Dopo il devastante terremoto che ha distrutto gran parte di Haiti, il 76 per cento della popolazione vive con meno di due euro al giorno. A pagarne le spese sono come al solito i più deboli, in questo caso i bambini. Un ignobile commercio prevede infatti che decine di migliaia di bimbi vengano venduti dalle loro famiglie o prelevati dai campi per gli sfollati per essere poi affidati a ignari genitori adottivi europei o avviati alla prostituzione. Melissa Nau, haitiana trentottenne e madre di cinque figli, disabile psico-fisica, ha venduto quattro dei suoi bambini, ognuno per 50 gourdes haitiani (64 centesimi di euro). Impossibilitata a lavorare, la donna viveva nel campo di Tabarissa vicino alla capitale Port au Prince e ha dichiarato di avere venduto i suoi piccoli, di un’età compresa tra i quattro e gli otto anni, a un uomo del quale conosceva solo il nome di battesimo: Jacques. Dopo che il triste caso della donna e dei suoi figli è venuto alla luce, Melissa e Roland (dieci mesi, unico figlio rimastole) sono stati trasferiti in un’abitazione protetta. A tentare di frenare questo odioso crimine è la Brigade de Protection des Mineurs (BPM) che agisce in collaborazione con la polizia haitiana. Secondo la BPM ai bimbi rapiti o acquistati vengono fornite false generalità in modo da consentirne l’adozione in Europa attraverso società specializzate. “Molti genitori adottivi americani ed europei – sostiene una portavoce dell’Unicef – non hanno la minima idea del fatto che i bambini siano stati rapiti o comperati nei campi haitiani”. Il trucco più adottato dai trafficanti è quello di recarsi nei vari campi fingendosi rappresentanti di organizzazioni non governative o haitiani residenti all’estero tornati in patria per dare una mano a fronteggiare le emergenze post-terremoto.