E’ un classico: fratello e sorella o madre e figlio (questi i possibili legami tra i due protagonisti, rimasti volutamente anonimi, nel caso in questione ) scovano un bel vaso cinese di porcellana nella casa di un parente defunto (ma potrebbe essere un dipinto o un francobollo) e se lo portano a casa. Per un po’ lo espongono su una libreria, nemmeno troppo stabile, ma a un certo punto decidono di venderlo e si rivolgono alla casa d’aste inglese Bainbridge (i due, la cui identità non è stata rivelata, sono del Middlesex). Nel corso dell’asta, tenutasi nel novembre scorso, dopo una battaglia a colpi di milioni di sterline la licitazione si è conclusa con la vittoria di un industriale cinese definito “estremamente” ricco. L’uomo dovrebbe pagare alla casa d’aste 51.6 milioni di sterline (poco meno di 65 milioni e mezzo di euro); il condizionale è d’obbligo poichè per il momento i due proprietari del vaso non hanno visto il becco di un quattrino. A loro spetterebbero 43 milioni di sterline (36.7 milioni di euro) e alla Bainbridge andrebbe tutto il resto. Il vaso, risalente alla dinastia Qianlong, risale al Diciottesimo secolo e attualmente è conservato in un caveau. Grazie alla somma di denaro che forse non incasseranno mai, i due anonimi proprietari sarebbero entrati dritti sparati nella top 2000 delle persone più ricche d’Inghilterra, con un patrimonio analogo a quello della modella Kate Moss. I ritardi tra l’acquisto e il pagamento, soprattutto trovandosi ad avere a che fare con cifre da capogiro, vengono considerati accettabili nel mondo delle aste, ma nel caso dell’industriale cinese si inizia da più parti a parlare di vera e propria morosità. Un banditore di Bainbridge, che ha voluto restare anonimo, sostiene: “Sull’onda dell’emozione è facile farsi prendere la mano, la tua pressione sale e devi assolutamente possedere quella cosa. Il giorno dopo, ti svegli, fai una doccia e pensi: cosa ho fatto? Anche i ricchi possono avere fifa”. Altri sotengono che, al contrario, il facoltoso cinese abbia bisogno soltanto di un po’ di tempo per raccogliere la ricca cifra in contanti. Secondo un portavoce di Bainbridge, a tutt’oggi, non è stato effettuato alcun pagamento. Se la vendita non dovesse andare in porto, la casa d’aste si troverebbe a pagare un conto salato per l’assicurazione e la custodia del vaso, mentre ai due venditori rimarrebbe soltanto la possibilità, oltre a quella di rimettere in vendita il prezioso vaso, di perseguire legalmente l’industriale cinese. Ma, considerato che l’uomo vive in Cina, i due dovrebbero sostenere ingenti spese legali per andare incontro, a detta di molti, a una sicura sconfitta.