Un’azienda di biotecnologie del Massachusetts, la Joule Unlimited, ha creato un organismo geneticamente modificato in grado di produrre gasolio ed etanolo sfruttando unicamente acqua, luce del sole e anidride carbonica. L’organismo utilizzato dagli scienziati americani è il cianobatterio, improriamente chiamato anche alga azzurra, un macrobatterio che grazie ad un processo di fotosintesi modificato geneticamente produce etanolo e idrocarburi. I batteri vengono rinchiusi in una sorta di pannello solare in luoghi dove vi sia un’alta concentrazione di anidride carbonica, per esempio melle vicinanze di centrali elettriche e impianti industriali. Pertanto l’invenzione della Joule Unlimited, oltre a fornire bio-carburanti, avrebbe anche un’importante funzione nel ridurre le emissioni di Co2 dei sistemi produttivi tradizionali. Fino ad oggi è stato possibile utilizzare la luce solare per creare bio-carburanti prodotti grazie all’uso di cereali e alghe. Ma questo tipo di procedimento propone il problema delle biomasse. Il termine biomassa indica tutti quei materiali di origine organica (vegetale o animale) che non hanno subito alcun processo di fossilizzazione e che vengono utilizzati per la produzione di energia. Le coltivazioni di alghe e cereali sfruttate per produrre carburanti vengono ritenute cause di deforestazione e di riduzione delle riserve alimentari delle popolazioni locali. Ma, secondo il direttore scientifico di Joule Unlimited, Dan Robertson, l’organismo messo a punto nei laboratori americani sorpassa il problema delle biomasse poichè è stato costruito per secernere un “prodotto finale” in tutto e per tutto identico all’etanolo o al gasolio, senza bisogno di ulteriori lavorazioni. Inoltre i cianobatteri non vengono distrutti nel corso del processo di produzione di bio-carburante e possono quindi venire utilizzati nuovamente. “Facciamo affermazioni importanti nelle quali crediamo e che abbiamo già dimostrato ai nostri investitori – ha detto Bill Sims, direttore esecutivo di Joule Unltd. – Se avessimo anche soltanto ragione a metà, questo sarebbe sufficiente a rivoluzionare il più grande settore industriale del mondo, quello legato al petrolio e al gas. Ma se le nostre teorie sono esatte al cento per cento, questa tecnologia cambierà il mondo”. Il cianobatterio, nella sua forma non modificata, si trova ovunque in natura e la Joule sostiene di essere in grado di produrre ogni anno quindicimila galloni di gasolio per acro di terreno, a un costo di trenta dollari al barile. L’azienda americana ha annunciato l’apertura nel corso di quest’anno di un primo impianto di dieci acri che servirà a testare l’efficacia del sistema a base di cianobatterio modificato. Ma non tutti salutano l’invenzione della Joule Unlimited come la scoperta della pietra filosofale dei carburanti. Philipp Pienkos, per esempio, ricercatore dell’ente governativo statunitense National Renewable Energy Laboratory sostiene che l’eliminazione delle biomasse ponga il problema dell’estrazione del bio-carburante dall’acqua: saranno infatti necessarie, secondo lo studioso americano, grandi quantità di acqua per ottenere una modesta produzione di gasolio, per di più difficile da separare dal liquido nel quale è immerso. “Penso che abbiano sostituito una serie di problemi con un’altra.” ha detto Pienkos. Sul versante della Joule, l’ottimismo sembra regnare sovrano e c’è chi come il direttore scientifico Dan Robertson ha promesso che sconfiggerà tutti gli scetticismi che circondano il suo progetto quando sfreccerà al volante di una Ferrari. Ovviamente alimentata da carburante Joule.