Al termine di una competizione durata tre giorni Watson, il “computer che sa tutte le risposte“, ha sbaragliato la concorrenza di due concorrenti umani, suoi antagonisti nel celebre quiz della tv americana, e si è portato a casa un milione di dollari. Ma l’importanza della vittoria del super computer di Ibm non è legata alla sola vincita economica, seppur ricca. Il vero obiettivo era, per i creatori di Watson, dimostrare che una macchina può davvero imparare a capire ciò che le viene chiesto. A questo proposito Jeopardy è stato un ottimo test poiché il format della trasmissione prevede una veloce raffica di indizi basati su significati sottili, battute ed enigmi: cosa che gli umani sono abili ad affrontare e i computer no. Nella serata del gran finale di Jeopardy, Ibm ha annunciato di essere in trattativa con Nuance Communications per “esplorare, sviluppare e commercializzare le potenzialità delle avanzate capacità analitiche di Watson nell’ambito della sanità”. La tecnologia messa a punto da Ibm ha la capacità di ricevere e analizzare in maniera molto rapida informazioni provenienti da fonti diverse e in contemporanea. In linea teorica potrebbe essere utile ai medici per effettuare diagnosi più veloci, ma anche a gestire l’enorme mole di dati che di solito affolla il mondo della finanza e quello legale. Al termine delle tre puntate del quiz, Watson ha chiuso a 77.147 dollari davanti a Ken Jennings (24 mila) e Brad Rutter (21.600). Secondo alcuni non deve stupire la vittoria del computer sugli umani, ma non deve nemmeno dare l’idea di trovarsi di fronte a un’intelligenza superiore. “Le domande di Jeopardy non erano poi così difficili – sostiene Paul Miller del blog tecnologico Engadget.com – tutti e tre i concorrenti nella maggior parte dei casi conoscevano la risposta, Watson è stato solo più veloce a premere il pulsante per garantirsi il diritto di rispondere”.