso tra il risveglio e la prima sigaretta). I risultati della ricerca, pubblicati sull’edizione online di Neuropsychopharmacology, hanno dimostrato che più è alto l’HSI, cioè più è accanito il fumatore, meno è attiva la corteccia prefrontale ma, nonostante questo, gli esiti del test sono stati pressoché identici tra i due gruppi. “Questo ci fa pensare – ha detto a dottoressa Edyth London, psichiatra della UCLA e capo-ricerca – che la risposta motoria dei fumatori venga sostenuta grazie a una sorta di compensazione messa in atto da altre aree cerebrali. La corteccia prefrontale continua a svilupparsi durante l’adolescenza; fumare può influenzare lo sviluppo cerebrale con particolare riguardo per la corteccia prefrontale. Questo rende più probabile che un adolescente inizi a fumare e ne diventi dipendente anziché prendere la decisione di smettere e avviarsi a una vita più sana”. Il fatto invece che fumatori e non fumatori abbiano avuto risultati equivalenti nel corso del test suggerisce che un intervento precoce nel corso dell’adolescenza possa evitare che un giovane che fuma qualche sigaretta si trasformi in un tabagista vero e proprio.