Alle 11.09 (ora italiana) di venerdì scorso l’agenzia spaziale americana (Nasa) ha lanciato il satellite Glory che avrebbe dovuto, una volta in orbita, raccogliere dati su vari fattori che influenzano il clima del nostro pianeta. Ma tre minuti dopo il decollo i dati telemetrici in mano ai controllori del volo indicavano la presenza di un problema. Un satellite viene lanciato grazie all’uso di un razzo che lo trasporta fino a lanciarlo alla massima velocità verso il limite dell’atmosfera terrestre. Una parte del razzo (quella che copriva Glory sulla rampa di lancio) avrebbe dovuto staccarsi, ma questo, per ragioni non ancora accertate, non è avvenuto, causando un aumento del peso del “convoglio” e una diminuzione della sua velocità. “Tutti i dati in nostro possesso ci dicono – ha dichiarato il direttore del lancio Omar Baez – che il satellite e il missile sono da qualche parte nell’Oceano Pacifico meridionale”. Il razzo utilizzato per il decollo, il Taurus XL, è stato usato nove volte dalla Nasa nelle proprie missioni: a partire dal 1994 per sei volte ha volato con successo ma in tre occasioni, compresa quella odierna, ha fallito. In realtà si è trattato del secondo tentativo da parte dell’ente spaziale americano di mandare in orbita un satellite sospinto da un razzo Taurus; la prima volta, nel 2009, gli statunitensi provarono a far partire OCO (Orbiting Carbon Observatory) ma anche in quell’occasione il razzo non si rivelò all’altezza del compito. Il lancio di venerdì scorso rappresentava il rientro operativo del Taurus dall’epoca del fallimento del 2009. Glory, costruito da Orbital Sciences Corporation, trasportava due strumenti: uno per misurare l’energia totale proveniente dal Sole e l’altro per osservare il comportamento delle particelle atmosferiche e la loro capacità di assorbire o restituire energia.